L’AQUILA – “Le sofferenze dell’Aquila sono nel mio cuore”, aveva scritto, e Papa Francesco arriverà nel capoluogo abruzzese tra meno di due settimane.
Mancano, come è normale, conferme ufficiali, ma negli ambienti religiosi, del volontariato e delle istituzioni del capoluogo sta cominciando a rafforzarsi sempre più l’indicazione di una prossima, prima e storica visita del pontefice che ha sostituito il dimissionario Benedetto XVI.
È già spuntata una data, da scegliere nel trittico 10, 11 e 12 agosto (sabato, domenica o lunedì), e questa notizia conferma l’indiscrezione già anticipata da AbruzzoWeb lo scorso 7 luglio, appresa in quel caso da fonti ecclesiali romane.
Anche l’itinerario tracciato allora trova oggi conferma e può considerarsi praticamente definitivo, ovviamente a scanso di fuoriprogramma che, nei primi mesi di ministero petrino, papa Bergoglio ha già dimostrato di poter decidere in qualsiasi momento.
Concentrata in un’unica giornata, la visita si svolgerà in due tappe.
In primis il passaggio a San Pietro della Ienca, il santuario in cima ai monti che era uno dei luoghi preferiti di meditazione e preghiera di Giovanni Paolo II, che scappava sul Gran Sasso ogni volta che poteva, almeno 100 le visite non ufficiali scoperte, alcune delle quali, in gioventù, anche solo per sciare.
Poi la seconda tappa, più delicata e dolorosa, con la visita nel centro storico del capoluogo di regione, ancora segnato dalle ferite del terremoto del 6 aprile 2009.
Impossibile sapere ora le fermate all’interno di un’area che, per ragioni di sicurezza, in quel giorno sarà completamente blindata.
Inutile perciò oggi ipotizzare una visita al Duomo di San Massimo, ancora con il tetto sfondato, piuttosto che alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove c’è la Porta Santa e che solo altri 15 giorni dopo ospiterà la Perdonanza Celestiniana, l’annuale giubileo aquilano.
Certo è che una visita con lo stile energico di Francesco è destinata a portare una ventata nuova nel cuore del “cratere”, alla ricerca di quattrini, per tirare su le case distrutte, ma anche e soprattutto di speranza, per continuare a lottare in una realtà sociale ogni giorni più grigia e difficile.
Nei mesi scorsi sulla possibile visita si sono espressi in termini neutri, ma senza smentirla, sia il nuovo arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Petrocchi, che ha detto “sarebbe una cosa bellissima, anche se non ho indicazioni in tal senso”, sia il vescovo ausiliare, monsignor Giovanni D’Ercole, “sarebbe un sogno anche per me”.
Sarà la seconda visita di un pontefice nel giro di pochi anni, dopo quella dello stesso Benedetto XVI il 28 aprile 2009, 22 giorni dopo il sisma, visitando Collemaggio.
Tra l’altro la visita aquilana è stata considerata cruciale da molti esperti vaticanisti, perché l’aver lasciato sulla teca che contiene le reliquei di Celestino V il proprio pallio è stato interpretato a posteriori come un segno premonitore della volontà di Ratzinger di rinunciare un giorno al papato. Nel 2010 il ‘bis’ a Sulmona.





