PESCARA – Risplenderanno di nuova luce in una “Notte di luna calante” le parole di Eleonora Duse nel recital di quest’anno pensato per il D’Annunzio International Arts Festival.

L’8 settembre all’Aurum di Pescara alle ore 21:30 gli attori Franca Minnucci, Michele Placido e il compositore Davide Cavuti saranno gli interpreti d’eccezione di una preziosa scoperta.

“Le parole di Eleonora hanno la sua voce e vogliono la sua voce”: così l’attrice Franca Minnucci, già acuta e profonda conoscitrice della ninfa dannunziana, sembra restituire e affidare tutta la paternità letteraria ma anche scenica, vocale, alla sua prediletta, grazie ad una interpretazione che sarà di estremo fascino e suggestione.

La Duse verrà riportata così in scena attraverso un recital/lettura di alcuni frammenti tratti dall’ultimo epistolario della Divina con D’Annunzio ma anche dai drammi del Vate “La Gioconda” e “Il fuoco”, ispirato alla relazione che il poeta pescarese aveva avuto con la Duse.

Torneranno così in vita, col controcanto della sapiente e accorta voce di Michele Placido, gli intimi sussurri di una donna che si rivelò per D’Annunzio non una semplice amante, ma quella profonda anima ideale che Gabriele immaginò sempre unica isola di ispirazione poetica e profetica.

Il 1904 rappresenta per D’Annunzio e la Duse una data chiave per comprendere fino in fondo il loro tormentato rapporto, perché è anche l’anno dell’epistolario e soprattutto della “Figlia di Iorio”, scritto dal poeta per la sua Divina, ma poi affidato ad Irma Gramatica: questo uno dei motivi di una profonda rottura tra i due amanti, ma soprattutto origine di doloroso pentimento dell’autore dopo la scomparsa dell’attrice: “è morta quella che non meritai”.

“Non è stata solo una storia d’amore, una passione condivisa – rivela l’artista Minnucci – ma soprattutto una relazione di autentica stima reciproca. Un rapporto assolutamente paritario: siamo di fronte ad un’attrice al cospetto  del suo autore. Dopo il distacco tra i due, a Eleonora mancherà più il poeta che l’uomo”.

Ascoltare le parole della Duse sarà in fondo come vederla muoversi sulle tavole del palco: “Lei aveva una grande presenza scenica – precisa l’interprete – una recitazione che passava attraverso il suo volto, i suoi ‘passi’. La sua voce entrava prima del suo corpo. E quelle tavole dove lei recitava erano in fondo la sua croce, il suo Golgota”.

Sarà sempre il cuore della Duse a dover scontare il dolore di una passione, il vero martirio della sua esistenza, che neanche la sua malattia avrebbe mai potuto procurarle.

Ma in quella sofferenza, che è sempre l’eterna condanna ma anche la stagione più amica e preziosa degli eletti, la rivelazione delle parole avrà un suono diverso, ora meno ostile e amaro: in una “Notte di luna calante” potrà anche accadere di scoprire il ‘velo’ sui profili di un calco. E parlare con Eleonora. Ma stavolta, insieme al poeta, assetati di lei, ci faremo distrarre dallo sguardo sacro e pulito delle sue parole. E getteremo via, per sempre, dal suo volto, quel sipario inutile, bugiardo. Sarà D’Annunzio stesso che ce lo chiederà.