SULMONA – “Opere come Tap e Rete Adriatica rispondono solo ad una logica di profitto, nulla hanno a che vedere con gli approvvigionamenti tantomeno del gas russo perché al di là della minore dipendenza da Mosca, la vera motivazione per l’Italia nel voler imporre dall’alto questi progetti, è di diventare un grande hub del gas nel cuore del Mediterraneo con un proprio mercato da gestire”.

Lo dicono in una nota i Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona (L’Aquila), che si oppongono al metanodotto che dovrebbe attraversare la Valle Peligna e alla centrale di compressione Snam che dovrebbe sorgere alle porte della città, dopo l’esplosione di un impianto di distribuzione di gas in Austria, rilanciano la propria battaglia affermando che “queste infrastrutture, estremamente pericolose, siano soggette ad esplosioni anche per malfunzionamento o, come è avvenuto in alcuni casi di esplosioni dei gasdotti in Italia, per smottamenti di terreno”.

“Come Comitati siamo sempre stati convinti che più che la corsa al gas, l’Italia dovrebbe correre ai ripari e puntare sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica, tenendo presente  che i combustibili fossili sono i principali responsabili dei cambiamenti climatici in atto e  che un nuovo modello di economia che si prenda cura della terra, ha come premessa indispensabile una profonda modifica del modello energetico”.

“Uno studio di alcuni ricercatori di Standford”, continua la nota, “sostiene che entro il 2050 l’Italia potrebbe coprire l’energia che consuma al 100% da fonti rinnovabili: più o meno gli stessi anni della “vita utile” dell’investimento sul Tap”.

“E mentre in Italia si continua ad insistere con opere fortemente impattanti dannose per l’ambiente, per le economie locali e pericolose per quanto attiene all’incolumità pubblica come Rete Adriatica che corre lungo l’Appennino centrale altamente sismico e il Tap, la Banca Mondiale (il più grande fondo sovrano al mondo), annuncia che dal 2019 non finanzierà più esplorazioni e sfruttamento di gas e petrolio (salvo qualche eccezione per i Paesi sottosviluppati) e la Bei (Banca europea degli investimenti) ha disposto un rinvio per il finanziamento del progetto Tap che, ricordiamo, è collegato al Rete Adriatica (il troncone che interessa il nostro territorio è il Sulmona-Foligno con la centrale di compressione a Sulmona)”.

“Importando gas dall’Azerbaigian l’Italia favorisce il regime dispotico che governa quel Paese dove vengono sistematicamente violati i diritti umani, arrestati gli oppositori e i giornalisti indipendenti, calpestate le libertà, regime  che si sostiene proprio attraverso il petrolio e il gas”, concludono i Comitati nella nota.