TERAMO – “Se assecondiamo le cavolate, come quelle dette sul rischio nucleare dell’esperimento Sox, a noi ecologisti seri non crederà più nessuno. La politica ambientale ha bisogno di verità, di oggettività, perché sia credibile ed efficace”.
È questo il grido di dolore di Giovanni Damiani ex direttore tecnico Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta), da poco andato in pensione, e che ha assunto una decisa posizione, in appassionati interventi sul suo profilo Facebook, sul polverone mediatico e politico che si è scatenato intorno all’esperimento Sox, che sarà condotto nei Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso nel 2018, per studiare il comportamento dei neutrini.
Da storico ambientalista, e anche da ex assessore regionale dei Verdi, accusa in particolare “l’autolesionismo che si nutre di fake news” e di “sensazionalismo”.
Così Damiani boccia le posizioni assunte da un variegato fronte ambientalista, con in testa Augusto De Sanctis dell’associazione H2o, che ha definito l’esperimento Sox pericolosissimo e da cancellare, perché si utilizza il Cerio 144, una sostanza radioattiva, e in caso di incidente si potrebbero mettere a rischio in primis le falde acquifere del Gran Sasso, a poca distanza dai laboratori.
Una tesi rilanciata alla grande da un servizio della trasmissione le Iene dove l’inviata Nadia Toffa è arrivata ad associare l’esperimento al rischio nucleare di Fukushima, visto che si utilizzerà “una sostanza con la stessa potenza radioattiva” e che potrebbe mettere in pericolo un’intera regione italiana, l’Abruzzo, parlando senza mezzi termini di “minaccia nucleare”.
Invano gli scienziati dei laboratori, e non solo, hanno spiegato che invece non c’è nessun rischio perché nell’esperimento Sox non avvengono i processi tipici di una centrale nucleare, non c’è nessuna reazione nucleare.
I 40 grammi di sostanza radioattiva sono poi sigillati in un contenitore di tungsteno resistente fino a 1.700 gradi centigradi di calore, indistruttibile in caso di allagamenti e violentissimi impatti fisici, e anche in caso di terremoti di qualsiasi magnitudo, “come dimostrato da studi rigorosi che sono stati svolti come previsto dalla legge e verificati dalle autorità competenti”.
Ma questo non è bastato a chiudere la vicenda, tanto che oggi la presunta pericolosità dell’esperimento Sox e’ al centro un Consiglio regionale straordinario.
Damiani non lesina critiche a quel mondo ambientalista di cui è stato in altre epoche protagonista, e lo fa da persona competente nella materia del contendere, ricordando infatti che nella sua lunga carriera professionale è stato anche direttore generale dell’Anpa (Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, oggi Ispra) che ai tempi era anche Autorità nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione.
“Si è parlato di rischio di un olocausto nucleare in Abruzzo come Fukushima, poi qualcuno ha evocato Cernobyl, e poi di bocca in bocca, si sta arrivando a ‘come Hiroshima’ – sbotta -. Un giornale ha titolato ‘stop esperimenti atomici sotto al Gran Sasso’. Allora mi é venuto in mente Kim Jong Un, il leader supremo della Corea del Nord, appassionato di esperimenti atomici underground”.
E incalza: “Le Iene hanno intervistato sconosciuti ignoranti in materia. E se fossero stati consultati esperti veri? Magari un fisico radioprotezionista? Una critica che muovo alle istituzioni è di non aver curato, per l’ennesima volta, l’informazione corretta al pubblico – accusa – E nel silenzio parlano quelli che dicono cavolate. E un po’ li capisco: la scienza ‘non è democratica’ e chi è refrattario a essa non la capisce. I più non si fidano più di nessuno. Però è l’unica che abbiamo, e senza di essa non starei a scrivere su un sofisticato apparecchio, il computer, divenuto oramai un diffuso elettrodomestico, né potrei postare in rete questo scritto e forse non sarei arrivato a questa età senza i progressi della medicina. Non facciamoci del male più del necessario”.
Entrando ancora più nel dettaglio nel merito dell’esperimento Sox e delle proposte di chiudere “per precauzione i laboratori del Gran Sasso”, Damiani ricorda che “sulla radioprotezione questo Paese non ha nulla da imparare da nessuno. Sapete quanto materiale radioattivo è detenuto dai reparti di radiologia medica negli ospedali? – ricorda – E quanto nelle fabbriche per il controllo degli strati sottili o della perfezione delle saldature? Aboliamo gli ospedali o quei reparti?”.
A suo dire, “se le cautele autorizzatorie e di controllo vigenti in campo delle radiazioni ionizzanti fossero applicate a tutti i settori dell’ambiente vivremmo in un mondo molto migliore. E lo dice chi ha lottato, mai pentito, per la chiusura delle centrali atomiche per la produzione di energia elettrica in Italia – rievoca – e che di queste cose ne sa qualcosa, essendo stato direttore dell’Anpa, a suo tempo Autorità nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione”.
A tal proposito Damiani fa notare anche che “la normativa ambientale ha copiato a man bassa le procedure per la sicurezza nucleare. Penso alla Via, la Valutazione dell’impatto ambientale, ma anche ai modelli matematici predittivi della diffusione di inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo. Quelli che usiamo oggi per la difesa dell’ambiente da atomi (metalli pesanti) e molecole xenobiotiche, tossiche e bioaccumulabili – prosegue ancora – sono tutti modelli nati per la radioprotezione e sicurezza nucleare”.
Damiani poi critica pesantemente chi ha evocato il rischio che potrebbe comportare il verificarsi di un forte evento sismico in concomitanza con l’esperimento.
““Se un terremoto dovesse provocare la rottura dei contenitori e la fuoriuscita di materiale – osserva – quest’ultimo non sarebbe più un problema: il sisma dovrebbe essere di un’intensità tale da distruggere mezzo pianeta. E noi non ne saremmo più interessati: a quel punto sarebbe il terremoto il problema, e non il materiale attivo radiologicamente!”.
Uno dei motivi di rabbia nello scontro deflagrato, segno dei tempi, soprattutto sui social, è che i Laboratori del Gran Sasso con questa pubblicità negativa rischiano di avere pesanti ripercussioni, in termini di affidabilità e preferibilità, come luogo deputato dove effettuare esprimenti di prestigio, in un frangente storico già reso difficile dai continui tagli ai fondi della ricerca e dalla competizione da parte di altri laboratori sparsi per il mondo.
“Se si abbandonasse il Laboratorio, come conseguenza dell’azione di sollevatori di paure e professionisti della diffidenza, santificati da media, non mi meraviglierebbe – commenta l’ex direttore Arta – Se gli scienziati di assoluto prestigio restano qui è solo perché c’è il rivelatore Borexino, altrimenti vi sono altri laboratori sotterranei in Usa, Giappone e altrove. E dire che tutti si sciacquano la bocca con il ‘rilancio dell’economia possibile solo con la ricerca e l’innovazione’ mentre nella pratica, dove si fa ricerca, prendiamo gli scienziati a calci”.
A far arrabbiare Damiani è infine che la “bufala” della pericolosità dell’esperimento Sox, distoglie l’attenzione dai veri pericoli, che minacciano la falde acquifere, ovvero la solo parzialissima coibentazione e l’isolamento delle gallerie dell’autostrada A24. Che è anche per Damiani la parte da salvare della mobilitazione delle sigle ambientaliste.
La progettazione per la tanto invocata messa in sicurezza è già in realtà in fase di programmazione, e prevede la realizzazione di condutture di acciaio inox, che renderanno completamente isolato e impenetrabile il sistema acquedottistico, e la realizzazione di nuovi punti di captazione alla distanza prevista dalla legge, dalle attività umane, ovvero in primis dai Laboratori e dall’autostrada.
Il problema, tuttavia, sono i costi e le realtive coperture economiche, e l’avvio dei lavori previsto non prima del 2019.
“Il problema grosso, prioritario, è costituito dalle gallerie dell’autostrada – spiega Damiani – E per risolverlo occorrono tanti, tanti soldi. Quando le fecero io ero a manifestare per le modalità utilizzate: volevamo che non si svuotasse l’acquifero, come poi hanno fatto, abbassandolo di ben 600 metri, e drenare l’acqua intercettata. Se avessero fatto le gallerie ultra-rinforzate per resistere alle imponenti pressioni delle acque soprastanti, come mi dicono si farebbe in Francia, si sarebbe potuto evitare lo svuotamento e il drenaggio”.
“Ci obiettavano, ‘ma così noi forniremo acqua buona all’Aquila e Teramo! Con una stessa opera cogliamo due risultati!’. Ecco, invece, la realtà dei fatti. A me preoccupano più le gallerie che il casino su una sorgente radioattiva blindata. La domanda infatti resta: se si rovescia un camion cisterna, quali saranno le conseguenze?”, conclude.





