L’AQUILA – “È una situazione da tenere sotto controllo e da vigilare, questo è quello che se potessi, ma è perfettamente inutile, raccomanderei a chi verrà dopo di me, continuare a tenere questo buon livello di vigilanza!”.

Con queste parole, in un’intervista rilasciata a Giorgio Alessandri per TvSei, il procuratore della Repubblica Fausto Cardella sul rischio di infiltrazioni malavitose nella ricostruzione post terremoto, si congeda dal tribunale dell’Aquila.

Cardella prenderà possesso domani del suo nuovo incarico di procuratore generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Perugia. Lo hanno comunicato gli stessi uffici giudiziari. Il magistrato, 65 anni, originario di Caltanissetta, era arrivato in Abruzzo l’11 dicembre 2012.

“È stato un periodo in cui molti dei lavori che erano stati impostati dal mio predecessore sono stati portati a compimento e altri sulla stessa scia ne sono stati realizzati – ha aggiunto – Quindi lascio una procura molto vitale e vivace. Se è vero che c’è il compiacimento per il lavoro fatto e per il risultato ottenuto c’è anche quel distacco che deve essere necessario da parte del magistrato nei confronti delle indagini e dei processi. Si tratta sempre di eventi che su qualcuno hanno degli effetti negativi. Ho sempre cercato di regolarmi in questo modo: massimo distacco verso il lavoro”. 

“Avrei voluto raddrizzare completamente i torti e difendere tutti quelli che avevano ragione e dare un servizio più efficiente, è un libro dei sogni ma ci accontentiamo di quello che possiamo fare”, ha concluso.

Il 27 gennaio scorso Cardella era stato indicato all’unanimità dal plenum del Csm per gli Uffici giudiziari del capoluogo umbro. Il nuovo procuratore generale indossa la toga dal 1977 e per lui si tratta di un ritorno a Perugia, dove è stato a lungo sostituto. Tra le indagini che aveva diretto quelle sul sequestro di Augusto De Megni. Nella sua lunga carriera Cardella ha fatto anche parte del pool di magistrati che a Caltanissetta ha condotto le indagini sulle stragi in cui morirono Falcone e Borsellino.