AVEZZANO – “Non solo l’Abruzzo è stata la prima regione a dotarsi di una norma, richiesta a livello nazionale, sulle aree idonee per il fotovoltaico e l’eolico, ma con l’emendamento ‘Salva Fucino’, ha affermato il principio, non impugnato dal governo, e che potrebbe dunque essere esteso a livello nazionale, della tutela delle coltivazioni di pregio e certificate anche sui terreni agricoli in prossimità di autostrade e superstrade”.
Nel pieno dell’entrata a regime del grande piano nazionale ed europeo della Transizione energetica, con l’obiettivo degli 80.001 megawatt di nuova potenza da installare in Italia entro il 2030, ad evidenziarlo ad Abruzzoweb è Massimo Verrecchia, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale, ex parlamentare e avvocato avezzanese.
Verrecchia infatti è il firmatario dell’emendamento conosciuto come “Salva Fucino”, alla legge regionale approvata il 15 marzo che ha individuato per l’intero Abruzzo aree e superfici “idonee” e “non idonee” all’installazione e promozione di impianti a fonti di energia rinnovabile, semplificando i procedimenti autorizzativi secondo la normativa vigente e in attuazione delle direttive europee.
“L’emendamento – spiega lo stesso Verrecchia – non ha fatto altro che recepire le pressanti richieste di Confagricoltura e Coldiretti, preoccupate per il consumo di suolo agricolo nel Fucino, che rappresenta il fulcro del nostro settore primario, a buon diritto definito l’orto d’Italia. Si è dunque modificata la norma regionale prevedendo per solo il territorio circonfucense che non si potranno istallare pannelli fotovoltaici sui terreni agricoli fino a 300 metri dall’autostrada A25 ed anche, importante specificazione, dalla superstrada del Liri a quattro corsie, parificata dunque ad una autostrada, e fino a 500 metri dagli stabilimenti industriali, questo per quanto riguarda le coltivazioni di pregio e certificate, nel nostro caso ad esempio le patate e carote Igp. Un’area dove del resto la Regione Abruzzo sta investendo circa 100 milioni di euro per il nuovo impianto irriguo, che certo non potrà essere utilizzato per annaffiare i pannelli fotovoltaici…”.
E’ accaduto poi che l’intera norma regionale è passata indenne al vaglio del governo che infatti non l’ha impugnata, e questo aspetto per Verrecchia diventa ora dirimente.
“Questo emendamento potrà ora fare ‘giurisprudenza’, essere preso a spunto e ispirazione dal legislatore nazionale che sta rimettendo mano, per affinarle e meglio calibrarle, alle linee guida a cui le Regioni si debbono attenere. La modifica alla norma abruzzese ha riguardato il solo Fucino, perché solo da quel territorio è arrivata la richiesta pressante delle associazioni di categoria, territorio che, non dimentichiamocelo, è comunque uno dei poli agroalimentari più importanti d’Italia, ora sottratto al rischio di un’invasione indiscriminata di pannelli fotovoltaici a terra. Presto però il principio potrà diventare norma generale, e auspico che il governo decida in tal senso”.
La Regione Abruzzo dovrà raggiungere livelli di produzione annuale da energia rinnovabile di 640 megawatt nel 2025, 860 nel 2026, 1.086 nel 2027, 1.350 2028, 1.648 nel 2029 e 2.092 megawatt 2030. pannelli e pale fotovoltaiche ha deciso la Regione Abruzzo non potranno però essere istallati nelle seguenti “aree non idonee”: nel perimetro dei beni sottoposti a tutela, le aree incluse nella Rete Natura 2000, le aree naturali protette, le aree protette regionali, le aree definite ‘bosco’ e le aree agricole che hanno usufruito di contributi pubblici fino a che non siano decorsi i termini degli impegni assunti, le aree agricole con colture permanenti quali vigneti, ad esclusione di quelli dedicati all’autoconsumo, frutteti, tartufaie e oliveti “questi ultimi con densità superiore a 100 piante per ettaro e una superficie superiore a 5mila metri quadrati”, e appunto tutta l’area del Fucino.
“Aree idonee” soni invece ad esempio i siti dove già insistono impianti della stessa fonte per interventi di rifacimento, modifica, potenziamento o integrale ricostruzione che non comportino una variazione dell’area occupata superiore al venti per cento; le aree dei siti oggetto di bonifica, le cave e le miniere ripristinate, le cave e le miniere cessate, non recuperate o abbandonate oppure in condizioni di degrado ambientale, le zone classificate agricole, con moduli collocati a terra per i soli impianti fotovoltaici, cave già oggetto di ripristino ambientale nonché discariche o lotti di discarica chiusi oppure ripristinati, con obbligo di ripristino in capo al titolare dell’impianto; i siti e gli impianti nella disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato nonché delle società concessionarie autostradali e delle società di gestione aeroportuale all’interno dei sedimi aeroportuali.
Ed ancora sono individuate idonee le aree classificate agricole, esclusivamente per gli impianti di biometano, a non più di 500 metri di distanza da zone industriali, artigianali e commerciali, compresi i siti di interesse nazionale.
Inoltre, in assenza di vincoli, ed esclusivamente per gli impianti fotovoltaici e di biometano, le aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti, le aree agricole entro 300 metri dal ciglio della strada dai raccordi autostradali e superstrade. Si conferma quanto previsto dalla normativa nazionale in tema di realizzazione di impianti fotovoltaici a terra fino a 1 MW a servizio delle Comunità energetiche o per autoconsumo. Ed infine le coperture di fabbricati rurali, di edifici a uso produttivo e residenziali; le aree adiacenti le centrali di trasformazione delle linee elettriche della rete di trasmissione nazionale.
Commenta dunque Verrecchia, “la nostra legge regionale nelle more di quelli che sono i paletti e le indicazioni della norma quadro nazionale, ha cercato e ottenuto un bilanciamento tra le esigenze dello sviluppo energetico e quelle della salvaguardia del territorio e dell’agricoltura. Grande attenzione è stata data anche alla tutela del paesaggio. Occorre però prendere consapevolezza che se vogliamo perseguire l’obiettivo degli 2.092 megawatt, le pale eoliche e i parchi fotovoltaici da qualche parte devono essere messi, importante sarà una progettazione attenta che minimizzi l’impatto paesaggistico. Quello che non è concepibile sarà il trincerarsi dietro i soliti “no” a prescindere, in modo ideologico e non costruttivo. Del resto noi dobbiamo attenerci alle linee guida nazionali e una norma regionale eccessivamente restrittiva, quella sì che sarebbe impugnata dal governo che poi deciderà d’imperio”.





