L’AQUILA – “Non ci sembra che Lolli abbia contestato nel merito le nostre proposte, ci sembrerebbe molto strano. Certo che ci sono vincoli, a livello nazionale ed europeo, ma non si riferiscono alle nostre proposte. La Delibera Cipe n.135 del 2012, tutt’altro che ineccepibile, è stata modificata più volte per ‘aggiustare’ il tiro, ad esempio per consentire di finanziare l’azienda Accord Phoenix all’Aquila”.

Questo un passaggio della risposta al vice presidente della Giunta regionale abruzzese con delega alle Attività produttive, Giovanni Lolli, da parte di Ermanno Giorgi, vice presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, Gianni Padovani, consigliere comunale, e Venanzio Cretarola, imprenditore ed esperto di contact center.

I tre hanno proposto di destinare una parte dei fondi previsti nella delibera Cipe per lo Sviluppo del cratere sismico al settore servizi e dei contact center, che vive un momento di crisi che potrebbe trasformarsi in un dramma da disoccupazione, mentre con non poca difficoltà si sta definendo la possibile salvezza per i 234 lavoratori della H3G dell’Aquila, con l’ingresso di una nuova azienda che subentri al posto della ormai fuori dai giochi Globe Network.

Lolli, sulla proposta di Giorgi, Padovani e Cretarola, ha risposto attraverso questo giornale che “Il 4 per cento dei fondi per la ricostruzione post-sisma dell’Aquila destinato allo sviluppo non si può usare con discrezione, cioè come ci pare. Ci sono delle regole, dei vincoli precisi sulla concorrenza, soprattutto per le aziende di lavoro”. 

Ma per i tre proponenti, “Non risultano regole che impediscano di  inserire il settore dei servizi tra quelli finanziabili con i Fondi per lo sviluppo e prevedere premialità per le aziende che assumono di più. Questo – spiegano – anche per evitare ciò che è successo con i 90 milioni della ex Zona Franca Urban, l’unica rimasta in Italia dopo il terremoto del 2009, distribuendo a pioggia pochi soldi a testa a ciascuno dei 4.264 richiedenti, senza esigere nuove assunzioni. Per evitare anche che si continui a non chiedere affatto nuove assunzioni, o che costino 500 mila euro l’una, come già accaduto”.

“E dire che la Zfu – ammoniscono poi – deriva da un Regolamanto europeo che, a fronte di notevoli agevolazioni fiscali e contributive per un periodo di 10 anni, esige tassativamente la creazione di nuovi posti di lavoro”.

“Esattamente ciò che prevede l’ultimo Decreto ministeriale sulle Zone franche Urbane del 10 aprile 2013”, concludono Giorgi, Padovani e Cretarola”.