L’AQUILA – “La ricostruzione dell’Aquila è ferma e la stanno fermando gli aquilani: se il diciassettesimo elenco dovesse uscire domani staremmo a massimo 15 milioni di euro di lavori finanziati, altro che 100 milioni ogni due mesi come pensavo! Siamo lontanissimi dal traguardo degli 800 milioni all’anno che pure abbiamo richiesto”.

L’allarme ormai periodico si ripete a ogni “vigilia” dell’elenco, ma stavolta l’ancor più aggravata “siccità” di progetti presentati perfettamente negli uffici comunali fa infuriare l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, “ho un’incazzatura che neanche vi immaginate, che cosa deve fare più di questo la politica?”, sbotta ad AbruzzoWeb.

E ora spunta l’idea di una delibera di Giunta, da applicare con disposizioni dirigenziali, che renda impossibile presentare progetti che vengono ritenuti incompleti dallo sportello che ne fa l’esame preliminare. Dovrebbe essere una cosa logica, non dovrebbe servire un divieto di presentare faldoni imperfetti, “oggi invece i tecnici spesso li depositano comunque, allungando i tempi”.

“Non ci sono progetti a sufficienza, è sempre solita storia, non si riesce a chiudere la fase propedeutica – spiega – Ho chiesto ai mici uffici una ricognizione più precisa del perché ci siano tutte queste difficoltà che denuncio da sempre, da inizio anno ma anche da prima. Ora basta, bisogna arrivare a una qualche decisione”.

Anche perché, con una domanda molto minore della disponibilità e con le nuove esigenze sorte dopo il terremoto del Centro Italia, il rischio di perdere fondi non è peregrino se lo Stato si “accorgerà” che ce ne sono perfino troppi.

“Il pericolo non c’è perché i soldi ce li abbiamo già assegnati in finanziaria, rischiamo, però, che il Cipe ce ne assegni sempre di meno – specifica l’assessore – Noi non ci facciamo mettere fuori gioco, ma rispetto una programmazione di 800 milioni l’anno siamo lontanissimi perché non camminano i progetti e questo non lo accetto”.

“Abbiamo fatto l’iradiddio per i soldi, tirato giù le bandiere dagli uffici pubblici, ci siamo fatti dare la cassa, i soldi contanti, più di quello che potevamo fare? I progetti devono essere ben fatti e presentati in fretta, altrimenti qualcuno si dovrà assumere più responsabilità di fronte alla storia”.

Le “liste di proscrizione” che rendevano pubblici i nomi dei ritardatari, inaugurate in occasione del 16° elenco, solo con per miracolo arrivato a sfiorare gli 80 milioni, per Di Stefano hanno funzionato: “Almeno la metà dei progetti si è smosso subito, allora è vero che ci vogliono le cattive”.

“Ho parlato con i costruttori dell’Ance e l’ho detto chiaro e tondo, c’è un attacco al modello L’Aquila, bisogna reagire e far vedere che stiamo facendo cose di ottima qualità, altrimenti saranno fuori dalla ricostruzione del Centro Italia – conclude – Lo stesso vale per i progetti, dobbiamo spendere questi soldi prima che ci dicano che non li spendiamo: altrimenti, cari tecnici, prima o poi questo lavoro finirà e sarete tagliati fuori”.