L’AQUILA – Un “no” secco alla riforma che abolisce la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, fino all’ipotesi, qualora il governo decidesse di andare avanti su questa linea, di presentare una mozione di sfiducia individuale per il ministro della Giustizia, il pentastellato Bonafede. Battaglia con gazebo e banchetti in Abruzzo (oggi a Pescara, domani L’Aquila e Chieti) avviata da Forza Italia, che in conferenza stampa (presenti il coordinatore Nazario Pagano e il coordinatore aquilano, Annalisa Di Stefano), con l’appoggio dell’avvocato Gian Luca Totani, presidente della Camera Penale e segretario del consiglio nazionale delle Camere penali, ha esplicitato la propria contrarietà a una riforma definita “illiberale e forcaiola”.

“Abbiamo scelto L’Aquila – ha detto Pagano – come luogo simbolo della giustizia abruzzese.

La presenza della Camera penale è stata suggerita in questa sede dal presidente nazionale, Giandomenico Caiazza, che si sta battendo da mesi contro questo atto di inciviltà giuridica, anche attraverso manifestazioni.

Tra queste la “maratona oratoria” a Roma, che è durata molti giorni con un gazebo dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione. Il nostro giudizio è che siamo al cospetto di una follia giuridica, un abominio, una riforma mostruosa. Non può essere violato il principio costituzionale della ragionevole durata del processo. I nostri padri costituenti stabilirono che un cittadino non può essere sottoposto a un processo tutta la vita. Questa norma è incostituzionale. Esattamente come la riduzione del numero di parlamentari, anch’essa incostituzionale perché dà il colpo di grazia al principio di territorialità: in Abruzzo ci sarà un taglio quasi del 50 per cento. La nostra speranza è riposta in Italia Viva di Matteo Renzi: se voterà contro la riforma non passerà. Dobbiamo lavorare, invece, per accelerare i tempi del processo”.

Pagano ha chiuso con un affondo al Movimento Cinque Stelle: “Oggi non valgono più del 10-12 per cento, nonostante questo tendono a imporre le loro posizioni”. Totani ha chiarito di aver apportato un contributo tecnico “a chi ha dimostrato sensibilità su questo tema”.

“La battaglia – ha spiegato – è cominciata dal novembre 2018 quando doveva essere approvata la “legge spazzacorrotti”.

Ci fu una prima manifestazione al teatro Manzoni di Roma, con la quasi totalità dell’accademia italiana, 150 docenti sottoscrissero il nostro appello. Il nostro contributo è sempre quello del confronto e della proposta per difendere il diritto penale liberale e giusto processo. Noi non facciamo muro contro muro. Non è una battaglia sulla prescrizione difesa come un feticcio. Vogliamo far comprendere che il vero tema è quello della ragionevole durata dei processi.

Anche perché la riforma incide su una percentuale marginale dei processi. La sospensione dopo la sentenza di primo grado coinvolge processi in Appello, quando le prescrizioni sono inferiori al venti per cento di ciò che arriva in secondo grado. Il grosso della prescrizione matura prima che il fascicolo arrivi sui banchi dei giudici, ovvero nelle stanze della procura. L’altro tema è quello della obbligatorietà dell’azione penale, ma di fatto non lo è, è discrezionale, affidata a un criterio selettivo ignoto ai più, ovvero le scelte operate dalla Procura”.