L’AQUILA – Continua tra una battuta, un tweet e qualche defezione la delicata partita a scacchi per il controllo in Abruzzo di Forza Italia e di quello che sarà.
Il posto del presidente regionale, Nazario Pagano, è in bilico, anche se l’interessato nega, improvvisamente tornato loquace dopo aver perso le parole come Ligabue: “Chi vuole prendere il mio posto si rassegni: non succederà mai”, assicura al Messaggero.
Tutto questo mentre Fi si annuncia a cambiare nuovamente pelle a quasi un anno e mezzo dalla rifondazione del novembre 2013.
“L’Italicum ormai è varato, entro il 2017 si potrebbe andare a votare, dobbiamo essere pronti – dichiara in un’intervista al Corriere della Sera il responsabile Enti locali di Forza Italia, Marcello Fiori – Berlusconi sta lavorando da tempo a questo progetto, e c’è da attendersi che il momento del cambiamento sia arrivato. Penso si possa arrivare anche al cambio del nome e del simbolo, ovviamente rimanendo ancorati alla nostra storia”.
E proprio Fiori è oggetto di uno scambio sulla vivace piazza virtuale di Twitter, là dove molti esponenti politici abruzzesi si lasciano andare e dove si consumano liti e alleanze.
“Ora la Boschi pensa al conflitto di interessi, popolari escluse!”, è il messaggino del dirigente forzista Antonio Morgante, ex responsabile della segreteria del presidente della Regione, Gianni Chiodi.
E proprio quest’ultimo, notando un’assenza tra gli esponenti di Fi taggati da Morgante oltre a se stesso, Renato Brunetta, Deborah Bergamini, Maurizio Gasparri, e Giovanni Toti, gli fa notare: “Antonio manca fiori”, in minuscolo. Brillante la risposta: “Pure le opere di bene!”.
C’è anche la faccina sorridente, che non basta, però, a dissipare i dubbi da parte di Sabrina Di Stefano, responsabile abruzzese dei club Forza Silvio, di un possibile attacco a Fiori.
La giovane attivista di Roseto degli Abruzzi (Teramo) ha bruciato le tappe e ora lavora nella sede nazionale via San Lorenzo in Lucina ed è di fatto l’abruzzese più vicina a Berlusconi. Subito scende in campo in difesa di Fiori, con il quale lavora a Roma, ma viene prontamente rassicurata da Morgante.
Ma queste sono schermaglie da social. Come si chiamerà il nuovo soggetto politico? Forza Silvio? Partito repubblicano, come si vocifera per alimentare una new age alla House of Cards, sebbene Frank Underwood sia un democratico?
Se il nome incerto, la data è sicura: 1° giugno, il giorno dopo le elezioni regionali in territori-chiave, quando scatterà la resa dei conti, soprattutto se i risultati saranno, come si teme, non eccessivamente lusinghieri.
E tra quelli che potrebbero saltare in aria c’è anche lo stesso Pagano, che in Abruzzo ha perso tutto quello che c’era da perdere, Regione, Province e Comuni, con la sola eccezione di Teramo, e ora è chiamato a confermare almeno Chieti e Celano.
Da un po’ di tempo gli attacchi del fronte chietino degli ex di Alleanza nazionale, Fabrizio Di Stefano e Mauro Febbo, si sono affievoliti per concentrarsi sulla sfida della conferma di Umberto Di Primio.
La non belligeranza dei teramani, da Gianni Chiodi e Paolo Gatti in giù, almeno alla luce del sole prosegue, viste anche le dichiarazioni pro-Pagano rilasciate ad AbruzzoWeb.
Dall’Aquila, l’appoggio del solo Guido Liris, peraltro vice presidente regionale, si è fatto sentire nell’ambito di un centrodestra che nel capoluogo ha fatto tabula rasa della propria classe dirigente e deve ricominciare daccapo.
Così a mettere in bilico Pagano c’è soprattutto la controversa nomina dei coordinatori provinciali, o meglio commissari, tre nomi nuovi di zecca tranne l’aquilana Antonella Di Nino, per confermare la quale, prima che perdesse le elezioni provinciali, pare sia stata anticipata di un giorno la comunicazione delle nomine.
Pagano è oggetto di duri attacchi all’interno del partito per aver sostituto i vecchi coordinatori provinciali, Tiziana Magnacca (Chieti), Maurizio Brucchi, (Teramo), Lucio Petrocco (Pescara), rispettivamente con Daniele D’Amario, Vincent Fanini e Carlo Masci, quest’ultimo ex assessore regionale al Bilancio e leader del movimento civico Pescara futura.
“Con Berlusconi ci siamo visti due volte in un mese, assieme agli altri coordinatori regionali che ha voluto incontrare personalmente. E ci siamo sentiti telefonicamente proprio lo scorso primo maggio, quando dalla sede nazionale è stata diramata una nota, ripresa dall’Ansa, sulla nomina dei nuovi coordinatori”, giura Pagano al Messaggero.
“Le nomine sono state concordate con Berlusconi. È stato lui a chiedere di essere aggiornato sui tesseramenti, per sapere dove si era fatto meglio e dove, invece, le adesioni non erano andate bene – prosegue – Ha chiesto di allontanare quelli di area fittiana e alla fine sono state fatte delle scelte insieme, condivise, anche in base alle disponibilità delle persone a lavorare sul territorio”.
Una sicumera, quella ritrovata da Pagano, che non può essere solo un bluff ma nasce verosimilmente da rassicurazioni ricevute da Roma sull’insussistenza del rischio di una sua sostituzione.
Magari dalla stessa Deborah Bergamini, suo referente nelle alte sfere, responsabile nazionale della comunicazione, con la quale, secondo la ‘vulgata’, Pagano ha condiviso le nomine che invece assicura aver concordato con l’ex Cav in persona. Bergamini che, pure si spiffera nei corridoi forzisti, una volta salito sul banco degli imputati, vista la mala parata avrebbe provato a scaricarlo. Ora è tornata a difenderlo.
La faccenda-Abruzzo ha interessato i vertici romani, in particolare con chiarimenti tra Bergamini e il già citato Fiori, quest’ultimo presente, insieme a Maria Rosaria Rossi, capo dello staff di Berlusconi e amministratrice straordinaria di Forza Italia, all’ufficio di presidenza invocato da Pagano come decisivo per le nomine nel quale, però, contrariamente a quanto affermato, non c’era Berlusconi.
Sia come sia, da un allarme rosso si è passato a quello arancione. Pagano almeno nell’immediato non rischia la poltrona. Questo, certo, almeno fino al prossimo 1° giugno.
Intanto, sempre rimanendo in tema di coordinatori provinciali, dopo la nomina di Masci a Pescara al posto di Lucio Petrocco, e le successive polemiche, dopo qualche giorno di riflessione, Alessio Di Pasquale ha deciso di sciogliere il Club Forza Silvio Pescara Colli e di autosospendersi per protesta dal partito.
La protesta continuerà, come si legge sul sito Pescara Post, “fino a che le posizioni non si chiariranno, fino a quando non verrà fatta luce su questa situazione per me inaccettabile”.
Uno sfogo ritenuto “assolutamente giustificabile” dal consigliere comunale ed ex vice presidente della Provincia Fabrizio Rapposelli, per il quale “la nomina di Carlo Masci a coordinatore/commissario provinciale di Forza Italia, perché di fatto non si comprende ancora quale sia il ruolo, appare in innanzitutto intempestiva in quanto arriva alla vigilia delle elezioni in diversi Comuni abruzzesi e, in questo momento, ha solamente acuito tensioni e ‘marette’ interne già presenti”. Alberto Orsini






