PESCARA – Erano da poco passate le 16 quando al Villaggio Alcyone, quartiere periferico di Pescara, risuona l’eco di cinque colpi di arma da fuoco. Qualcuno a bordo di un motorino, col volto coperto da un casco e pare anche un passamontagna, ha preso di mira Fabrizio Grimani, quarantenne pescarese, residente a Francavilla (Chieti), che si stava recando a casa della madre.

Uno dei cinque proiettili lo ha colpito alla gamba sinistra, mentre si trovava in viale Primo Vere, traversa che sbuca in viale Alcione, a un passo dal confine con Francavilla e all’altezza del bar dove l’uomo conosce tutti da una vita.

Tutti escono fuori richiamati dagli spari: i ragazzi che stavano al bar, gli avventori abituali e il figlio del titolare del negozio da parrucchiere accanto al bar, sarà lui a chiamare i soccorsi. L’ambulanza arriva subito e l’uomo viene trasportato immediatamente in ospedale.

La ferita non sarebbe grave, tanto che l’uomo sarebbe stato già dimesso con una prognosi di 25 giorni.  

La vittima, già nota alle forze dell’ordine, fa parte di una famiglia numerosa (cinque figli, compreso lui) e per questo conosciuta in zona. Di mestiere fa  l’ambulante nei mercati dove vende scarpe.

La gente del Villaggio Alcyone si riversa in strada. In pochi vogliono parlare, “qui è come Rancitelli e San Donato”, dicono, alludendo ad alcuni dei quartieri più difficili del capoluogo pescarese, “è come il Bronx”.

Qualcuno azzarda possibili motivazioni dietro la sparatoria, ma tutti sono convinti di una cosa: se l’uomo in motorino avrebbe voluto uccidere, lo avrebbe fatto facilmente. Invece ha mirato alle gambe. E dunque, forse, si è trattato di un avvertimento.

Sul caso indaga la Squadra mobile pescarese diretta da Pierfrancesco Muriana.