L’AQUILA – “Vogliamo lanciare un appello, vogliamo dire agli italiani ma anche fuori dall’Italia che queste sono zone sicure dove si può ricominciare a lavorare e a fare turismo. La migliore promozione oggi e’ non parlare di terremoto ma parlare di bellezze, della capacità che hanno questi territori di fare turismo”. 

Così il sottosegretario ai beni culturali con delega al turismo Dorina Bianchi, a margine dell’affollatissimo incontro di oggi pomeriggio a Palazzo Silone a L’Aquila, dove al fianco al neo assessore con delega al turismo, il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, che è anche capofila del settore nella conferenza Stato-Regioni, ha incontrato i sindaci delle aree interne terremotate, le associazioni di categoria, e gli operatori turistici abruzzesi.

Al centro dell’incontro, come ovvio, la difficilissima situazione del comparto turistico, che registra un pauroso crollo di presenze e incassi a seguito dei terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre 2016 e ancora del 18 gennaio 2017, a cui si è aggiunta anche l’emergenza neve. E a mettere in ginocchio l’economia delle aree interne, come se non bastasse, ci si è messa anche la Commissione nazionale grandi Rischi che con il suo presidente ha paventato un rischio di catastrofe paragonabile a quella del Vajont nella diga di Campotosto, e pure la possibilità di una scossa del 7.0 di magnitudo.

Un allarmismo duramente condannato da Lolli, ed anche dal direttore di Confcommercio Abruzzo Celso Cioni che anche oggi si è presentato all’appuntamento in tuta mimetica e ha avanzato l’ipotesi di un congruo risarcimento per il rovinoso allarmismo della Cgr.

Alla riunione hanno partecipato anche Federica Chiavaroli, sottosegretario di Stato al Ministero di Grazia e Giustizia, Giovanni Bastianelli, direttore esecutivo dell’Enit, Giovanni Portaluri, responsabile Competitività e Territorio di Invitalia. 

“Abbiamo due emergenze – ha spiegato ai cronisti il sottosegretario Bianchi – una è quella del cratere sismico e delle zone rosse a cui sono state giustamente riconosciute agevolazioni fiscali, nel decreto terremoto, poi l’altro problema di tantissime aree che stanno pagando le difficoltà legate al crollo delle attività economiche e turistiche a cui va la nostra attenzione. In questo momento abbiamo il decreto terremoto che approda alla Camera e questi incontri ci servono proprio per capire le correzioni che vanno eventualmente apportate”.

Tra le le misure che dovranno essere apportate, ha confermato Bianchi,  anche quelle relative al bando di Invitalia a favore delle attività turistiche del cratere sismico del 2009, finanziabili con i fondi del 4 per cento della ricostruzione stornati per il rilancio economico e produttivo. Ci sono infatti progetti presentati nei territori colpiti dai nuovi eventi sismici, che se pur approvati avranno difficoltà a portarli a compimento, visto che è mutato lo scenario e ora buona parte di quei fondi rischiano di non poter essere utilizzati se non si concedono deroghe, se non si ripensano i termini dell’intervento.

Rispondendo alla domanda dei cronisti se è in programma una campagna straordinaria di promozione turistica, sui grandi media nazionali e oltre per ricostruire l’immagine delle aree appenniniche devastate anche dal punto di vista mediatico, la Bianchi ha risposto che “come Mibact e come Enit ci impegniamo nella promozione di queste aree, stiamo individuando anche risorse economiche, per quanto riguarda lo spettacolo dal vivo che deve essere riproposto in questi territori, ci stiamo impegnando a far capire che si può tornare nei nostri borghi, in stazioni sciistiche che sono luoghi sicuri di una bellezza straordinaria”.
E ha concluso: “Abbiamo delle zone di montagna che vanno valorizzate in cui si può fare turismo invernale di altissimo livello Il lavoro da fare è tanto e lo vogliamo fare insieme agli imprenditori e agli amministratori locali per portare cose concrete”.

E’ stato evidenziato come molte attività turistiche, di produzione agroalimentare, di commercio e ristorazione, siano state gravemente danneggiate a livello strutturale con conseguente crollo dei fatturati e perdite gravi destinate a perdurare nel tempo.

“Emerge con chiarezza – ha detto Lolli – la necessità di consentire una ripresa ordinaria delle attività, riportando tutto il sistema alla piena operatività. Bisogna rispondere al caos mediatico che si è determinato attraverso la strutturazione di una strategia di comunicazione e promozione dell’identità del territorio, pensato e studiato con l’obiettivo di veicolare messaggi chiari e corretti sullo stato attuale e sulla sicurezza dei posti e delle destinazioni turistiche del nostro Abruzzo”. 

Le associazioni di categoria hanno condiviso le tre linee di azioni dalle quali ripartire per impostare un piano di gestione dell’emergenza e della governance futura: una linea legata alle azioni finanziarie a causa delle perdite economiche dovute ad un calo drastico delle presenze e delle entrate conseguenza di un effetto mediatico devastante sulle zone dell’Abruzzo e del Centro Italia colpite dal terremoto e dal maltempo. Poi una linea legata ad azioni strutturali con piani di intervento immediati sulle infrastrutture danneggiate, il monitoraggio delle strutture colpite, la messa in sicurezza degli spazi e una serie di azioni specifiche che facciano riprendere a regime le attività. Infine la linea legata ad azioni di comunicazione strategica.

Infine Celso Cioni, estroso direttore di Confcommercio Abruzzo, che anche oggi in tenuta militare ha inteso lanciare l’ennesimo allarme sulla situazione appunto campale in cui versa l’economia dell’Abruzzo interno.

“Stiamo vivendo da otto anni una guerra senza fine, buona parte dell’Abruzzo ma soprattutto dell’Aquilano sono in guerra contro un nemico invisibile che ci sta distruggendo. Dobbiamo far arrivare al governo un forte messaggio: senza provvedimenti di natura straordinaria è a rischio la tenuta sociale ed economica”.
 Sul rilancio turistico Cioni ha sottolineato che “dobbiamo riposizionare la nostra immagine dopo che la Commissione grandi rischi ha azzerato, in pochi secondi in poche righe, un’intera comunità, con un irresponsabile allarmismo di nuove scosse. Davvero una vergogna nazionale”. 

“Chiediamo un risarcimenti danni – propone dunque Cioni – a seguito delle scellerate dichiarazioni del presidente della Grandi Rischi, penso a migliaia di esercenti che ogni giorni aprono la saracinesca in una situazione sempre più difficile, serve un vero e proprio piano Marshall per l’economia del mostro territorio”.
E conclude: “Rimetterò in armadio i miei abiti militari solo se vedremo miglioramenti e segnali concreti. Mio nonno mi ha insegnato una cosa: le cose giuste non si aspettano ma si conquistano”.