L’AQUILA – Finalmente ci sono arrivati anche i nostri politici. L’Aquila e Pescara non possono più stare a parlare di campanilismo e di altri beceri motivi di divisione.
Ciò che poteva essere plausibile nei tempi andati, quei risentimenti storici che gettano le radici nel passato remoto dell’Italia dei comuni o riportati ai livelli della costituzione della provincia di Pescara che tolse territori a Chieti e anche all’Aquila, potevano avere una qualche possibilità di appiglio allora, ma oggi? Oggi è soltanto un’assurdità.
Ci poteva essere una motivazione quando molti uffici della Rgione furono trasferiti nella città adriatica e si pensava di fare di Pescara il capoluogo di Regione.
Quando gli aquilani lottarono perché L’Aquila restasse il capoluogo e i cittadini espressero questa loro decisione con la frase storica: “Se la pasta la facesse solo il pescarese De Cecco, per saziarci mangeremmo i sassi”.
Ma sono passati ormai 40 anni e nessuno pensa di spostare il Capoluogo dall’Aquila: sono due le realtà abruzzesi, Pescara città di commerci e di traffici e l’Aquila città di cultura e di uffici regionali.
Si poteva accettare una rivalità calcistica, che spesso è stata possibile per la presenza delle due città nello stesso campionato, ma nulla di più.
Che il campanilismo fosse alimentato solo dalle menti meno cresciute e meno colte, lo si è ben capito quando, parlando di sport, il Pescara nel 1976 tornando con i suoi tifosi dalla trasferta vittoriosa e passando per L’Aquila trovò una marea di aquilani ad applaudirli e mi ricordo che il collega Gianni Lussoso mi intervistò per la sua televisione ed ebbi a dire: “Il pallone oggi ha unito ciò che i politici non hanno saputo unire in tutti questi anni”.
E come non ricordare il tremendo terremoto e le mie presenze, con altri aquilani, nella rubrica televisiva di Lussoso “Violino tzigano” su Sky 909, nella redazione di Pescara e ascoltare le tante testimonianze di affetto e di partecipazione dei pescaresi che nulla avevano a che spartire con il campanilismo che a qualcuno fa ancora comodo alimentare.
L’amico De Matteis tra l’altro ribadisce che “bisognerebbe chiudere quella querelle infinita tra le due parti dell’Abruzzo. L’Aquila – scrive – è lo snodo centrale della regione, Pescara il punto di approdo verso l’Est. Questo il ruolo che devono svolgere le due città, una sinergia che darebbe un segnale a tutto l’Abruzzo contro ogni campanilismo”.
Accetto totalmente questa sua espressione che, non per accampare una anticipazione nel tempo che non ha senso in questo contesto, nel lontano 1976 (ricorre ancora questa data) citai io quando dirigevo Radio l’Aquila e lo dissi a un convegno che si tenne a Lussemburgo, invitato dall’allora vice presidente Lorenzo Natali. Il Presidente Delord si complimentò con me alla presenza del ministro degli Esteri Emilio Colombo.
Tutto questo per significare che i tempi sono maturi. Lo hanno capito anche i “comici” e lo dico con rispetto e con affetto, quando, sempre nel terribile dopo terremoto, i maestri della risata rigorosamente made in Abruzzo si mobilitarono per i terremotati realizzando uno spettacolo, “Un sorriso per L’Aquila”, e la raccolta fondi per il sisma era stata organizzata dal Comune di Pescara con la partecipazione di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.
Le punte di diamante di questo appuntamento furono i due noti comici ‘Nduccio e Vincenzo Olivieri, che scelsero come “location”, la caserma Di Cocco, in via D’Annunzio.
“Non possiamo permetterci di fare brutta figura – disse ‘Nduccio – C’è sempre stata rivalità tra Pescara e L’Aquila: dimostriamo che ora non pensiamo a queste stupidaggini, come a quella della doppia sede. Ora ne esiste una sola, di sede, ed è il cuore”.
Aggiunse Olivieri: “Il mio è un lavoro che stride con il momento che stiamo attraversando. Appena ho saputo della tragedia che aveva colpito L’Aquila, mi è subito venuto in mente di chiamare Germano (‘Nduccio, ndr) e proporgli di fare insieme una serata tutta pescarese. Andremo direttamente a L’Aquila a portare l’incasso”.
Pescara ha risposto con tutte le sue forze al momento di necessità e gli aquilani hanno ben apprezzato.
Anche i due noti sportivi Franco Oddo, allenatore di calcio e il figlio Massimo, giocatore del Milan hanno organizzato una partita amichevole raccogliendo fondi per gli “Amici aquilani” e stessa cosa hanno fattoi tifosi organizzati dei Rangers.
Questo, dunque, il momento per la realizzazione di un gemellaggio ufficiale che oggi i politici sentono ma che nel cuore, i pescaresi e gli aquilani migliori, sentono da tempo.
Un gemellaggio che, a livello religioso è stato fatto da moltissimi anni: sono pochi, infatti, a sapere che San Cetteo, patrono di Pescara, era di Amiternum, cioè dell’Aquila.
E quindi, quale gemellaggio più forte e sentito di quello di avere per santo protettore di Pescara un cittadino, oltre che religioso, aquilano?






