ROMA – Lui, raccontava, maestri non ne aveva avuti. “Non ho fatto l’accademia – diceva – e non ho finito giurisprudenza perché al tempo dell’università cantavo nei night club”.

Ma Gigi Proietti, scomparso questa mattina all’alba proprio mentre compiva 80 anni, Maestro lo è stato per tanti. Anzi, quello per i giovani talenti era il suo pallino da sempre. Fin da quando, alla fine degli anni ’70, ai tempi della direzione artistica del Teatro Brancaccio, aprì il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche (sostenendolo inizialmente di tasca sua, in attesa dei contributi regionali). Su quelle tavole si sono formati tanti, spesso poi ingaggiati nei suoi spettacoli: Enrico Brignano, Flavio Insinna, Massimo Wertmüller, Rodolfo Laganà, Francesca Reggiani, Nadia Rinaldi, Giorgio Tirabassi, Chiara Noschese.

Tutti talenti diversi, ma, se una cifra si vuole trovarla, accomunati da una speciale brillantezza e un uso impeccabile dei tempi di scena.

“A loro ho insegnato tutti i miei difetti – diceva Proietti, citando Gassman – Ma un erede non c’è ed è giusto così”. “Ti spiavo dietro le quinte per carpirti segreti – ricorda di quei giorni Brignano sui social -. Ero l’alunno davanti al maestro, quando c’eri tu tra il pubblico, anche dopo 30 anni di palcoscenico.. Se faccio quel che faccio è soprattutto grazie a te”.

“Prima di andare in scena, stai dietro il sipario e ascolta il pubblico, così capisci chi hai davanti. E poi, sforzati di arrivare con la voce fino all’ultimo degli spettatori. L’elenco dei suoi insegnamenti potrebbe continuare all’infinito”, dice commosso all’Ansa Gabriele Cirilli. Proietti “mi ha permesso di realizzare il mio sogno. Mio padre ancora nel ’92 non credeva in me. Una sera al Sistina dopo I sette re di Roma gli disse: ‘sor Cirilli, lasci volare ‘sto ragazzo, ce la farà’. E in quell’attimo mio padre comprese che potevo avere davanti un futuro”. ”

Diceva sempre che sul palco si gioca, ma non si scherza. Quanto è vero”, riflette Paola Tiziana Cruciani, che nel Laboratorio entrò nel 1979, appena ventunenne. Lei, come anche la Reggiani, donna, a sfidare lo stereotipo che la comicità fosse appannaggio degli uomini, al tempo ancora diffuso in teatro. Ma non nella scuola di Proietti. “Mai sentito da lui un criterio di giudizio diverso tra uomo e donna – racconta – Anzi, io mi credevo un’interprete temperamentosa, una Medea che si dispera attaccata alle tende. E invece lui insisteva: ‘ma no, tu fai ride, pure se ti attacchi alle tende, tu fai ride…’. Tornavo a casa disperata, piangevo. Invece aveva ragione lui. E’ un altro dei suoi grandi insegnamenti: imparare a considerare i nostri limiti come capacità”.

Tra gli allievi dell’eterno Mandrake, anche la figlia Carlotta, tante volte con lui in scena (una per tutte, i celebri “Cavalli di battaglia”), mentre Susanna ha scelto la strada di costumi e scenografia. Ma non solo i “suoi”, Proietti amava scommettere in prima persona sui giovani talenti ogni volta che li incontrava. E aveva talento nel riconoscerli.

“È stato il primo regista a credere in me, 17 anni fa, subito dopo il diploma all’Accademia d’arte drammatica”, ricorda sui social il divo di tanta fiction e teatro Lino Guanciale. “Non potrò mai dimenticare la leggerezza e la tenerezza con cui hai iniziato a trasmettermi il mestiere – scrive – Mi capita ancora oggi, sul palcoscenico, di capire delle cose che mi avevi detto mostrato all’epoca. Ti devo tanto, tutti ti siamo debitori in qualche modo. L’insegnamento più grande? – aggiunge poi – Che a questo nostro mestiere, il più bello del mondo, nun je devi da’ d’er tu”.

E per i giovani Proietti stava lavorando anche con il Globe Theatre, il palcoscenico elisabettiano che guidava da 17 anni a Roma.

“Fare da padrino ai nuovi talenti era una cosa che proprio gli piaceva”, racconta Giorgio Barberio Corsetti, che con il Teatro di Roma aveva coprodotto quest’estate l’esperimento de I due gentiluomini di Verona, diretto da Andrea Baracco e interpretato dagli allievi della Silvio D’Amico. “Lo spettacolo era andato così bene che con grandissimo entusiasmo Proietti stava pensando un nuovo progetto con i ragazzi per il prossimo anno”.