L’AQUILA – Una Festa della Montagna dell’Aquila, che per Sinistra Italiana “è revisionista e verrebbe da dire ‘rovescista’, sull’evasione di Benito Mussolini messa in atto da un esercito occupante, quello nazista”, e per di più “fa’ l’apologia di Adelchi Serena, promulgatore delle leggi razziali”.
L’attacco arriva all’indomani della presentazione del cartellone dell’evento, che si svolgerà a dal 4 al 6 ottobre nel capoluogo
Difende invece a spada tratta il programma, il consigliere comunale Daniele D’Angelo, detto Parkeller, uno degli organizzatori, facendo osservare che “il comitato organizzatore dell’evento ha invitato ad illustrare la vicenda dell’Operazione Quercia, il professor Walter Cavalieri, grande studioso di storia contemporanea e non certo politicamente vicino all’attuale amministrazione”.
E fa notare che “Serena ha avuto un merito, e non credo che questo possa essere messo in discussione: aver modernizzato la città”.
Ennesimo capitolo, quello che va in scena in queste ore, sugli eventi aquilani, contestati da Biondi perchè di ”sinistra”, come il Festival degli Incontri, o cancellati, come il Festival della Montagna, sostituito appunto dalla Festa della montagna. Che ora viene accusata di essere di “destra”, dalla sinistra aquilana.
Tra gli eventi della Festa della Montagna il concerto del 6 ottobre di Sergio Caputo, la partecipazione di Manuela Di Centa, campionessa olimpica, ex parlamentare di Forza Italia, del regista Francesco Pingitore, dei giornalisti Fabrizio D’Esposito e Luca Telese.
Previsto oltre al dibattito sull’Operazione Quercia, che portò alla liberazione di Benito Mussolini dalla sua prigionia a Campo Imperatore, da parte dei nazisti, e su Adelchi Serena, conferenze su “Treni di montagna, il turismo eco-culturale”, “I casali di montagna”, “Percorsi dello spirito, il turismo religioso montano” e la “La Montagna che vive”.
“Il Festival della Montagna è stato cancellato – esordisce nella nota Si -. Noi, da sempre ecologisti (anche quando non era di moda) vicini ai movimenti per la difesa dell’ambiente e simpatizzanti anche del concetto di decrescita che è cosa più complessa della ridicolizzazione che se ne fa nei talk show, abbiamo appreso con dispiacere la cancellazione del Festival pur non avendo condiviso a volte l’approccio sviluppista con il quale venivano declinati alcuni temi ma sempre riconoscendo il lavoro di qualità degli organizzatori. Il dispiacere diventa sdegno quando appare il mezzo programma della Festa della Montagna voluta dal sindaco Biondi Il programma non approfondisce tematiche legate alla montagna, ai turismi, alle aree interne e alle aree protette, all’agrosilvopastorale e tanto altro ma è una carrellata cencelliana per dare visibilità alla sua area politica e alla sua maggioranza, entrambe mal messe”.
“Una sfilata di giornalisti e pubblicisti locali e nazionali (i primi impegnati a sostenere la sua Amministrazione, ai secondi si richiederà di accompagnare la sua candidatura- ormai lontana- al parlamento) – prosegue la nota -, che parleranno di tutto e di niente. Un po’ di visibilità ai maggiorenti della sua maggioranza e poi qualche tocco fieristico di un po’ di tutto: soccorso in quota, fuoristrada (attività peraltro vietata e consentita solo per ragioni di soccorso e lavoro, ma questo Biondi non lo sa), santuari (con Quagliarello in qualità di esperto!) e vendita di cianfrusaglie”.
“Tralasciamo per amore di patria antifascista il dibattito, più che revisionista verrebbe da dire rovescista, sull’evasione di Mussolini messa in atto da un esercito occupante, quello nazista, che portò alla nascita della sanguinaria Repubblica di Salò (per Biondi invece luogo di culto, esempio di onore e ardore) e sull’apologia di Adelchi Serena, promulgatore delle leggi razziali, ma questo al trentinizzatore Parkeller non interessa. In conclusione rileviamo anche l’ipocrita atteggiamento del Sindaco che accusa gli organizzatori del Festival degli Incontri di non ispirarsi a criteri pluralisti e poi imbottisce la Festa della Montagna di fascisti vecchi e nuovi; arriva a sostenere che Roberto Saviano e Zerocalcare non meritano L’Aquila e nel suo programma non si intravedono personaggi che oltrepassano la sua cerchia di amici-camerati momentaneamente asserragliati a Palazzo Fibbioni. A proposito di montagna e Collebricioni vogliamo ricordare al sindaco e a Parkeller che i Nove Martiri non sono caduti in un crepaccio ma sono stati uccisi dai nazisti, gli stessi che hanno fatto evadere Mussolini”, conclude la nota.
Di tutt’altro avviso Daniele D’Angelo.
“Probabilmente a qualcuno è sfuggito un particolare – esordisce nella nota -. Il comitato organizzatore dell’evento ha invitato ad illustrare la vicenda dell’Operazione Quercia il professor Walter Cavalieri, grande studioso di storia contemporanea e non certo politicamente vicino all’attuale amministrazione. Il professor Cavalieri nel 2010 scrisse un libro dal titolo ‘Adelchi Serena, il gerarca dimenticato’, dove Serena finalmente veniva sdoganato dal disonore del periodo fascista”.
“Serena ha avuto un merito, e non credo che questo possa essere messo in discussione: aver modernizzato la città. Senza dimenticare che fu uno dei più importanti oppositori all’entrata in guerra dell’Italia e all’alleanza con la Germania – aggiunge D’Angelo -; e se la vogliamo dire tutta, non aderì nemmeno alla Repubblica sociale. E non credo che sia nemmeno un caso che, dopo la guerra, sia stato assolto nel processo che lo interessò. L’operazione Quercia fu uno degli eventi storici di rilievo dopo la caduta del fascismo, che accadde sulle nostre montagne. Non solo, fu anche un’operazione aerea che è stata analizzata dagli esperti per la sua difficile attuazione. Dunque, un mero approfondimento tecnico-storico e null’altro”.
“Questa città – incalza D’Angelo – ha una storia che parte dalla metà del 1200 e arriva sino a noi, ma ha anche la grande presunzione di essere solo contemporanea. Questa città fonda la sua forza sulla storia e la storia deve essere anche fonte di turismo e reddito come avviene in tantissime altre città italiane; abbiamo l’esempio di Pescara, dove poco tempo fa 100 mila persone sono state presenti alla ricorrenza dell’episodio di Fiume. Pertanto, ritengo puerile tacciare questa amministrazione di una retorica fascista, che non ha luogo di essere, e magari è opportuno avere e valorizzare la conoscenza storica oggettiva di certi avvenimenti e di certi periodi. La critica sterile merita solo il silenzio da parte di chi vuole guardare la storia con gli occhi della conoscenza”, conclude D’Angelo.





