ROMA – “Separare i genitori dai figli è davvero una misura estrema”.
Lo ha detto la ministra alla Famiglia, alla Natalità, alle Pari Opportunità Eugenia Roccella a Sky Tg24 riferendosi alla vicenda della famiglia nel bosco.
“Quello che ha chiesto la Garante per l’infanzia – ha aggiunto – è davvero il minimo sindacale: prima di separare i bambini dai genitori bisognava fare una valutazione e non dopo. I giudici facciano un passano indietro rispetto alla decisione presa”.
Separare i bambini dai genitori – ha aggiunto Roccella – è una decisione molto pesante. L’idea di essere trasportati in una condizione del tutto diversa, tra l’altro, anche dal proprio stile di vita è già abbastanza traumatico. Ma la separazione dai genitori è davvero una decisione molto forte da parte dello Stato. lo penso che si separano i bambini dai genitori – ha sottolineato – in condizioni di rischio. Rischio veramente forte, di rischio per la vita, di rischio di abusi. Credo che ci siano strumenti meno brutali di intervento e che la separazione dai genitori, che è traumatica, deve essere – ha concluso – l’ultima spiaggia, non la prima”.
Nelle 13 pagine di ordinanza con cui il tribunale dei minorenni dell’Aquila ha deciso di separare la madre dai propri figli, gli educatori della casa famiglia usano toni forti nei confronti della donna: viene infatti descritta come “ostile e squalificante”, con un atteggiamento che ha finito per condizionare anche quello dei suoi tre figli. Quello che emerge è un quadro molto intricato, con protagonista una madre che “non si fida di nessuno” e non rispetta le regole, tentando di imporre le proprie anche in tema di istruzione.
“La madre manifesta scatti d’ira”, è “oppositiva alle indicazioni del personale e utilizza modalità comunicative svalutanti nei confronti delle educatrici”, hanno scritto i servizi sociali. L’ordinanza rivela poi anche lo scarso livello di scolarizzazione dei bambini, causato in parte anche dalle “convinzioni” della mamma di “iniziare il lavoro sugli apprendimenti dopo i 7 anni di età, poiché a detta loro il cervello è maggiormente predisposto all’apprendimento dopo aver fatto esperienze dirette nella natura”.
Nel provvedimento si parla anche del clima conflittuale tra la donna e i servizi sociali: “L’umore materno è andato col tempo peggiorando, verosimilmente poiché la signora mostra di avere per qualche ragione coltivato l’illusione di una permanenza in comunità molto breve e di un sollecito ripristino della convivenza di tutta la famiglia presso la propria abitazione”.
Al contrario, invece, il padre viene descritto più accomodante, di sostegno alla moglie e ai figli, con una condotta “adeguata e utile a rasserenare i figli e la madre”. E nel tempo, secondo quanto evidenziato dai giudici, anche i bimbi hanno risentito del clima di tensione, finendo per diventare aggressivi nei confronti delle educatrici e di alcuni minori presenti nella struttura protetta.






