PESCARA. ‘Il femminicidio nella contemporaneità: prevenzione, educazione civile e fondi per i centri antiviolenza’.

Questo il tema, con tanto di dati allarmanti, trattato nell’incontro di ieri al Museo ‘Vittoria Colonna’ di Pescara, coordinato dal consigliere regionale e presidente della V Commissione Affari sociali e Tutela della salute’ Nicoletta Verì, di fronte a un pubblico vastissimo e prevalentemente al femminile che ha ascoltato il tema affrontato sotto diversi punti di vista e non solo nella sua rapida espansione.

Nodo centrale dell’incontro, l’importanza di frenare la violenza sulle donne attraverso un’opera di sensibilizzazione della società ed educazione al rispetto della donna e dei suoi sentimenti, ma anche la creazione di strutture accoglienti sul suolo nazionale in grado di dare asilo a tutte quelle donne che ferite nel corpo e nell’anima, non riescono a trovare pace e rifugio ed hanno la necessità di ricominciare.

Sul palco, reading poetici, immagini e letture sentite hanno raccontato storie di un’unica protagonista ossia la donna, apparentemente fragile ma in realtà molto forte ed in grado di riappropriarsi anche di sé stessa combattendo contro un ego ferito a morte che inizialmente crede di non poter andare avanti.

Soltanto nei primi sei mesi dell’anno in corso in Italia sono state uccise 81 donne, il 75 per cento di esse proprio all’interno di un contesto familiare, nell’intimità della propria abitazione. Ogni giorno una donna ogni dodici secondi viene colpita da ogni genere di violenza fisica, verbale o psicologica, che lede la sua dignità annullandola.

Sempre quotidianamente, 95 donne di media denunciano di aver subito delle minacce, più o meno gravi che le spaventa rendendo la loro vita un incubo e 87 sostengono di aver subito delle ingiurie.

Circa 64 invece, raccontano di aver riportato delle lesioni dolorose che in passato avevano negato per paura di subirne altre, 19 dichiarano di subire percosse, 14 ‘stalking’ e 10 si disperano per le violenze sessuali.

“Non passa giorno senza un nuovo caso sulle donne – così ha introdotto il discorso Nicoletta Verì – e i dati ansa sono davvero sconcertanti. Basti pensare che tra il 2000 ed il 2012 sono state 2.200 le donne vittime di omicidio in Italia, la media è di 171 delitti l’anno, uno ogni due giorni. È una realtà che colpisce tutte le regioni e la domanda che spesso mi viene rivolta è com’è appunto la situazione in Abruzzo. In realtà la situazione in Abruzzo è tendenzialmente uguale al Meridione: la violenza sulle donne colpisce tutte le classi sociali, indistintamente e l’elemento che deve portare noi a riflettere è che quasi il 40 per cento delle donne viene ucciso del proprio partner, dalla persona con la quale la donna vive una relazione di coppia stabile”.

Gli interventi, poi, sono stati di diverso taglio: il primo è stato affidato a Bruna Silvidii, dirigente psicologa e psicoterapeuta  nella Asl di Pescara, che ha aiutato a comprendere il processo di recupero di una donna colpita dalla violenza; poi è stata la volta della conduttrice televisiva Rosa Tv nonché scrittrice “dell’essere meraviglioso chiamata donna”, Catia Napoleone, che ha sottolineato la sua voglia di raccontare la donna che combatte nel nome della propria dignità: la Napoleone in onore del convegno ha scritto un brano letto dal poeta Dante Quaglietta, in cui ha definito il femminicidio come un problema degli uomini e che dunque va affrontato dagli uomini e non dalla donna.

Inoltre hanno partecipato all’incontro il presidente della Commissione Pari opportunità della Regione Abruzzo, Gemma Andreini, l’onorevole che ha relazionato alla Camera dei Deputati proprio la legge sul femminicidio Gea Schirò Planeta, e Danielle Mastrangelo,  Avvocato penalista del Foro di Pescara che ha osservato il problema sotto un punto di vista legale e giudiziario.

Problema di carattere mondiale, dunque ma anche un problema di salute pubblica, che comporta anche delle grave conseguenze come depressione, alcolismo, aborto; per lo più i caratteri di dipendenza sono dovuti alla mancanza di autostima persa con l’abuso. Queste sono tutte situazioni sulle quali bisogna intervenire con un adeguato supporto psicologico proprio per far capire alla vittima che si può andare avanti, per convincerla del fatto che la vita non finisce di fronte ad una violenza.

“Ho scelto di intervenire sulle donne vittime di una violenza con l’arte terapia – ha sottolineato la Silvidii – con il Gruppo di Art- terapy ho a che fare tutti i giorni con le immagini che molto spesso colpiscono perché rappresentano la denigrazione, l’identità psico-fisica e psico-affettiva della donna; ma prima di parlare di donna preferisco parlare di persona, perché chi guarda attraverso l’idea che ogni individuo è persona, offende veramente”.

Anche l’immagine partorita dalla donna stessa dunque può rappresentare un supporto con cui alleviare le proprie ferite; con l’arte che viene sottoposta a una terapia ‘dolce’ e lentamente piacevole.

“Il numero delle donne – ha aggiunto la Silvidii – che entra nel mio gruppo cresce in maniera vorticosa, solo nell’ultimo anno ho seguito in più 40 donne; il più delle volte esse giungono con disturbi psichici, attacchi di panico, depressione, stati psicotici dovuti ad abusi e molestie sessuali subite durante l’età evolutiva, altre invece subiscono persecuzioni e stalking, sui posti di lavoro o da compagni che intendono lasciare ma le perseguitano”.

In più occasioni è stata osservata la necessità di scendere in campo con dei mezzi concreti e con  azioni davvero utili per affrontare questa realtà difficile da combattere ed è stata proprio la Andreini a supportare l’esigenza della creazione di centri validi per il supporto della donna oltraggiata.

“Stiamo pensando ad un bando europeo, per reperire dei fondi dall’Europa , e poter aprire dei centri antiviolenza. Guardando le realtà nazionali, dove per fortuna esistono già dei centri antiviolenza e dei centri di riabilitazione per lo più gestiti da volontari, si può dire che essi siano di grande supporto alla donna offesa. È uno degli impegni maggiori su cui andare avanti in questo momento vista la gravità della situazione. La nuova legge prevede lo stanziamento di 10milioni di euro per i centri antiviolenza e noi saremo pronti a proporre dei progetti per realizzare queste realtà indispensabili per affrontare  il problema”.

A proposito di fondi, anche l’onorevole Schirò Planeta ha tenuto a sottolineare l’importanza dei fondi necessari da reperire per affrontare sul territorio nazionale un così esteso problema.

“Per la prima volta una legge ha anche una copertura economica, un punto di partenza, una garanzia importante ad esempio per la realizzazione di centri di assistenza che non sono solo le Asl ma anche le case rifugio per esempio perché una donna che fugge da una triste realtà non si senta da sola”.

Commozione, riflessione e speranza hanno caratterizzato l’applauso richiesto, ad un pubblico attento, dalla Verì: “Vorrei che ci unissimo in un lungo applauso non dedicato a coloro che sono intervenuti, che ovviamente ringrazio di cuore, ma a coloro che vorrei non fossero mai dimenticate perché sono simbolo di sofferenza di fronte al problema del femminicidio: Simonetta Cesaroni, Elisa Claps, Yara Gambirasio, Melania Rea, Sara Scazzi, Vanessa Scialfa e tante altre donne”.