CHIETI – “Al di là dell’emendamento che potrebbe riprisitinare il divieto di estrazioni di petrolio entro le 12 miglia affondare il progetto della piattaforma Ombrina, è necessario aprire una grande vertenza per far pagare finalmente royalty adeguate a chi estrae già petrolio e gas nel nel nostro mare e nella nostra terra”.
Non solo impedire l’arrivo di nuovi ufo, per usare la nota metafora del presidente Luciano D’Alfonso, ma far pagare quelli che già sono da tempo atterrati o ammarati: la forte sollecitazione arriva da Fabrizia Arduini, referente energia del Wwf rivolta alla Regione e in particolare al consigliere con delega all’ambiente Mario Mazzocca.
Partendo da un dato molto eloquente: le attività di estrazione di gas e petrolio a terra, delle 8 sulla carta, non versano un centesimo, perché esiste una franchigia per le produzioni sotto le 25 mila tonnellate estratte.
Le trivelle attive compresa l’ultima arrivata sono tutte sotto questa soglia, trattandosi di piccoli giacimenti.
Non va meglio nel mare dove la franchigia, cioè l’estrazione a costo zero sotto i 50 mila tonnellate di petrolio, e gli 80 milioni di metri cubi di gas estratti.
Nel mare abruzzese delle 7 coltivazioni operanti superano questa soglia, godendo comunque di varie esenzioni e riduzioni, i progetti Rospo Mare, e tre prospicienti le coste teramane.
Il risultato è che l’Abruzzo guadagna la miseria di 200 mila euro circa nel 2013 e 2014 per attività che macinano fatturati milionari.
“È un’anomalia tutta italiana – spiega Arduini – la regione in sede di conferenza Stato Regioni potrebbe farsi promotrice di un’iniziativa volta a mutare questo regime di agevolazioni che altrove non esiste”.
Non è la prima volta che le associazioni ambientaliste fanno l’esempio senza andare troppo lontano della Croazia.
Un confronto impietoso.
“In Croazia – spiega Arduini – le royalty sono del 10 per cento, e non del 7 come da noi, ma soprattutto non ci sono franchigie e agevolazioni varie, paghi dal primo litro che estrai:e a conti fatti in Italia sulle prime 100 mila tonnellate annue si pagano 770 mila euro, in Croazia 3,5 milioni, cinque volte di più”.
Facendo i conti della serva, dunque in Abruzzo con regole più vantaggiose per lo Stato le Regioni e i Comini, gli incassi con le piattaforme già in attività potrebbero ammontare a 2 milioni che sono un cifra molto importante per bilanci esangui.
“Dovrebbe essere interesse di chi ci governa – conclude Arduini – non fare inutili regali alle attività petrolifere. Anche perché la collettività, che proprietari del sottosuolo abruzzese, si accolla disagi inquinamento da queste attività ed anche future bonifiche”.






