L’AQUILA – Che la politica non solo nostrana somigli da anni a un mediocre circo in via di smantellamento non è una novità.
E che la politica in tv sia addirittura peggiore, beh, neppure questa è una novità.
Ma se in tv, ad affrontare un politico che senza dubbio è abituato, complice o no, alle gazzarre del piccolo schermo, finisce una donna che da quasi trent’anni sta sul palco di un teatro da vera professionista, come la mettiamo?
Al Chiambretti Sunday Show di domenica sera l’attrice e pedagoga aquilana Giorgina Cantalini era di fronte all’ex sottosegretario Carlo Giovanardi.
Ha tirato in ballo, la Cantalini, l’intercettazione del ‘tieni la barra ferma’ tra Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliario del capoluogo, e lo stesso Giovanardi.
Fondi sul sociale che non si sbloccano, 9 milioni di euro su 12 in totale, e un’inchiesta della procura della Repubblica per tentata truffa che ha portato all’arresto del consulente della presidenza del Consiglio, il 62enne romano Fabrizio Traversi, e del 36enne medico aquilano Gianfranco Cavaliere.
Una storiaccia, una delle tante del post-sisma.
Basta guardare il video. Le domande della Cantalini in trasmissione si fanno sempre più pesanti. Giovanardi, alle corde, inizia a reagire malamente e poi esplode con un ‘aquilani cialtroni!’ che ha scatenato un putiferio nel capoluogo, tanto da portare il sindaco, Massimo Cialente, e l’assessore comunale alle Politiche sociali Stefania Pezzopane sulla via di una querela per l’attuale responsabile Pdl alle politiche per la Famiglia, il quale ha replicato con una contro-querela.
Cantalini, in tv per perorare la causa della sua città.
Allo show di Chiambretti sono capitata quasi per caso, perché nessuno dell’Aquila era in grado di arrivare in tempo a Milano e perché a Milano nessun aquilano di quelli contattati era disponibile. Avevo incontrato la Pezzopane un paio di mesi fa qui a Milano, a una serata del Tsa, a distanza di trent’anni, dai tempi del liceo. Mi ha chiesto se potevo partecipare al programma e visto che non si trovava nessuno, ho accettato.
Com’è finita?
Come non avrei voluto. Volevo sfruttare l’occasione per parlare seriamente dell’Aquila, ho cercato di parlare nella maniera più precisa e puntuale possibile, con serietà, cercando un dialogo argomentato con l’altro, senza pregiudizio. Era chiaro che se avessi menzionato l’intercettazione, il rischio di non arrivare al punto successivo era altissimo. Purtroppo, Giovanardi si è sentito aggredito e alla fine si è messo a urlare. Non credo che il pubblico che non conosce la realtà aquilana abbia capito qualcosa, questo mi dispiace.
Si è sentita in dovere di fare domande molto dure, è sembrata molto coinvolta.
Io non sono terremotata, sono un’aquilana che non ha vissuto il sisma del 2009. Un’aquilana fortunata, ma che ha tutta la famiglia nel “cratere” e che conosce la situazione terribile in cui si trova la città in cui è nata e cresciuta. Vivendo fuori a volte mi sembra di intuire dove la comunicazione dell’Aquila e sull’Aquila si fermi o venga fraintesa e di come certe situazioni che da ‘dentro’ sembrano evidenti ‘fuori’ non lo siano. E viceversa.
Un bisogno disperato dei media? Società mediatica, bisogni mediatici. Le istituzioni non lavorano più?
Non è solo un problema di attenzione mediatica o meno. Credo che all’Aquila si diano per scontati tanti dettagli e tanti passaggi che, invece, per chi sta fuori sarebbero importanti per avere un quadro reale di ciò che sta succedendo. Minuzie, dettagli, ma che eviterebbero molti fraintendimenti. In teatro io racconto a chi non sa, piuttosto che a chi sa. Ho cercato di fare questo nel breve tempo a disposizione: raccontiamo di nuovo il senso di quell’intercettazione a chi non l’ha mai sentita prima. Non il reato o non reato, ma il significato della ‘battuta’. Rendiamola presente. In questo senso, allora, l’intervento ha forse funzionato.
I segni della discussione, anche se lei ritiene non sia andata a buon fine, il suo confronto-scontro con Giovanardi li ha lasciati. Cialente e Pezzopane, infatti, lo hanno querelato.
In realtà io volevo lasciare due segni: il primo che parlasse del metodo, il secondo della popolazione. Al di là della vicenda penale, ciò che emerge dalle intercettazioni è inaccettabile per il metodo con cui si intende fare il bene di una città, anche se si dovesse credere alla buona fede degli intercettati. Siamo di fronte a un modo sbagliato di gestire le questioni pubbliche. I parametri e i criteri devono essere chiari e condivisi, punto.
E il segno numero due?
Ho cercato di raccontare, anche attraverso l’esperienza di mia madre, vedova da poco, la gravissima situazione del sociale nel capoluogo terremotato. Avrei voluto raccontare la situazione di emergenza sociale con lo stesso punto di vista di chi parla a chi non sa nulla. Non credo di essere riuscita a far arrivare il messaggio che avevo in mente. Giovanardi, poi, ha reagito malissimo. Ha anche chiesto una ‘medaglia d’oro’, mia sorella ha detto che era il caso di rispondergli ‘la medaglia d’oro la meritiamo noi!’. Non ho saputo ricondurre il tutto alla popolazione, al fatto che di quei soldi c’è un gran bisogno. Ho pure creduto che il ‘cialtroni’ fosse riferito a tutti gli aquilani, in realtà Giovanardi si riferiva alle istituzioni.
Una scena molto teatrale, non crede? Lei è da quasi trent’anni sul palcoscenico, in questa occasione non le è bastata l’esperienza.
In teatro, nella gestione dei dialoghi, si sa che con lo ‘scontro diretto’, la creazione muore. I due che hanno un dialogo in conflitto devono condividere una stessa meta, i personaggi sono in contrapposizione, gli attori, al contrario, in accordo. Il discorso, purtroppo, si è arenato su un punto morto, con quella che in teatro si definirebbe una scena che ‘non va da nessuna parte’, o un’improvvisazione che ‘s’inchioda’, perché a un certo punto uno dei due ha attaccato e quindi chiuso, invece che proposto e quindi rilanciato.
Dopo la registrazione, però, ha avuto modo di parlare ancora con Giovanardi.
Anche con il fratello gemello, Daniele. Entrambi si sono mostrati disponibili, ognuno a modo suo. In particolare, il fratello dell’ex sottosegretario mi ha chiesto di fargli avere dei documenti, insomma, ha cercato di avvicinarsi alla vicenda. Vedrò cosa potrò fare. Certo è che con lo spappolamento dell’avversario non si capisce nulla. Non si fa teatro, non si dialoga, non si risolve nulla. In sintesi, non si va da nessuna parte.



