ROMA – I trattamenti per la fecondazione assistita, sospesi lo scorso marzo per l’emergenza legata al Covid-19, possono riprendere.

Lo afferma una circolare del Centro Nazionale Trapianti e del Registro Pma dell’Iss, disponibile sul sito del Cnt, secondo cui “si ritiene sussistano, ad oggi, le condizioni per la ripresa dei trattamenti momentaneamente sospesi e l’inizio di nuovi trattamenti, con priorità riservata alle coppie con indicazioni di urgenza per età o condizioni cliniche particolari e ai trattamenti sospesi in corso di pandemia”.

“Le procedure, spiega ancora la circolare, dovrebbero riprendere gradualmente, “includendo un’attività di triage rivolta sia alle coppie che debbano iniziare o completare un trattamento, sia a tutto il personale operante nei centri Pma. Tali attività di triage saranno finalizzate ad individuare precocemente situazioni di eventuale rischio, permettendo così di attuare le appropriate azioni di contenimento dell’infezione ove queste si rendano necessarie”. 

Il via libera riguarda sia le procedure che prevedono la donazione di gameti che quelle che non la prevedono, e la circolare invita i centri a riorganizzare le procedure e i locali per garantire la sicurezza. Secondo le stime della Società Italiana della Riproduzione Umana i cicli non effettuati nei mesi di lockdown porteranno 4500 nascite in meno.

“Le nascite con la procreazione assistita sono il 3-4% del totale in Italia, con l’eterologa, che però in questo momento di fatto è bloccata per la difficoltà nel reperire i gameti all’estero, forse si arriva al 5% – spiega Arianna Pacchiarotti, responsabile Pma dell’ospedale San Filippo Neri di Roma – E’ importante quindi riprendere gradualmente l’attività, per evitare una denatalità che si va ad aggiungere a quella che già è presente nel nostro paese. L’emergenza ha messo in luce anche la necessità di rendere l’Italia autosufficiente per le donazioni dei gameti, vista la disomogeneità della gestione della pandemia nelle nazioni da cui importiamo”.