L’AQUILA – “Non sono stupito dagli episodi di matrice fascista, perché in tempi di incertezza e senza una vera sinistra che si occupi di cose concrete lo spazio viene occupato da chi in fondo ci ‘prova’ sempre, in un momento storico ‘gonfio’ di ignoranza che porta molta gente a parlare ad esempio delle Foibe senza sapere nulla”.

Antonio Moscato, romano classe 1938, per decenni ha insegnato Storia del Movimento operaio e Storia contemporanea presso l’università di Lecce e da tempo gestisce un sito, http://antoniomoscato.altervista.org, in cui sono raccolti moltissimi documenti su diverse tematiche.

E a un passo dagli 80 anni, dalla sua casa di Recanati (Macerata), ha ancora la forza per concentrarsi e fornire analisi pressoché introvabili nei canali degli intellettuali dominanti.

AbruzzoWeb ha raccolto la sua testimonianza dopo le tante, forse troppe polemiche scoppiate all’Aquila alla fine dell’anno ormai passato in archivio, in seguito alle parole sui massacri delle Foibe da parte del consigliere comunale civico dell’Aquila Chiama Carla Cimoroni nel corso di un’iniziativa dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia: “Pur non volendo affatto ridimensionare l’orrore di ciò che è accaduto, va ribadito che le foibe se le sono cercate i fascisti. Fu il regime a volere la guerra, furono loro ad aggredire il confine orientale, a forzarne l’italianizzazione ricorrendo persino ai campi di concentramento; non possiamo permettere che la storia la scrivano gli altri, non possiamo cedere alla retorica degli italiani brava gente”, il passaggio contestato da molti e difeso da altri.

“La questione delle Foibe – riepiloga Moscato a questo giornale – che è stata trattata seriamente da diverse fonti, ha varie fasi: una spontanea, subito dopo il 25 luglio del 1943 che riguarda le vendette degli slavi che furono perseguitati, in quanto sloveni o croati, dal Fascismo, con più condanne a morte per gli sloveni che per il Partito comunista da parte del tribunale speciale fascista”.

“Gli sloveni e i croati – prosegue – non potevano prestare servizio militare regolare, ma venivano messi in reparti speciali senza armi a occuparsi dei lavori più pesanti. Quindi avevano motivi di rancore che si manifestarono con le vendette una volta crollato il fascismo. Tenuto conto che la foiba, ‘comoda’ per seppellire un morto, era già stata usata dai fascisti prima della Marcia su Roma, nel 20-21, indirizzata non meno che sui socialisti di sinistra e i comunisti che sugli sloveni o sui croati in quanto tali”.

“La seconda fase – spega ancora Moscato – riguarda invece il modo in cui il regime jugoslavo arrivato fino a Trieste cercò di consolidare la propria posizione con la repressione degli oppositori, compresi i comunisti italiani. Un aspetto, questo, del nazionalismo jugoslavo, un sottoprodotto del socialismo in un Paese solo dell’Urss, dunque la fine dell’internazionalismo e la conseguente repressione delle minoranze, o peggio ancora delle maggioranze che mettevano in discussione una conquista”.

Eppure, nonostante le ricostruzioni serie ed affidabili, quella delle Foibe è una questione, lo si è visto con la deflagrazione del caso aquilano, che riapre sempre vecchie ferite.

La prova, forse, della incapacità di fare i conti con la storia “che però non è una prerogativa solo italiana – precisa Moscato – poiché l’assenza, la rimozione della memoria storica è riscontrabile in tutti i Paesi. Apparentemente anche in Germania, ma riducendo il nazismo a uno solo dei suoi aspetti, lo sterminio degli ebrei, nel quadro di rapporti privilegiati con lo Stato di Israele che si traducono in affari, in produzione di armi, quindi non così disinteressati. L’educazione è un’altra cosa”.

E poi, “c’è in giro troppa ipocrisia. Ci si stupisce per ciò che accade in Austria, per il pericolo populista, ma il partito popolare che ha governato per decenni l’Austria è erede di quel partito popolare che aprì le porte ad Adolf Hitler. L’allarme, quindi, scatta in ritardo, in modo ipocrita e senza un’informazione adeguata”.

L’Europa, allora, potrebbe essere sul punto di rivivere certi incubi? “Non faccio il profeta – risponde – ma un po’ di allarme c’è. Ero un giovane assistente universitario a Bari quando andai in visita in un’università occupata a Roma e lì fui aggredito da una squadraccia fascista, spudoratamente protetta dalla polizia. Era il 1966, da allora ho tre cicatrici in testa e ho imparato a non fidarmi della neutralità dello Stato. E non mi stupisco quando vengono trovate delle bandiere nostalgiche, ce n’erano state anche della Repubblica di Salò proprio tra i carabinieri e nella Folgore in Somalia e in Afghanistan”.

“Insomma – ironizza – non delego nulla ai ministri degli Interni, visto che tra l’altro il nostro è più impegnato a fare quello degli Esteri”.

“Nell’incertezza, i fascisti trovano spazio maggiore. Perché in fondo non c’è una sinistra decente che si occupi di cose concrete. Il furto spaventoso avvenuto sulle pensioni, sullo Stato sociale, quello è il tema su cui occorrerebbe concentrarsi e ricostruire una vera opposizione. Che ‘quelli’ ci provino è il loro mestiere, ma se ci fosse una vera sinistra non ci sarebbe spazio”, conclude Moscato.