L’AQUILA – “Un bel regalo e una gioia immensa” grazie “alla determinazione e la caparbietà”, ancora una volta “ce l’abbiamo fatta. E siamo qui, siamo gente di montagna. Semplice, ma con il cuore grande, che non si arrende”.
Con queste parole commosse Tonina Rosa, presidente dell’Opi Onlus è intervenuta all’attesa inaugurazione dei lavori di restauro della lunetta affrescata e del sacello votivo denominato “La Madonnella” nella Chiesa di San Massimo d’Aveja che si è svolta a Opi di Fagnano Alto (L’Aquila). L’edificio è stato gravemente danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009.
All’evento, che si è tenuto sabato 4 giugno, ha partecipato, tra gli altri, l’architetto Cristina Collettini, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio e Monsignor Antonio D’Angelo, vescovo ausiliare dell’Aquila che ha celebrato la messa eucaristica successiva all’inaugurazione degli affreschi.
I lavori, fortemente voluti dall’Associazione Opi Onlus presieduta da Tonina Rosa, sono stati realizzati grazie al finanziamento della Fondazione Carispaq e all’impegno di tanti. Dai sostenitori dell’Associazione, alle ditte di consolidamento strutturale e di restauro artistico, all’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di L’Aquila, in particolare don Bruno Tarantino e Gianluigi Simone.
“Il pessimo stato di conservazione dell’affresco della lunetta era, a nostro parere, un danno di immagine ingiustificato alla facciata di questa chiesa, oltre alla condizione di insicurezza e di degrado che la rendevano impenetrabile, stritolando il sacello votivo noto con il nome ‘La Madonnella’. Sono stati per molti anni, cruccio per lavori Onlus – così Tonina Rosa, presidente della Opi Onlus e continua – Il restauro dell’affresco della lunetta della porta di ingresso della chiesa di San Massimo (d’Aveia) porta a conclusione il restauro di questo edificio sacro gravemente danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009”.
La Soprintendenza dell’Aquila ha seguito i lavori in alta sorveglianza con i funzionari tecnici Antonio Di Stefano e Letizia Tasso.
L’architetto Collettini, ha commentato: “Io credo che il nostro lavoro sia quello di portare avanti il nostro patrimonio, cercando di far esaltare per quanto possibile i valori del nostro patrimonio. Qui c’è un esempio mirabile di come il privato sia stato in grado di sostituirsi alle istituzioni, quando le istituzioni non arrivano e non riescono a tutelare tutto quanto il nostro territorio. È stata una splendida occasione per restituire alla comunità di Opi due segni tangibili e caratterizzanti della propria storia e religiosità; “non la fine di un percorso, ma un punto di partenza per poter continuare a lavorare insieme sul territorio, con il territorio e per il territorio”.
Rosa ha esordito così nel suo intervento: “Due anni di pandemia, non ancora sconfitta, hanno cambiato radicalmente le nostre abitudini e la nostra vita. Siamo stati costretti a stare in casa e ciò ci ha reso più tristi e diffidenti. Abbiamo perso il piacere di stare insieme, di sorridere, di abbracciarci, di godere l’uno dell’altro. Come se questo non fosse sufficiente, dal 24 febbraio 2022 in Europa, spirano violenti venti di guerra, i conflitti e le brutture dolorose del secolo scorso sembravano archiviati, nessuno mai avrebbe immaginato di vivere così da vicino un incubo che da mesi tormenta il nostro sonno e i nostri pensieri e che purtroppo sembra non voler trovare una fine. Oggi però, in questo giorno di festa, è molto bello vedervi tutti qui. È un bel regalo e per me una gioia immensa”.
“La Opi Onlus che ho l’onore di presiedere ha concentrato il proprio impegno nella realizzazione di vari progetti nel settore di tutela, promozione e valorizzazione dei beni artistici e storici presenti nel borgo. Il restauro dell’affresco della Lunetta della porta di ingresso della chiesa di San Massimo d’Aveja porta a conclusione il restauro di questo edificio sacro gravemente danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009. Restituito alla comunità il 7 luglio 2014 da questa Onlus che ha trovato e ha messo a disposizione l’Arcidiocesi dell’Aquila, le somme necessarie per l’esecuzione dei lavori di restauro, fondi esclusivamente privati”.
“Il pessimo stato di conservazione dell’affresco della Lunetta era, a nostro parere, un danno di immagine ingiustificato alla facciata di questa chiesa riportata con il contributo di tanti agli antichi fasti. E così, questa Onlus, nel 2015 ha predisposto un progetto specifico che potesse offrire una soluzione alle criticità. Non sono mancati i problemi burocratici, lungaggini comprensibili e difficoltà di varia natura che hanno fatto temere il peggio. Poi per fortuna, la determinazione e la caparbietà hanno avuto il sopravvento. Ancora una volta ce l’abbiamo fatta. E siamo qui, siamo gente di montagna. Semplice, con il cuore grande. Siamo orgogliosamente figli di una grande e bellissima terra, l’Abruzzo”.
“Sono trascorsi 7 lunghi anni, la Onlus è riuscita di nuovo a coinvolgere le istituzioni preposte e tante persone che all’inizio forse hanno pensato che fossimo dei folli, poi catturate dal fascino del progetto che volevamo realizzare, non si sono tirate indietro. Il restauro del sacello votivo, noto come ‘La Madonnella’ è un altro segnale molto importante per gli abitanti di Fagnano Alto perché la sua storia è legata a doppio filo alla vicenda di questa piccola comunità che nei secoli, intorno a questo luogo ricco di neutrale sacralità è cresciuta, ha sofferto, ha pregato, ha pianto. Una devozione profonda quasi congenita ci viene dalla Madonnella. Circa 40 anni fa lo (stato) ormai fatiscente ha spinto gli abitanti di questo piccolo borgo, incuranti degli enti, delle norme e della burocrazia ad autotassarsi per ripagare il tetto così da evitare alla neve, alle piogge e alle copiose infiltrazioni d’acqua di arrecare ulteriori danni alla struttura in pietra e all’affresco ridotto ormai ai minimi termini. Certamente un’intuizione geniale che ha impedito si perdesse tutto. La Madonnella ha vegliato da sempre su di noi”, ha concluso.






