L’AQUILA – Due apparentamenti, tra i quattro Comuni che vanno al ballottaggio in Abruzzo, di cui uno fragoroso.
A Sulmona l’inaspettato accordo tra Elisabetta Bianchi, candidato sindaco di Forza Italia, e Bruno Di Masci sostenuto dal Pd, seppur senza la presenza del simbolo, ha vivacizzato la domenica che precede il secondo turno, con lo spettro di ripercussioni sugli equilibri politici regionali ed una nuova miccia accesa nel partito di Silvio Berlusconi, nel completo silenzio a tutti i livelli dei dem.
Nessun apparentamento a Roseto degli Abruzzi (Teramo), dove vanno al ballottaggio l’uscente di centrodestra Enio Pavone e Sabatino Di Girolamo del centrosinistra, e a Vasto (Chieti) dove si sfidano Massimo Desiati del centrodestra e Francesco Menna del centrosinistra. Quest’ultimo ha offerto la presidenza del Consiglio comunale a Ludovica Cieri del Movimento Cinque Stelle, per provare a conquistare il ricco bottino dei grillini che al primo turno hanno ottenuto più del 20 per cento.
A Lanciano (Chieti), come era abbondantemente prevedibile, c’è stata la ricucitura del centrodestra con l’apparentamento tra Tonia Paolucci ed Errico D’Amico. Quest’ultimo sfiderà il sindaco uscente del Pd Mario Pupillo e in caso di vittoria porterà in Consiglio comunale un esponente di CasaPound.
A Sulmona, domenica scorsa è finita con un netto vantaggio a favore della coalizione guidata da Annamaria Casini, ispirata dall’assessore regionale Andrea Gerosolimo, che ha ottenuto il 44,75 per cento dei voti. Ampio lo scarto con l’ex sindaco, che si è fermato al 26,16.
L’intesa tra Di Masci e la Bianchi consentirà l’ingresso in Consiglio comunale della candidata forzista, che per una manciata di voti sarebbe altrimenti rimasta fuori dall’assise. In caso di vittoria di Di Masci, Forza Italia porterebbe in Consiglio anche un secondo consigliere.
Feroce il botta e risposta tra i protagonisti della scena. Prima la presa di posizione dei consiglieri regionali azzurri Paolo Gatti, Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri che hanno stigmattizato l’alleanza, con un coordinatore regionale Nazario Pagano defilato che si è limitato a delegare il livello locale.
Poi la stizzita replica della senatrice Paola Pelino, che in campagna elettorale ha più volte escluso alcuna ipotesi di apparentamento, che ha fatto “notare ai tre piccati consiglieri regionali che nel variegato raggruppamento dell’assessore della giunta D’Alfonso (quello della Casini, ndr) ci sono il Pd con la finta lista civica dell’ex sindaco Peppino Ranalli e perfino i socialisti: altro che soggetto politico moderato e lontano dalla sinistra. Ma questo dettaglio hanno evidentemente fatto finta di ignorare, impegnati a costruire un comunicato che svela, in verità, disegni e ambizioni personali per progetti già in cantiere da almeno due anni. Forza Italia a Sulmona è in ottime mani; Gatti, e i neo moderati Febbo e Sospiri pensino ai loro territori”.
La Pelino ha anche accusato Gatti di aver “lavorato da mesi alla costruzione della lista di Fratelli d’Italia, nella coalizione del suo pupillo Gerosolimo, contro il partito del quale fa parte”.
“L’ipotesi di Annamaria Casini sindaco non ci tranquillizza affatto – ha aggiunto la Bianchi in una nota – perché quest’ultima non ha una visione chiara di ciò che deve diventare la città o comunque non la esprime. Siamo fieri, quindi di aver sventato il patto regionale tra Paolo Gatti e Andrea Gerosolimo che finalmente è venuto alla luce con tutte le sue nefandezze contro Sulmona”.
Non si è fatta attendere neanche la presa di posizione della Casini, che ha parlato di “incesto politico” puntando l’indice contro la volontà della Bianchi di “prendere a tutti i costi uno strapuntino in Consiglio comunale”, e osservato il “rumoroso silenzio della senatrice Stefania Pezzopane“, che tanto si è spesa per Di Masci.






