PESCARA – Urla e minacce sotto la casa pescarese di Antonio Razzi, il deputato ex Italia dei valori abruzzese ma residente in Svizzera che ha cambiato casacca passando a Noi Sud e ha votato contro la sfiducia al governo Berlusconi, aiutando l’esecutivo a vincere la battaglia parlamentare.

È un risvolto violento, anche se si è rimasti sul piano delle minacce, della convulsa giornata di ieri in cui l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi ha avuto la fiducia dei due rami del Parlamento mentre un esercito di facinorosi ha messo a ferro e fuoco le vie della Capitale. Tra questi, anche tre abruzzesi.

LE MINACCE A RAZZI

Il fatto è avvenuto intorno alle 21, e i familiari dell’onorevole, che erano in casa, hanno avvertito la questura.

A scopo precauzionale è stata inviata una “pantera” a sorvegliare l’abitazione, ma non ci sono state altre minacce.

Il coordinatore regionale del Popolo della libertà, Filippo Piccone, ha espresso solidarietà a Razzi.

Eletto tra le fila dell’Idv nella circoscrizione Estero, Razzi è stato coinvolto nel balletto delle cifre dei voti per far passare o meno la sfiducia, ma si intuiva che avrebbe sostenuto la maggioranza già dal 10 dicembre, quando in una conferenza stampa annunciò il passaggio a Noi Sud.

Da notare che in occasione delle trattative per un’altra sfiducia, lo scorso 17 settembre il deputato nato a Giuliano Teatino (Chieti) aveva denunciato sul Fatto quotidiano una vera e propria offerta in cambio del suo voto: “Si è parlato di pagarmi il muto e darmi un posto nel Governo, ma la proposta più concreta è stata la rielezione sicura”.

Ma pochi giorni fa ha smentito questa storia al Corriere della Sera: “Quella era una battuta, io non ho nessun mutuo da pagare”. E poi, “una storiella lasciata alla strumentalizzazione della stampa per rinvigorire la popolarità dell’Italia dei valori”.

TRE ABRUZZESI FERMATI NEGLI SCONTRI: ”MANGANELLATI SENZA MOTIVO”

LORETO APRUTINO – “Diceva ‘tu da qua non te ne vai, tu vieni via con me’, e intanto continuava a manganellarmi sulla testa”.

È il racconto di Silvia Soccio, giovane di 24 anni di Loreto Aprutino (Pescara), manganellata e fermata negli scontri di ieri, che ha raccontato all’Ansa dal pronto soccorso del Fatebenefratelli, sull’isola Tiberina, la sua giornata nella bolgia degli scontri di Roma.

Assieme alla ragazza sono stati fermati altri due abruzzesi, di Atri (Teramo) e San Giovanni Teatino (Chieti)

La studentessa abruzzese è arrivata a Roma con i pullman messi a disposizione da Rifondazione comunista e ha spiegato che “all’improvviso, verso le 15, senza che ce ne fosse un motivo a piazza del Popolo siamo stati caricati dalla polizia. Non abbiamo neanche avuto il tempo di scappare – ha aggiunto – anche perché non avevamo fatto assolutamente niente, quando siamo stati aggrediti”.

“Ora – ha proseguito la giovane – mi trovo al pronto soccorso, ho preso colpi in testa, mi hanno fatto le lastre a una mano e mi hanno detto che mi porteranno anche in questura in stato di fermo”.

“Qui con me – ha concluso – ho visto altri ragazzi feriti anche alla testa, ma io non capisco perché si siano accaniti su di noi. Non eravamo tra i violenti e non avevamo fatto assolutamente nulla”.