ROMA – Contro i “diffusi, preoccupanti fenomeni di degrado morale che vedono coinvolti anche magistrati e avvocati”, “non basta la pur necessaria condanna” e “il rigoroso esercizio delle azioni”.

“Occorre che si assuma il coraggio della denuncia laddove si manifestano evidenti comportamenti opachi e sospette reti di relazioni capaci di compromettere trasparenti rapporti professionali e di collaborazione”.

Così il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense.

Legnini ha fatto esplicito riferimento ai “gravissimi comportamenti illeciti” di magistrati e avvocati, portati alla luce dalla “cronaca di questi giorni”.

Per contrastare questi fenomeni di degrado, che rischiano di compromettere “la fiducia nelle istituzioni democratiche”, avvocatura e magistratura devono fare fronte comune.

“Occorre che la virtuosa collaborazione tra Magistratura ed Avvocatura si faccia volano dei valori della legalità, della giustizia e della democrazia, come sta già avvenendo ad esempio con le iniziative di diffusione della cultura della legalità nelle scuole in cui siamo impegnati, fianco a fianco”.

Con gli avvocati è strategico cooperare anche perchè “sono parte essenziale per il miglior funzionamento del sistema giudiziario” e lo avverte anche la società, ha aggiunto il vice presidente citando un dato del Censis secondo cui il 43% dei cittadini attribuisce ai legali un ruolo attivo nel risolvere il problema della durata eccessiva dei processi. Lavorare insieme dunque perchè la posta in gioco è alta: “se prevarrà la delusione a fronte delle crescente domanda di giustizia, il rischio di una delegittimazione delle istituzioni giudiziarie si fa ancora più elevato”.

Un’alleanza che Legnini ritiene strategica anche come “antidoto contro l’avvertito recedere delle garanzie sociali, procedimentali e di rito che si lamenta in alcune parti del continente europeo”.

Su quanto siano importanti la sinergia e l’azione congiunta con l’avvocatura, “autentica stella polare”, il vicepresidente ha insistito in più passaggi del suo intervento, evidenziando la collaborazione tra Consiglio nazionale forense e Csm e il dialogo di entrambe le parti con il ministro della Giustizia.

Un confronto che deve andare avanti e che ha già avuto, ha sottolineato, effetti positivi sull’efficacia delle riforme.