L’AQUILA – Niente indennizzi per le aziende agricole colpite da calamità naturali. I danni subiti dalla gelata di fine aprile dalle colture delle valli Peligna e del Tirino, e dalle grandinate di fine giugno in Marsica e nel vastese potrebbero non essere riconosciuti, visto che le colture sono considerate assicurabili.
Una interpretazione che tuttavia non mette d’accordo tutti, e che porta la Confederazione italiana degli agricoltori (Cia) a chiedere comunque la quantificazione dei danni alla Regione.
L’ufficio Autorizzazioni e concessioni agricole di Sulmona-L’Aquila-Castel di Sangro della Regione Abruzzo ha chiuso definitivamente proprio ieri la mappatura dei terreni colpiti, considerando che “alcune segnalazioni sono state tempestive mentre altre piuttosto tardive”, dice ad AbruzzoWeb il responsabile Massimo Pellegrini, scettico sulla possibilità che possa esserci il riconoscimento dello stato di calamità.
“Abbiamo addiritura dovuto chiedere una proroga rispetto ai tempi dettati dalla normativa nazionale – spiega – la Regione ha proposto il riconoscimento di un’area con una percentuale media del danno molto molto bassa, solo di poco superiore al 30 per cento che è il limite minimo richiesto per ottenere lo stato di calamità”.
Secondo il monitoraggio le colture maggiormente colpite sono i vigneti, “i cereali – dice Pellegrini – nonostante l’allarmismo ad essere veramente buoni stiamo al 10 per cento, le perdite che hanno subìto sono legate soprattutto alle abbondanti piogge”.
“Non vi è la possibilità di far scattare i benefici del fondo di solidarietà, vedremo se sarà possibile accedere a benefici di altro tipo”, anche secondo Carmine Masoni, responsabile del settore economico della Cia secondo il quale essendo produzioni che sarebbero potute essere assicurate, non gli verrà riconosciuto alcun indennizzo.
“La grandinata che ha colpito il basso chietino ha compromesso la quasi totalità delle produzioni, con meno effetti sulla vite e sull’ulivo – dice – la gelata in Valle Peligna ha colpito in particolare il cerealicolo, il danno alle uve bianche è superiore al 30 per cento anche se ancora non ci sono stime economiche del danno”.
I costi delle assicurazioni, in ogni caso, sono considerati sconvenienti da molti produttori. Un’argomentazione che non convince la Cia, per Masoni infatti è così “se ci si rivolge al primo assicuratore che passa”, altrimenti le compagnie “assicurano eccome, anche a costi contenuti se ci si affida al consorzio di difesa regionale che ha delle convenzioni”.
“Sono eventi che capitano sempre più spesso – aggiunge – e bisogna iniziare a sfruttare tutte le possibilità per garantire produzioni, anche se andrebbero ristabilite le tariffe sull’importanza delle singole colture, un conto infatti è parlare di mele in Trentino e un altro conto in Abruzzo, le tariffe andrebbero ricalibrate e ripensate sulla base delle realtà produttive”.
Per questo, la Cia ha chiesto all’assessore regionale all’Agricoltura Dino Pepe di attivarsi a livello nazionale.
“Ci siamo sbagliati, la gelata non c’è stata, si è detto che non si verificava da 40 anni, che era un fatto inedito: tutto falso!”, sbotta Alfonso D’Alfonso, produttore di Capestrano portavoce del comitato spontaneo costituito dalle aziende agricole colpite, per il quale “i danni non sono affatti quelli dichiarati nella relazione degli uffici regionali”, ma per i cereali già spigati sfiorano il 50 per cento delle colture.
“Lo stato di calamità non ci sarà – dice – si avanza la richiesta ma nella consapevolezza che non verrà accolta, alla mia domanda in sede di audizione in Commissione Agricoltura se si potessero attivare altre fonti di sostegno, l’assessore ha risposto che non c’è un euro!”.
“Nel frattempo sono arrivate le cartelle esattoriali del Consorzio di bonifica, anche di migliaia di euro, sono costi da sopportare a prescindere dai raccolti”, aggiunge D’Alfonso, il cui vigneto “ha avuto un danno del 40 per cento, e non dell’80 come viene dichiarato per gli altri produttori”. Anche perché – è il ragionamento – se fosse realistico quest’ultimo dato significherebbe che quest’anno la vendemmia salta.
Problemi che si sommano ad altri: “È iniziata la trebbiatura, sono reduce da un sopralluogo di un campo, due ettari di grano solina che si era salvato è stato devastato dai cinghiali”, racconta sconfortato.
“Stiamo definendo gli ultimi dettagli per la delibera con cui chiedere lo stato di calamità – spiega intanto Pepe a questo giornale – riguardo alle grandinate si è invece ancora nella fase della raccolta dati da parte degli uffici territoriali. Solo a compimento di questo lavoro valuteremo se ci sono le condizioni per una richiesta analoga”.
“Abbiamo raccolto i campioni, tutti numerati e georeferenziati, è una statistica significativa, sfido chiunque ad analizzarli, non si può fare il processo alle intenzioni – chiosa Pellegrini – nessun viticoltore ha interesse a reimpiantare e aspettare tre anni che vada in produzione, semplicemente si cerca di privilegiare nella graduatoria chi ha avuto dei danni. Siamo in possesso di campioni e foto proprio per evitare polemiche, noi se possiamo aiutare lo facciamo volentieri, ma non possiamo dichiarare il falso, inoltre il danno si misura con le fatture”.





