L’AQUILA – Figli di due crateri sismici. È il paradossale destino di cittadini dell’Alta Valle dell’Aterno, già alle prese con la ricostruzione della loro abitazione danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009, e che  si trovano ora dover far fonte anche ai danni ulteriori provocati dal sisma che il 24 agosto ha devastato la vicina Amatrice. Per loro l’iter di ricostruzione, già difficile, rischia ora di complicarsi non poco, anche dal punto di vista burocratico.

Due casi emblematici sono quelli di Mario Polidori e Luigina Tudini, entrambi proprietari di case inagibili ad Aringo, una delle frazioni di Montereale (L’Aquila).

“La mia abitazione – spiega ad Abruzzoweb Polidori – dopo il sisma del 2009 era stata classificata ‘B’, con danni non strutturali, inserita in un aggregato di altri sei edifici. Il terremoto di due settimane fa ha però ha però allargato le crepe già esistenti, ed altre si sono aperte, e ad occhio non sono affatto superficiali, e c’è il rischio che ora sia diventata ‘E’, con danni strutturali”.

Una disdetta, perché spiega Polidori, che dell’aggregato è presidente, “eravamo riusciti, dopo tante lungaggini burocratiche e difficoltà, a depositare la scheda parametrica parte seconda, all’ Ufficio sisma del Comune di Montereale. Ora però non sappiamo cosa accadrà, e nessuno ancora ce lo spiega”.

Si sa solo che il Comune di Montereale però ha bloccato cantieri e il lavoro di verifica dei progetti, nell’Ufficio territoriale della ricostruzione di Barete, sono stati per ora bloccati.

“Qui ad Aringo – spiega Polidori – abbiamo dovuto aspettare anni per veder approvato, solo nel dicembre 2015, il Piano di ricostruzione.  Ora il nostro terrore è dover ricominciare da capo, ovvero far valutare i nuovi danni con altre indagini strutturali, e a quel punto rifare il progetto”.

L’ufficio sisma di Montereale ha intanto invitato i proprietari a compilare la scheda per richiedere il controllo dei loro immobili da parte dei tecnici della Protezione civile.

“Mi sarei aspettato da presidente di consorzio – commenta però Polidori – che si controllasse l’intero aggregato, con un’unica richiesta, perché allungare i tempi e complicare le cose, chiedendo a ciascun proprietario di muoversi da solo? Che l’abbiamo fatto a fare il consorzio?”.

Situazione ancor più amara, quella che si è creata dopo il sisma del 24 agosto per la signora Luigina Tudini, che ora dorme in una tenda affianco alla sua casa inagibile di Aringo, che ha riportato gravi danni dal sisma del 24 agosto, che si sono aggiunti a quelli inferti all’intero aggregato dal sisma del 2009.

“E pensare – commenta la donna – che eravamo appena riusciti a costituire il consorzio di ricostruzione, mettendo insieme decine di proprietari che vivevano anche all’estero, rintracciando gli eredi, con immense difficoltà e impedimenti burocratici. Vedevo finalmente la luce, ora invece è tornato il buio”.

Con la seconda scossa del 25 agosto, con epicentro a Campotosto, le scale della casa della signora Luigina si sono vistosamente spostate dalla sede originaria, si sono aperte nuove crepe, il pavimento si è abbassato e distaccato dalla parete. Insomma l’edificio classificato “B” ora potrebbero essere diventato “E”.

“Toccherà ricominciare da capo – scuote la testa Luigina – passeranno altri anni in più prima di poter finalmente rivedere la nostra casa ricostruita. Ma nel mio aggregato c’è gente anziana che oramai si sta rassegnando. Io non demordo, in queste settimane sono restata nella mia Aringo anche in tenda, ma i nostri paesi non possono permettersi altri anni di esilio da parte dei suoi cittadini, in particolare dai tantissimi che hanno qui seconde case e tornano nei fine settimana e durante le feste”.