L’AQUILA – “Se il terremoto dell’Aquila può essere paragonato all’esplosione di un milione di tonnellate di tritolo, quello del Giappone può essere paragonato a un’esplosione di ben 630 milioni di tonnellate. Una differenza abissale”.

Lo ha detto all’agenzia giornalistica italiana (Agi), Alberto Marcellini, direttore dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

“Terremoti come quest’ultimo non potranno mai colpire il nostro paese – ha aggiunto – tra l’Italia e il Giappone, infatti, c’è una differenza strutturale enorme per via della posizione e della lunghezza delle faglie”.

“Non è mai stato registrato in Giappone un terremoto così forte – ha confermato Gian Paolo Cavinato, ricercatore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr di Roma -la scossa più forte registrata equivale a migliaia di bombe atomiche”.

“Queste differenze – ha detto Cavinato – dovrebbero farci riflette sui nostri sistemi di prevenzione. Il terremoto dell’Aquila, per la sua posizione sulla scala Richter, ha causato troppe morti e troppi danni. Questo significa che il nostro paese deve fare molto di più per mettere in sicurezza il proprio territorio”.