L’AQUILA – La delega che la conferenza dei capigruppo può conferire al presidente dell’assise regionale per le nomine si può estendere anche alle designazioni. Con questo assunto la Direzione Affari della presidenza chiude il caso Paolo Gatti: la super nomina da un milione di euro lordi per cinque anni coperti dalla Regione dell’avvocato teramano, ex consigliere ed assessore regionale di Fi, come giudice non togato della sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti, sancita dal presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, – in odore di passaggio da Forza Italia a Fratelli d’Italia- con proprio decreto del 26 novembre scorso, è legittima.

Tuona il Movimento Cinque Stelle, che aveva invocato il parere e che ora reitera la richiesta di revoca in autotutela.

“È un fantasioso esercizio di arrampicamento sugli specchi” ha tuonato il capogruppo, Sara Marcozzi, colei che aveva sollevato il caso a livello normativo. Ora il via libera finale spetta al capo dello Stato, Sergio Mattarella, che dovrà valutare, nel merito, i requisiti di Gatti. Ma sembrano pronti i ricorsi dei candidati che contestano i requisiti dell’avvocato teramano. Per l’Abruzzo si tratterebbe del secondo componente – il massimo previsto per legge – visto che il primo è stato designato, nella passata legislatura, il 26 gennaio 2016: si tratta di Antonio Dandolo, un fedelissimo dell’ex governatore, Luciano D’Alfonso, ora senatore del Pd, che resterà in carica fino al 2021. Il caso era esploso perché la conferenza dei capigruppo, all’unanimità, aveva conferito a Sospiri la delega alle nomine di competenza del Consiglio regionale. E Sospiri, tra esse, aveva proceduto anche a quella di Gatti. Secondo i tecnici, coordinati dal nuovo direttore, Giovanni Giardino, la designazione afferisce al potere di nomina. Dunque tutto regolare. “Sono stupita del fatto che i giuristi di Regione Abruzzo – attacca Sara Marcozzi – riescano ad affermare con tanta disinvoltura che non vi è differenza tra ‘nomina’ e ‘designazione’. Anzi, addirittura si spingono a sottoscrivere che spesso i due termini vengono utilizzati come sinonimi. Peccato che non si stia conversando amabilmente al bar dello sport sulla ‘nomina’ di qualcuno, ma ci si trovi all’interno di un organo che legifera e che approva leggi, il Consiglio regionale appunto, dove le parole hanno il loro esatto peso e un preciso significato”.

“La conferma della evidente differenza tra i due istituti l’abbiamo già chiarita e ribadita – aggiunge la Marcozzi -: per le designazioni, a differenza di quanto avviene per le nomine, è necessario l’esplicito voto del Consiglio regionale e non è consentita alcuna delega. A ulteriore riprova anche l’art 85 dello Statuto, che al comma 1 dispone delle nomine e al comma 2 recita espressamente ‘Il Consiglio regionale può designare due componenti della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti’, sottolineando, una volta di più, la differenza tra gli istituti”.

Continua Marcozzi: “In questa legislatura si sta consolidando la scellerata prassi del ricorso ai pareri degli uffici per sanare i vizi di forma degli atti della maggioranza, scaricando ogni responsabilità dall’esecutivo ai dipendenti della Regione. In queste ore, infatti, altri pareri impossibili da condividere si stanno avvicendando per sanare anche le correzioni olografe al bilancio, scritte a mano e su fogli precedentemente annullati. Non avevamo mai visto tanta approssimazione e tanto spregio delle norme vigenti”.

“Ribadiamo la nostra richiesta al presidente del Consiglio Sospiri – conclude Marcozzi – di revocare in autotutela la nomina del componente della Corte dei Conti e procedere, come previsto dalla legge, dal Regolamento e dallo Statuto del Consiglio alla sua designazione mediante il voto del Consiglio regionale”.