MIGLIANICO – Giovanni Carbone, il killer di Miglianico, resta per ora chiuso in se stesso dopo essersi rifiutato di farsi interrogare dai giudici ma limitandosi a confessare l’omicidio. Ora l’attenzione si sposta sul movente che avrebbe indotto l’assassino a freddare la compagna Eliana Maiori Caratella.
Probabile, dunque, che gli investigatori privilegino la pista passionale anche se i contorni di questo femminicidio sono ancora tutti da chiarire.
Secondo quanto si è appreso, non sembra che i vicini di casa abbiano testimoniato, almeno finora, di liti tra la bancaria, originaria di Chieti e il suo assassino che è di Matera.
Di certo Carbone, ora indagato per omicidio volontario, non era uno stinco di santo. Infatti tre anni fa venne arrestato per non essersi fermato con la macchina all’alt dei carabinieri e ferì anche un militare, comportamento che gli costò una condanna a un anno di reclusione. Insomma, una persona dall’indole violenta, che potrebbe essere stata la causa della tragedia che ha sconvolto il piccolo centro del chietino.
La matassa potrà essere sbrogliata quando l’indagato, in occasione dell’imminente convalida del fermo di polizia giudiziaria, potrà spiegare a pm e gip quanto è realmente accaduto e la motivazione del gesto assurdo.
Probabile che un colloquio con il suo avvocato, Franca Zuccarini, induca il killer, che ormai non ha nulla da perdere e rischia l’ergastolo, a vuotare il sacco. Il dolore di quanto accaduto tocca anche Francavilla, dove viveva parte della famiglia di origine della vittima, e Pescara, visto che lavorava lì.
DONNE DEMOCRATICHE: “TRAGEDIA IMMANE, RAFFORZARE CENTRI ANTIVIOLENZA”
Appuriamo con grande dispiacere che l’ennesimo femminicidio è stato consumato, e questa volta in una città a noi molto vicina, Miglianico, nella provincia di Chieti.
La vittima è la quarantunenne Eliana Maiori Caratella, dipendente di una banca a Pescara e madre di due figli, uccisa da Giovanni Carbone a colpi di pistola sul volto, di 39 anni, suo compagno da poco più di un anno.
Alla luce della tragedia avvenuto a Miglianico la Portavoce regionale delle Donne Democratiche Lorenza Panei e la Coordinatrice delle Donne Democratiche della Provincia di Chieti Marta Rapa, esprimono “profondo dolore” per quanto accaduto e manda “un pensiero di affetto per i figli rimasti soli dopo il dramma odierno e di solidarietà all’intera comunità. Comunità che auspico sappia stringersi attorno ai familiari per dare loro la forza di superare questa terribile prova”.
Di fronte al nuovo episodio di femminicidio, le Donne Democratiche Abruzzo ribadiscono inoltre “l’impegno della Conferenza nel contrasto alla violenza contro le donne e l’invito a tutte coloro che si trovano in una situazione di violenza domestica a rivolgersi ai servizi territoriali e alle autorità competenti.
Al momento non sono chiare le ragioni di questo ingiustificabile gesto né si sa nulla delle possibili motivazioni. Resta la certezza, però, che ci troviamo di fronte ad un’ennesima tragedia, che vede ancora una volta vittima una donna strappata alla vita per mano di una persona a lei vicina. Un familiare. Oltre la metà delle volte i femmicidi sono compiuti da uomini che avevano un legame affettivo con la vittima.
Di fronte a questo dramma ogni parola potrebbe essere ritenuta superflua. Crediamo invece che davanti ai femminicidi non debba mai prevalere il silenzio né la rassegnazione. Al contrario questi fatti sconcertanti devono essere monito perché la violenza contro le donne sia un tema di cui discutere, di cui farsi carico donne e uomini insieme perché è responsabilità di tutti agire per contrastare e sconfiggere quella che è una vera e propria piaga per la nostra società”.
Invitiamo infine la Regione a rafforzare il sostegno ai centri e alle reti antiviolenza e ai servizi sociali comunali, realtà fondamentali e punti di riferimento dei territori per l’eliminazione del fenomeno, affinché le donne non si sentano più sole e inascoltate di fronte a situazioni di violenza.
FISAC CGIL: “NON SI PUÒ MORIRE COSÌ”
ieri, si è consumata una nuova ed ennesima tragedia, frutto di una lucida follia. Una giovane donna, madre e lavoratrice bancaria è stata barbaramente uccisa da un uomo, che non può avere alcuna attenuante. Anzi, auspichiamo che si faccia giustizia, al più presto, applicando il massimo della pena prevista.
Già nel 2017, un’altra lavoratrice bancaria ha avuto una orrenda sorte, inscenata, persino, con un falso suicidio.
Occorre, non solo ricordare, ma infondere una cultura nuova, in ogni luogo, perché si prenda coscienza dei mali del nostro tempo e non si lasci nessuno da solo.
La Fisac Cgil esprime il proprio profondo cordoglio ai familiari e, soprattutto, vicinanza ai due figli, minori.






