L’AQUILA – “Fosse dipeso dal Movimento 5 stelle, non avremmo avuto come presidenti della Repubblica due giganti come Sandro Pertini e Giuseppe Saragat”.
Leandro Bracco, consigliere del gruppo misto ma vicino ai civatiani di Possibile, torna ad attaccare con veemenza i suoi ex colleghi del Movimento 5 stelle, che gli siedono affianco sui banchi dell’opposizione.
Casus belli, la mancata elezione di Rita Bernardini, segretaria nazionale dei Radicali Italiani ed ex deputata, a Garante dei detenuti.
Bracco ha votato a favore, i grillini assieme al centrodestra invece non hanno dato i loro voti indispensabili per arrivare a quota 21, i due terzi dell’aula, come si conviene a un ruolo di garanzia.
A far indispettire Bracco è stato il giustizialismo grillino. Il consigliere Riccardo Mercante infatti pur riconoscendo i meriti e il valore delle battaglie civili condotte dall’esponente radicale, ha ricordato che “la stessa ha ricevuto una condanna con sentenza passata in giudicato quindi è per noi ineleggibile”.
La Bernardini, infatti, ha riportato condanne passate in giudicato per la disobbedienza civile a favore della legalizzazione della cannabis.
E proprio per questo era stata esclusa dal bando aperto a inizio giugno dalla direzione Affari della presidenza del Consiglio regionale. Poi riammessa a seguito di un ricorso al Tribunale amministrativo regionale, secondo cui “la competenza della decisione spettava ai capigruppo del Consiglio regionale e non agli uffici amministrativi”.
Ragioni non sufficienti, per gli intransigenti esponenti pentastellati, per ritenere degna la Bernardini di ricoprire “un ruolo anche finalizzato e ispirato alla rieducazione dei detenuti, inconciliabile con il presupposto di aver ignorato una legge vigente”.
Ragione sufficiente, invece, per Bracco per ridicolizzare i paradossi del giustizialismo moraleggiante degli ex compagni di movimento.
“Vorrei ricordare quanto accaduto nell’ottobre 1943 – parte da lontano il consigliere – Giuseppe Saragat e Sandro Pertini furono rinchiusi a Regina Coeli, condannati a morte, e se non ci fosse stato il determinante aiuto dei partigiani romani non sarebbero riusciti a evadere dal carcere”.
Se all’epoca, prosegue il ragionamento Bracco, “fossero state in vigore le regole a dir poco discutibili del Movimento 5 stelle, cioè due mandati e poi a casa, e l’impossibilità di candidarsi a incarichi elettivi per persone condannate, non avremmo avuto due galantuomini a capo dello Stato”.
Infine la paterna rampogna: “Cari colleghi del Cinque stelle, aprite i libri di storia e studiate di più!”. I grillini, forse spompati dal duro scontro con D’Alfonso da poco concluso, questa volta hanno incassato senza reagire. Filippo Tronca






