L’AQUILA – Ottanta. Mario Magnotta, oggi, avrebbe compiuto ottant’anni. Il 14 ottobre del 1942 quello che sarebbe diventato il bidello più famoso d’Italia da primo, vero, fenomeno virale nell’epoca senza internet, nacque a Pieve di Teco, in provincia di Imperia (un nome, Imperia, che avrebbe incontrato da uomo adulto bersagliato dagli scherzi telefonici), e nel giro di poco tempo si ritrovò, da orfano, all’Aquila, un bambino che deve crescere, senza genitori, in un difficilissimo dopoguerra.
Una crescita che evidentemente lo temprò e non poco, rendendolo un uomo capace di reggere altri colpi bassi nella vita fino ad arrivare, a modo suo, a un riscatto “grazie” alla sua proverbiale ingenuità che due geni assoluti, Maurizio Videtta e Antonello De Dominicis, ex studenti di ragioneria nella scuola in cui Mario lavorava come bidello (che da anni e anni, nel loro splendido ristorante aquilano “Le antiche mura”, vengono raggiunti ogni settimana da adepti di tutta Italia, in una specie di pellegrinaggio magnottiano che tocca anche la lapide nel cimitero cittadino) , lavorarono così tanto ai fianchi da trasformarla in rabbia poeticamente ancestrale attraverso scherzi telefonici, tra cui il leggendario scherzo “della lavatrice”, diventati virali in musicassetta e cd prima che internet si impadronisse dell’universo mondo e considerati in lungo e in largo i più grandi capolavori del “genere”.
Apprezzato e amato anche da personaggi insospettabili come artisti del calibro di Antonello Venditti, Frankie hi-nrg mc, Simone Cristicchi, Dario Vergassola e da fumettisti – vedi Antonio Recupero e Fabrizio “Pluc” De Nicola – che lo hanno portato sulle pagine dello spettacolare fumetto Magnotta wars, Mario Magnotta, che se ne andò da questo pianeta il 4 gennaio del 2009, tre mesi prima del terremoto che si portò via la sua L’Aquila, continua ad essere fonte di risate pure per centinaia di migliaia di persone.
Che presto o tardi, se tutto andrà come sperato, riceveranno una notizia a dir poco incredibile. E a quel punto, almeno una panchina dovrà essergli dedicata (visto che Dio solo sa quando verrà ricostruito il palazzo in cui abitava al Torrione), nella città che prima del terremoto del 2009 e di tutto ciò che quella disgrazia ha prodotto, era conosciuta non per la sua storia profonda, ma per quell’energico omino baffuto che fu in grado di urlare al telefono, anzi, al “cornetto”, per sacrosanta reazione ai burocrati ed ai malfattori del consumismo più sfrenato che già accerchiava e soffocava l’Italia in vista dell’apertura delle frontiere in Europa, una frase che sarebbe stata perfetta persino in bocca a un grande rivoluzionario sudamericano: “mi iscrivo ai terroristi”. (r.s.)






