L’AQUILA – “Il programma di “Festival Off”, più che ingrandire ‘l’offerta culturale verso la saggistica e il dibattito politicò, come lo ha definito l’Assessore Roberto Santangelo, sembra essere un festival di partito, una serie di appuntamenti per osannare il lavoro della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e per continuare a distorcere la narrazione sui femminicidi e sull’immigrazione nell’ultimo appuntamento”.
A sostenerlo L’Aquila coraggiosa, che ha come consigliera al Comune dell’Aquila Simona Giannangeli, che evidenzia che la prima iniziativa annunciata dopo l’ufficiale inizio di L’Aquila 2026, vedrà la presentazione dei volumi: “Le tre età della fiamma. La destra in Italia da Giorgio Almirante a Giorgia Meloni” di Marco Tarchi, “Belle ciao! Come Giorgia Meloni e la destra hanno mandato in tilt il femminismo.” di Barbara Saltamartini e “Le vite delle donne contano: Lola, Pamela e Desirèe, quando l’immigrazione uccide” di Francesca Totolo.
LA NOTA
Lo scorso 17 gennaio, durante l’inaugurazione ufficiale di L’Aquila Capitale della Cultura, è bastata una domanda di un giornalista di Piazzapulita a far perdere la pazienza al Sindaco Pierluigi Biondi. Una domanda banale, alla quale tutte e tutti avremmo risposto convintamente di sì senza esitazione: si dichiara antifascista?
Una domanda di cui tutte le cittadine e tutti i cittadini dell’Aquila conoscevano già la risposta, ma che ha infastidito il primo cittadino evidentemente in difficoltà dopo l’intervista che aveva rilasciato alcuni giorni prima al quotidiano Il Centro, dove non solo non si dichiara antifascista, ma vanta con una certa nostalgia il suo passato da militante che esponeva la croce celtica durante le manifestazioni, dichiarava “falsi storici” i libri dei “professori di sinistra” insieme all’attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e leggeva addirittura “di peggio” dei discorsi di Mussolini.
Un passato che Biondi – per l’appunto forse un po’ nostalgico – non sembra aver lasciato alle spalle e, nonostante il nervosismo per le “scomode domande” continua a portare avanti fieramente.
Proprio ieri, infatti, ha presentato con una conferenza stampa a Palazzo Margherita, insieme alla consigliera Claudia Pagliariccio e all’Assessore regionale alla cultura Roberto Santangelo, il programma di “Festival Off”, una serie di tre appuntamenti, finanziati e patrocinati dal Comune, che andranno ad anticipare la prossima edizione di L’Aquila Città del Libro.
Si tratta, sostanzialmente, della prima iniziativa annunciata dopo l’ufficiale inizio di L’Aquila 2026, che vedrà la presentazione dei seguenti tre volumi: “Le tre età della fiamma. La destra in Italia da Giorgio Almirante a Giorgia Meloni” di Marco Tarchi, “Belle ciao! Come Giorgia Meloni e la destra hanno mandato in tilt il femminismo.” di Barbara Saltamartini e “Le vite delle donne contano: Lola, Pamela e Desirèe, quando l’immigrazione uccide” di Francesca Totolo.
Insomma, più che un festival che ingrandisce “l’offerta culturale verso la saggistica e il dibattito politico”, come lo ha definito l’Assessore Santangelo, sembra infatti essere un festival di partito, una serie di appuntamenti per osannare il lavoro della Presidente del Consiglio Meloni nel caso delle prime due presentazioni e per continuare a distorcere la narrazione sui femminicidi e sull’immigrazione nell’ultimo appuntamento.
Il tutto in piena continuità con le scorse edizioni di L’Aquila Città del Libro, capaci di portare il nostro territorio sulla cronaca nazionale non per la qualità degli eventi, ma per la presenza di ospiti neonazisti ed antisemiti, di cui lo stesso Biondi, durante la prima edizione, si è vergognato a tal punto da far annullare alcune presentazioni.
Infine, questo festival è la dimostrazione del concetto che hanno Biondi e la sua Giunta dell’amministrare.
Come sempre abbiamo denunciato, infatti, in questa città non c’è spazio per il dialogo e la partecipazione, in particolar modo se leghiamo questi due concetti alla cultura. L’Aquila 2026 doveva essere un’occasione importante per tutta la comunità, da costruire con la partecipazione delle cittadine, dei cittadini e delle associazioni.
Si è preferito invece fare il contrario: decidere tutto dall’alto, escludere le piccole realtà culturali locali e sviluppare iniziative non culturali e per tutte e tutti, ma pensate ad hoc solamente per una parte di città. Questa non è la Capitale della Cultura in cui ci riconosciamo e che meritiamo.





