L’AQUILA – Sono parlamentari, hanno posti di rilievo in Regione, indossano le fasce tricolori di due dei quattro capoluoghi di provincia abruzzesi, Pescara (Luigi Albore Mascia) e Chieti (Umberto Di Primio), governano nelle Province e in una miriade di centri più piccoli, senza contare il sottopotere fatto di enti, aziende e società.

È la galassia degli ex di Alleanza nazionale, un mondo variegato di uomini e donne che stanno assistendo quasi da spettatori al ritorno a Forza Italia deciso da Silvio Berlusconi.

Un’idea lanciata, come nello stile televisivo del Cav, attraverso un videomessaggio, che ha destato più di una perplessità a chi è arrivato nel Popolo della libertà “da destra”: i mugugni si sprecano ma in tanti stanno zitti e ingoiano il boccone impassibili, perché senza il “fattore B” non siederebbero sulle poltrone che occupano.

La realpolitik impone di dire che “va tutto bene”, magari infarcendo l’adesione di distinguo e “però”, ma c’è anche ci non ci sta a schierarsi sotto le insegne della bandierina tricolore che, nel bene e nel male, ha cambiato la storia politica degli ultimi 20 anni.

ROBERTO PETRI: “FORZA ITALIA, SOLO PER INTERESSI BERLUSCONI” 

Tra questi ultimi Roberto Petri, fratello del consigliere regionale Alessandra, nato a Pescara, dove è vissuto fino a 26 anni, prima di mettersi a fare il globetrotter per il mondo e l’Italia (oggi risiede a Ravenna), ex capo della segreteria di Ignazio La Russa quando era ministro della Difesa, e consigliere di amministrazione dell’Eni.

Prima di entrare nel posto di comando del colosso energetico è stato anche nei consigli di amministrazione di Fintecna e di Finmeccanica: “ma ho sempre campato di mio, visto che ho fatto carriera come dirigente bancario e non ho vissuto sulle spalle del partito”, ci tiene a precisare.

A questi incarichi somma quello di componente del comitato esecutivo della fondazione di An e, soprattutto, di amministratore del patrimonio immobiliare (attraverso la Italimmobili srl) che un tempo ospitava federazioni e sezioni del Movimento sociale e, dopo Fiuggi, dei finiani.

Adesso si occupa a tempo pieno dell’Officina per l’Italia, il nuovo “laboratorio” del centrodestra che ha al vertice la deputata Giorgia Meloni (“rappresenta un cambiamento generazionale necessario”): “il nostro è un percorso parallelo a quello della riedizione di Forza Italia, vogliamo creare una coalizione a due gambe che la renda più stabile e forte”.

“Gli studi sull’andamento del voto dimostrano che un’alta percentuale del consenso di An è finito nell’astensionismo o nel sostegno a Beppe Grillo – sostiene Petri – noi ci candidiamo a recuperarlo”.

Nessuna operazione nostalgia, però: “il nostro obiettivo è dare voce a quei valori che sono stati fondamentali nel percorso della destra italiana ma non intendiamo riportare in vita An, non abbiamo il torcicollo, piuttosto sembra averlo chi sta rispolverando Fi, una scelta, in termini di strategia, sbagliata”.

“La Forza Italia 2.0 – aggiunge – sembra un Fort Alamo in cui molti del Pdl si sono asserragliati per difendere solo gli interessi personali o risolvere i problemi di Berlusconi, ma non c’è un respiro più ampio, né un progetto sui grandi temi d’attualità, come la crisi economica o le esigenze sociali”.

Ai suoi ex compagni di partito rimprovera di “aver annusato il profumo del potere e di essere obbligati a fare scelte sofferte, ma non convinte, per non perderlo”, pure se sottolinea di avere “il massimo rispetto per loro” e per questo spiega “che la trasmigrazione dal Pdl a Fi sta avvenendo con perplessità e mal di pancia non espressi”.

Quindi annuncia che presto l’Officina sbarcherà in Abruzzo, “ci saranno sorprese e abbiamo già incassato adesioni importanti”, e che alle regionali del maggio 2014 il nuovo soggetto sarà “al fianco del presidente Gianni Chiodi, che ha ben operato in un momento congiunturale difficilissimo”.

FEBBO: “DICO SÌ, MA CON VALORI DI DESTRA”

Tra i compagni di percorso, Petri e i suoi, troveranno l’assessore regionale Mauro Febbo, un altro che ha una lunga tradizione di militanza nel Msi e in An, anche se la pensa all’opposto.

“Un movimento di destra, la cosiddetta ‘cosa nera’, non ha senso – afferma – la nascita di partiti improvvisati come Fratelli d’Italia è servita solo a garantire il seggio di parlamentare a una quindicina di colonnelli che sarebbe ora rinfoderassero le sciabole e si facessero da parte”.

Quanto a Fi, “è un’ipotesi che nei fatti e nei contenuti ancora non è stata definita”, ma “se nel patto fondante troveranno posto le idee della dottrina sociale della Chiesa e non si aprirà indiscriminatamente al liberismo, io ci sarò”.

“Ho già detto che sono disponibile a entrare nel movimento, purché sia il partito che porti con sé le sensibilità che esprimono Angelino Alfano e i tre Maurizio, Lupi, Sacconi e Gasparri, e non solo quelle dei vari Denis Verdini, Daniela Santanchè, Giancarlo Galan o Sandro Bondi – aggiunge – in questo caso avrei grandi problemi”.

“Da uomo di destra non ho nessun imbarazzo – afferma ancora Febbo – perché tutti noi dovremmo essere grati a Berlusconi della sua discesa in campo del ’94, altrimenti oggi saremmo ai margini del panorama politico nazionale, io non sputo nel piatto in cui in tanti mangiamo”.

“Certo – prosegue l’assessore teatino – non è che si chiude un’esperienza come quella del Pdl in un giorno: ci sono aspetti di natura giuridica ed economica da chiarire e molti, anche forzisti della prima ora, vogliono capire con precisione quali sono i passaggi che sarà necessario fare”.

“An mi piaceva – conclude – ma il peccato originario lo porta addosso Gianfranco Fini, che ha liquidato in quattro e quattr’otto quella stagione e poi ha giocato a sfasciare la creatura di cui era uno dei fondatori”.

RABBUFFO: “NÉ CON FI NÉ CON GLI EX AN”

Chi non sta né da un lato né dall’altro, invece, è il consigliere regionale Berardo Rabbuffo, che dopo lo strappo finiano ha aderito a Futuro e libertà.

“Questa di Forza Italia è l’ennesima trovata di Berlusconi – sostiene – che quando vede che il partito si sta strutturando e cresce la democrazia interna rompe il giocattolo, riaffidando la gestione a ras locali funzionali solo a lui”.

“Di contro la situazione degli ex An mi sembra tragica – dice Rabbuffo – sono ridotti al lumicino, contano sempre meno e alle ultime elezioni politiche sono stati decimati: si è avverata la profezia di Indro Montanelli, il Cav ha distrutto la destra”.

“Quelli che andranno con Fi saranno costretti a difendere idee non loro – sostiene – già succedeva nel Pdl, figurarsi in futuro”.

Rabbuffo non è attratto dall’iniziativa di Officina: “troppo schiacciati su Fratelli d’Italia, che a loro volta sono subordinati a Berlusconi, e poi in troppi si credono leader senza esserlo”.

Se rinascesse An, però, “che era più di un partito di destra, rappresentava l’anima sociale e popolare, non semplicemente istanze liberali come tanti ce ne sono in Europa”, Rabbuffo un pesierino ce lo farebbe: “sarebbe un ritrovare la via di casa, sono intrigato, anche se credo non avverrà”.

LA GALASSIA DEGLI EX AN IN ABRUZZO

PARLAMENTO

Fabrizio Di Stefano, deputato e vice coordinatore regionale del Pdl.

REGIONE ABRUZZO

Giunta: Alfredo Castiglione (vice presidente) e gli assessori Mauro Febbo, Luigi De Fanis, Gianfranco Giuliante e Giandonato Morra (La Destra).

Consiglio: Emiliano Di Matteo (Fratelli d’Italia), Emilio Iampieri, Emilio Nasuti (gruppo misto), Alessandra Petri, Berardo Rabbuffo (Futuro e libertà) e Lorenzo Sospiri. A loro va aggiunto Giuseppe Tagliente, già consigliere regionale e sindaco missino di Vasto (Chieti) e poi all’Emiciclo per due legislature con Forza Italia e l’attuale con il Pdl.

CITTÀ

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Consiglio: Vito Colonna e Luigi D’Eramo (entrambi con Prospettiva 2022-La Destra), Guido Liris e Alessandro Piccinini (gruppo misto).

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Giunta: Umberto Di Primio (sindaco) e gli assessori Mario Colantonio e Marco D’Ingiullo. 

Consiglio: Marcello Michetti (presidente), Domenico Di Fabrizio, Fabrizio Di Stefano, Palmerino Di Renzo ed Emiliano Vitale.

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Giunta: Luigi Albore Mascia (sindaco) e gli assessori Marcello Antonelli, Isabella Del Trecco, Guido Cerolini Forlini, Roberto Renzetti e Nicola Ricotta. 

Consiglio: Daniela Arcieri Mastromattei, Vincenzo D’Incecco, Augusto Di Luzio, Armando Foschi e Antonio Sabatini.

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Giunta: gli assessori Giacomo Agostinelli, Mirella Marchese e Piero Romanelli (Fratelli d’Italia).

Consiglio: Francesco Ciarrocchi (Al centro con Teramo), Valeria Misticoni e Pasquale Tiberii.

PROVINCE

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Giunta: Antonio Del Corvo (presidente) e gli assessori Luigi D’Eramo, Guido Liris e Marianna Scoccia (Unione di centro).

Consiglio: Gianluca Alfonsi, Pasqualino Di Cristofano, Armando Floris e Fernando Caparso.

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Giunta: il vice presidente Antonio Tavani (Fratelli d’Italia) e gli assessori Daniele D’Amario, Gianfranca Mancini e Donatello Di Prinzio.

Consiglio: Giorgio Di Clemente, Luigi Nasuti, Arturo Scopino (Mpa), Etelwardo Sigismondi (FdI) e Giovanni Staniscia.

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Giunta: Fabrizio Rapposelli (vice presidente), Angelo D’Ottavio, Andrea Faieta, Mario Lattanzio e Roberto Ruggieri.

Consiglio: Ferdinando Di Giacomo, Roberto Pasquali (Fli), Ettore Pirro e Camillo Savini.

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Giunta: Renato Rasicci (vice presidente) e l’assessore Francesco Marconi.

Consiglio: Emidio Di Matteo, Raimondo Micheli e Claudio Posabella.

(Dove non indicato il partito si intende il Pdl).