ROMA – L’intreccio di dpcm, correzioni regionali e ordinanze comunali è destinato a cambiare, almeno per i prossimi giorni, le abitudini di vita e di lavoro delle persone in maniera tutt’altro che uniforme: si cambia, anzi, da campanile a campanile. 

E in ogni città la vita di tutti i giorni, con i gesti ricorrenti, viene scandita da orari differenti.

Chi si trova a Napoli e Milano, così, deve indossare la mascherina non appena mette piede fuori casa, ma a Torino no: l’obbligo scatta sugli autobus e “nei luoghi chiusi accessibili al pubblico”. 

Per quanto riguarda gli orari, i negozi di Roma sono aperti fino alle 21.30, mentre in tante città del Nord chiudono prima. 

La Liguria ha pure sposato l'”orario corto” ma il delivery è consentito anche oltre. 

Quanto agli spostamenti, la Capitale ha rivoluzionato l’ora di punta, che è spalmata su tre fasce dalle 8.00 alle 11.30. Le aperture degli uffici saranno rimodulate e si tenterà lo smart working per l’80% dei dipendenti comunali. 

Per il proprio personale la Regione Campania ha adottato gli scaglioni: chi ha il cognome che comincia per A-D entra fra le 7.30 e le 8.30, i P-Z tra le 9.30 e le 10.30, e l’orario di uscita sarà regolato di conseguenza. 

Il Comune di Torino, per “incoraggiare la mobilità dolce” conteggerà come orario di lavoro il tragitto casa-ufficio per chi usa la bicicletta anziché l’auto. 

Non c’è aspetto della quotidianità che non veda differenze. Gli appassionati di jogging possono correre, in Campania, tra le 6 e le 8.30 del mattino. 

Per evitare gli assembramenti, a Pordenone è possibile andare al cimitero fino alle 19.30, anziché le 18.15. Per gli amanti delle buone letture del Friuli-Venezia Giulia le biblioteche sono aperte. 

Un piacere, però, che è negato a chi vive a Reggio Emilia, indipendentemente dall’orario.