LANCIANO – Neppure dalla provincia di Chieti, dove il gruppo Fiat ha ad Atessa lo stabilimento Sevel che produce i furgoni Ducato, si fanno attendere le considerazioni sulle dichiarazioni dell’ad della Fiat, Sergio Marchionne, il quale ieri aveva parlato dell’Italia come di una zavorra ai piedi della Fiat che non ha ricavi dagli stabilimenti del nostro Paese.

Il segretario provinciale della Fiom Marco Di Rocco replica: “se Marchionne pensa di inglobare nelle sue considerazioni anche la Sevel, sappia che qui si lavora a pieno ritmo, persino con gli straordinari. Da un anno la Sevel produce 200 mila furgoni con 1.400 lavoratori in meno rispetto al 2009. In due anni la Sevel ha collezionato 30 settimane di cassa integrazione, ad un certo punto finanziata anche dallo Stato per mancanza di fondi; cosa crede Marchionne che non sono stati guadagni quelli per la Fiat che ha potuto risparmiare anche sugli stipendi”.

“Sulla produzione svolta in Val di Sangro – afferma Di Rocco – certamente Marchionne non può dire che il gruppo Fiat non produce utili. Prima della crisi la produzione era di 250 mila furgoni con gli operai interinali e con contratto determinato poi licenziati”.

“Quando Marchionne – aggiunge Di Rocco – dice che l’Italia non produce utili, bisogna precisare che gli stessi stabilimenti italiani sono vittime della sua politica che ha concentrato lo sviluppo dei modelli automobilistici all’estero mentre nulla è rimasto nel nostro Paese. E non può dimenticare che da noi ormai è tutto chiuso visto che la cassa integrazione vige praticamente in tutti gli stabilimenti Fiat”.  

FIOM SEVEL: ”METODO POMIGLIANO ANCHE AD ATESSA?”

LANCIANO – “La Fiat vuole pomiglianizzare anche Sevel di Atessa (Chieti). Avevamo ragione noi”.

È quanto sostiene una nota ufficiale la Rsu Fiom Cgil Sevel e la Fiom Cgil Provinciale di Chieti in merito alla comunicazione Fiat della disdetta, con decorrenza dal 31 gennaio 2011, per lo stabilimento Sata di Melfi (Potenza) degli accordi sulla metrica del lavoro.

“Ovvero – dice la Fiom – sull’organizzazione e i tempi del lavoro, indicando che l’attuale metodo Tmc2 verrà sostituito con il nuovo sistema ergonomico Ergo-Uas, lo stesso modello che entrerà in vigore a Pomigliano. Tale sistema ergonomico prevede il passaggio dalle attuali due pause di 20 minuti ciascuna a un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna nell’arco del turno di lavoro. La prestazione lavorativa viene quindi aumentata di 10 minuti”.

“Adesso – aggiunge la Fiom – sembra scontato che il prossimo stabilimento sia Sevel. A chi ha raccontato frottole ai lavoratori chiediamo ora di fare chiarezza. Pomigliano è sempre più vicina. Adesso capiamo perché la Sevel rifiuta qualsiasi incontro con i sindacati per discutere del futuro produttivo”.

SINDACO DI ATESSA: ”LA SEVEL NON RISULTA IN PASSIVO”

LANCIANO – “Che il gruppo Fiat non abbia guadagni dallo stabilimento Sevel, pure appartenente al gruppo Fiat, non mi risulta affatto”.

È quanto afferma il sindaco di Atessa (Chieti), Nicola Cicchitti (Udc), che entra nel merito della polemica sulle dichiarazione dell’ amministratore delegato Sergio Marchionne.

“Comprendo poi chiaramente il monito generale di Marchionne quando sostiene che all’estero viene registrato meno assenteismo e che con la crisi in atto tutti devono concorrere a risollevare le sorti economico-produttive, visto che una barca che affonda trascina tutti con sé”.

COSTANTINI (IDV): ”MARCHIONNE HA LA MEMORIA CORTA”

LANCIANO – “Sono certo di non essere lontano dalla verità  se affermo che la Sevel costituisce l’insediamento industriale che negli ultimi decenni, direttamente e indirettamente, ha ricevuto in Abruzzo la maggiore quantità di sostegno pubblico e comunque una quantità di agevolazioni mai riservata a nessun altro operatore economico regionale”.

Lo ha dichiarato il capogruppo Idv Abruzzo, Carlo Costantini, in merito alle dichiarazioni di Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat.

“Ci ha guadagnato il territorio – ha detto – con l’intera società abruzzese, ma ci ha guadagnato moltissimo anche il Gruppo Fiat. Per questo ritengo che le dichiarazioni di Marchionne offendano, per la parte relativa alla Sevel, una intera regione, i suoi lavoratori e soprattutto le migliaia di piccoli operatori economici che negli anni, senza aiuti economici di alcun genere, senza cassa integrazione, senza alcun ombrello protettivo, hanno saputo portare avanti le loro aziende.

CONFINDUSTRIA CHIETI: ”SEVEL E’ ECCELLENZA ITALIANA, MARCHIONNE NON VUOLE ABBANDONARE”

“La verità – ha spiegato Costantini – è che se il mondo è cambiato improvvisamente, la responsabilità non è certo dei lavoratori, ma di una azienda che forse non ha saputo prepararsi per tempo ed ancor più di un Governo che ha costretto per anni il Parlamento ad occuparsi dei problemi di un solo cittadino e non di tutto quello che nel frattempo gli accedeva e gli continua ad accadere attorno”.

CHIETI – “La Sevel è un pezzo importante dell’industria italiana, da sempre considerata un’iniziativa di successo in Europa nel settore light wagon. Nell’intervista Sergio Marchionne si riferiva a un’insufficiente competitività di tutto il sistema industriale italiano e non solo del sistema automotive”.

Lo afferma il presidente dell’Associazione degli Industriali della Provincia di Chieti Paolo Primavera.

“Per molti anni Sevel ha rappresentato un’eccellenza tanto che ne è derivato uno sviluppo significativo per la nostra Provincia e per l’intero Abruzzo. Oggi – aggiunge Primavera – opera in un sistema molto più competitivo e come stabilimento dovrà fare ulteriori sforzi per mantenere alti i livelli di competitività che ne hanno determinato sviluppo e successo”.

E alla domanda se pensa, come sostiene Epifani, che Marchionne voglia andar via dall’Italia, Primavera ha risposto: “Assolutamente no, e la risposta è intrinseca nei contenuti del progetto Fabbrica Italia che addirittura prevede il raddoppio delle produzioni nel nostro Paese. Ovviamente ciò sarà possibile solo a fronte del recupero di produttività e redditività necessarie a sostenere l’impresa e che deve coinvolgere l’intero sistema produttivo italiano. Il futuro del nostro sistema passa attraverso l’impegno da parte del mondo politico, economico e imprenditoriale di generare nuova classe dirigente”.

PRESIDENTE PROVINCIA CHIETI: ”MARCHIONNE IPERBOLICO”

LANCIANO – “Mi pare che le parole di Sergio Marchionne siano frutto di un’iperbole retorica, pur se non disconosco un problema di produttività, che esiste nel nostro Paese e che va affrontato con serietà da tutti, imprese, lavoratori, sindacati: l’Italia ha senza dubbio bisogno di maggiore competitività per raggiungere i risultati di altre economie in ripresa e per far questo occorre un patto serio e responsabile tra imprenditori, lavoratori, sindacato e politica”.

Lo afferma il presidente della Provincia di Chieti nonché responsabile dell’Upi per lo sviluppo economico, Enrico Di Giuseppantonio.

“Le parole dell’amministratore delegato della Fiat, tuttavia, non credo possano essere applicate ai lavoratori dello stabilimento della Sevel in Val di Sangro – aggiunge Di Giuseppantonio – che si sono sempre distinti per capacità e zelo così come in ogni altro sito produttivo abruzzese: i nostri lavoratori hanno contribuito in maniera determinante al successo del nostro modello in ogni comparto, come ben sa Marchionne che affonda le sue radici proprio nella provincia di Chieti”.

“Chiedo infine a Marchionne – conclude Di Giuseppantonio – di riflettere sulla potenzialità attrattiva del Made in Italy, di cui si è giovata per decenni la Fiat, che non potrà mai disconoscere la sua profonda italianità, che è insita nella sua produzione”.