L’AQUILA – È di nuovo tutti contro tutti in Forza Italia, dopo la batosta elettorale che ha rifilato agli azzurri un 4 a zero in Abruzzo.
All’indomani del voto, infiammato dagli strali del senatore Antonio Razzi che è tornato a “frustare” il coordinatore regionale Nazario Pagano e la collega di palazzo Madama Paola Pelino per l’infruttuoso apparentamento con il Pd a Sulmona, emerge poi un retroscena destinato a far discutere.
Il deputato Fabrizio Di Stefano avrebbe accompagnato il senatore del Nuovo centro destra Filippo Piccone, già coordinatore regionale del disciolto Popolo delle libertà, dai vertici nazionali degli azzurri per contrattare un rientro nei ranghi berlusconiani. Un tentativo che i bene informati attribuiscono alla volontà di mantenere a tutti i costi uno scranno a Roma, che appare vacillante sotto le insegne del partito-cespuglio del ministro Angelino Alfano.
La contrattazione sarebbe tuttavia fallita, come dimostra la conferma, da parte di Silvio Berlusconi, di Pagano al vertice degli azzurri in Abruzzo, che mise a tacere, almeno per un po’, le polemiche che attraversarono il partito in Abruzzo.
Veleni che si sono riproposti all’indomani del ballottaggio, segno evidente che nonostante l’impegno a mantenere una certa faccia per giocarsi la partita delle amministrative ostentando unitarietà, i dissapori sono ancora svariati.
Lo scontro tratteggia un ideale triangolo geografico che parte dal Chietino, con Razzi e Mauro Febbo che se ne dicono di tutti i colori, attraversa Sulmona dove la Pelino è circondata dalle critiche, l’ultima quella della coordinatrice provinciale Antonella Di Nino, e si chiude a Pescara con Pagano preso di mira da ogni fronte, nonostante abbia schiettamente ammesso la sconfitta. Alla finestra, ma non troppo, il gruppo teramano di Paolo Gatti, che trama qua e là spesso anche trascurando la sua appartenenza.
Da Razzi, gli strali sono prima per Pagano, che ha convocato per sabato a Pescara una direzione regionale che molti già annunciano che diserteranno, poi per il “fuoriclasse della politica abruzzese, tale signor consiglier regional dottor Mauro Febbo giunto anch’egli alla frutta”.
“Non so con quale faccia questo coordinamento regionale si riunisca per discutere addirittura per programmare qualcosa di buono per la ripresa del partito nel 2017 – accusa Razzi – Sino ad ora a cosa pensava il signor consiglier regional dottor Mauro Febbo? E nel frattempo da qui al 2017 a cosa penserà? Di continuare a pensare sino ad allora oppure ha nella testa finalmente uno straccetto di progetto, un programmino?”.
“A volte non si riesce a capire se a rilasciare certe dichiarazioni sia Crozza che imita Razzi o viceversa: tutto ciò che fa o dice comunque è l’unica cosa che fa sbellicare dalle risate, per poi piangerci sopra”. È quanto dichiara Mauro Febbo che aggiunge: “Prendo comunque atto di non essere gradito all’ex rappresentante del partito di Di Pietro e questo sinceramente non può che farmi piacere visto che di Antonio Razzi ho la più totale disistima. Gli rivolgo però un semplice invito: abbandoni il ‘paese delle meraviglie’ e torni alla realtà lasciando le citazioni teatrali agli attori di professione. Se poi ha intenzione di iniziare quella carriera professionale credo che non sia alla sua portata e intelligenza”.
Per Pagano, Razzi ha “un malessere tutto suo personale”, ed una “visione personalistica e grottesca della politica”.
“È nostro dovere – è stato l’affondo del coordinatore – ignorare chi rappresenta solo un problema e rivolgerci invece a quei tanti cittadini che hanno per anni creduto in noi e che oggi, invece, scontenti e rassegnati, si sono rifugiati nell’astensione, per riconquistarne la fiducia”.
Contro la Pelino, poi, è intervenuta anche la coordinatrice provinciale dell’Aquila Antonella Di Nino. “Il cuore e la ragione mi hanno portato a prendere le distanze dalla scelta” di apparentarsi con Bruno di Masci del Pd, ha detto.
All’ordine del giorno della direzione di sabato, anche la costituzione dei comitati per il “No” al referendum costituzionale di ottobre, verso il quale c’è comunque una certa freddezza.






