L’AQUILA – “Tirerò le orecchie al mio amico Mauro Febbo, perché deve capire che i panni sporchi non si lavano in piazza”.

Un didascalico Guido Liris, consigliere comunale dell’Aquila e vice coordinatore regionale di Forza Italia, prende posizione, alla vigilia del comitato regionale a Pescara, sulle polemiche che negli ultimi giorni hanno dilaniato il partito azzurro, con protagonista, tanto per cambiare, il consigliere regionale Febbo, che ha accusato il coordinatore regionale, Nazario Pagano, di non aver invitato lui né altri eletti del partito al Comitato, e “di gestire il partito in modo personalistico”.

Pagano ha replicato piccato, invitando Febbo a “leggersi lo statuto dove è scritto che gli aventi diritto alla partecipazione del Comitato regionale è ristretta solo al capogruppo in consiglio regionale e non agli eletti”.

“Ho sorriso nel leggere le polemiche di Febbo – spiega Liris – e credo che esse servano più che altro a mantenere le sue truppe calde, ma così non si lavora all’unità del partito, perché se si esce sulla stampa con certi argomenti pretestuosi, lo si fa ad uso e consumo personale”.

Insieme a Liris prende posizione la parlamentare azzurra Paola Pelino, oggi all’Aquila per partecipare ad una conferenza stampa del partito aquilano sull’imminente visita del premier Matteo Renzi nel capoluogo, e per chiedere il commissariamento della ricostruzione post-sismica.

Tutto questo mentre Febbo, assieme agli altri consiglieri regionali forzisti Lorenzo Sospiri, il capogruppo, Gianni Chiodi, Paolo Gatti ed Emilio Iampieri, partecipava ad una altra conferenza stampa a Pescara, questa volta tesa a smontare i risultati positivi “millantati” dal presidente Luciano D’Alfonso nei suoi primi cento giorni di governo regionale.

“Spero che presto tutto venga messo in chiaro – si augura la Pelino-  è normale che ci siano fibrillazioni e diversità di vedute all’interno di un partito, ma la priorità è mantenere unità di intenti”.

Un chiaro messaggio a Febbo, rafforzato da un atra apparentemente banale constatazione, ovvero che “in Forza Italia decide il presidente Silvio Berlusconi”. E Berlusconi ha nominato, in modo insidacabile, Pagano come coordinatore regionale di un partito dove non sono previsti congressi regionali né tantomeno primarie.

Con buona pace di Febbo e della corrente degli ex di Alleanza nazionale, che chiedono invece maggior democrazia interna e più partecipazione della base.