PESCARA – Se continua così, il flop è assicurato per il progetto Garanzia giovani, finanziato dall’Unione europea con 31 milioni di euro visto che la crisi economica globale di questi tempi non lascia buoni spazi di manovra per offrire occupazione ai ragazzi.
Da una parte esulta l’assessore regionale Marinella Slocco, perché sono saliti a 6.578 giovani dai 15 ai 29 anni, che non studiano né lavorano, che si sono iscritti sul sito del ministero e che anche in Abruzzo hanno cominciato a fare colloqui presso i Centri per l’impiego.
Dall’altra parte, ad AbruzzoWeb i sindacati lanciano l’allarme perché sono ancora troppo poche le aziende interessate a offrire opportunità di tirocini e apprendistato, con lo scopo di usufruire del bonus occupazionale, fino a 6.000 euro, per assumere.
Un dato, quest’ultimo, in linea con quello nazionale: sono 189.111 i giovani che si sono registrati a oggi, 49.357 sono stati convocati dai servizi per il lavoro e 31.297 hanno ricevuto il primo colloquio di orientamento.
Ma sono solo 11.703 le occasioni di esperienze lavorative. E la maggior parte di esse, il 71,2 per cento, sono concentrate al Nord Italia, solo il 14,9 per cento al Centro e il 13,8 per cento al Sud.
Buona parte dei giovani abruzzesi ha fatto richiesta di partecipare a un tirocinio nella propria regione, anche perché iscriversi, come sarebbe possibile, in altre zone dello Stivale sarebbe a dir poco problematico, visto che con poche centinaia di euro al mese di rimborso non ci si può certo permettere di mantenersi fuori casa.
“Per un evidente limite del sistema di iscrizioni del sito del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – afferma a questo giornale Sandro Giovarruscio, segretario Cgil L’Aquila – non abbiamo ancora dati ufficiali relative alle aziende che hanno dato disponibilità a essere parte di Garanzia giovani, la cosa certa è che sono davvero poche. Il problema dunque è che la crisi è così forte che a molte, troppe aziende non interessa più nemmeno formare i suoi futuri lavoratori, a costo quasi zero”.
Altro problema è quello relativo all’effettiva possibilità di dare occupazione ai giovani che si sono iscritti e che stanno svolgendo i colloqui per definire le loro competenze professionali, in attesa che un’azienda li chiami.
“Anche qui – è sempre Giovarruscio a parlare – non ci sono dati relativi alla nostra Regione sui titoli di studio dei giovani finora iscritti. Non è una questione solo statistica, ne va dell’efficacia di tutto il progetto. Mi spiego: se un giovane ha titoli di studi quasi inesistenti, difficilmente sarà chiamato da un’azienda, visto che come detto sono già poche. E allora la priorità nell’utilizzo del budget dovrebbe essere concentrata sull’obiettivo di ridurre gli abbandoni scolastici e far completare il ciclo di studi a questi ragazzi, puntare, cioè, di più sulla voce formazione”.
In conferenza stampa l’assessore Scocco ha annunciato ulteriori azioni per far iscrivere più giovani abruzzesi possibili dei 45 mila considerati completamente inattivi, ovvero fuori da percorsi lavorativi e di istruzione e formazione. A ottobre partirà infatti la manifestazione ‘Abruzzo for match’, che inizierà il 3 e 4 all’Aquila e proseguirà in tutti i capoluoghi di Provincia: Chieti il 10 e 11, Pescara il 17 e 18, Teramo 24 e 25.
“Al momento del nostro insediamento – ha aggiunto Sclocco – c’erano meno di 4 mila iscritti, ho iniziato una campagna sul territorio e i numeri sono lievitati notevolmente, segno che non c’era stata una comunicazione adeguata e il messaggio non era passato (la solita polemica contro il predecessore all’assessorato Paolo Gatti, ndr). Abbiamo sensibilizzato anche i vescovi, perché le parrocchie sono vicine a situazioni di disagio giovanile”.
“Oggi – ha detto ancora – ci sono 6.578 iscritti complessivi, dei quali 4.691 abruzzesi e 1.887 provenienti da fuori regione; l’Abruzzo è settimo per numero di iscrizioni rispetto al totale potenziale. Anche il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, è coinvolto in prima persona nell’aumentare il numero di aziende e a sensibilizzare il maggior numero di giovani”.
“Attraverso i Centri per l’impiego – ha proseguito poi – si potranno avere informazioni sui fondi che servono a finanziare la formazione, l’accompagnamento al lavoro, l’apprendistato, il servizio civile, l’auto impiego e l’autoimprenditorialità, il tirocinio, la mobilità transnazionale per tre mesi e il bonus occupazionale, fino a 6.000 euro per le aziende che vorranno assumere”.
Ma il problema, ribadisce il sindacato, con Gianni Di Cesare, segretario regionale Cgil, è che potrebbe risultare inutile implementare la domanda, se l’offerta, ovvero il numero delle aziende iscritte, continua a languire.
“Purtroppo i dati deludenti relativi alle aziende che si iscrivono – conferma Di Cesare – sono un ulteriore sintomo della pesantissima crisi che stiamo vivendo. Il rischio è che Garanzia giovani non riesca a colmare i gravi danni commessi prima dall’ex ministro Elsa Fornero, poi dal governo di Gianni Letta, e che anche il governo di Matteo Renzi sta perpetrando. In un momento di crisi è stato infatti profondamente stupido aumentare l’età pensionabile, perché si è bloccato il turn over tra generazioni di lavoratori, e ora inevitabilmente è esploso oltre il 50 per cento il numero dei giovani che non trovano accesso al modo del lavoro”.
C’è, infine, un limite strutturale che incide sull’efficacia di Garanzia giovani: i Centri dell’impiego, luogo dove la domanda si incontra con l’offerta, non funzionano come dovrebbero.
Non a caso, un’elaborazione del Centro studi Impresalavoro sulla base dei dati di World Economic Forum, colloca l’Italia all’ultimo posto per efficienza del mercato del lavoro in Europa e 136° su 144 censiti nel mondo, a un livello appena superiore a quelli di Zimbabwe e Yemen e inferiore a Sri Lanka e Uruguay.
“In Italia – conclude – non abbiamo una banca dati condivisa dei profili professionali, quelli che solo adesso, a fatica, proprio grazie a Garanzia giovani stanno finalmente estendendo e implementando. Ma paghiamo, non solo in Abruzzo, un paradosso: Nei Centri per l’impiego lavora personale precario, con contratti che vengono prolungati di pochi mesi, e come se non bastasse si continua ridurre il personale. E ovvio che l’efficienza di questi uffici ne risente pesantemente”. Precarietà che si morde la coda.



