PESCARA – E’ vera e propria emergenza rifiuti in oltre 40 Comuni della provincia di Pescara, dopo la chiusura, nei giorni scorsi, della discarica di Colle Cese a Spoltore (Pescara): cumuli di immondizia sempre più alti, infatti, sono ormai visibili sulle strade di tutto il Pescarese, da Montesilvano, quinta città d’Abruzzo, fino ai Comuni dell’entroterra e ai paesi di collina. Pattume in strada e difficoltà si registrano perfino a Spoltore, che per decenni ha ospitato la discarica utilizzata dall’intera provincia. Situazione migliore, invece, a Pescara, dove si sta provvedendo a conferire i rifiuti indifferenziati nella discarica di Sulmona (L’Aquila).
Nonostante la Regione abbia attivato, nei giorni scorsi, le riserve del 5% in quattro discariche, Chieti, Cupello, Lanciano (Chieti) e Sulmona, così come previsto dalla legge in casi di urgenza, la soluzione non sembra vicina.
La norma prevede infatti che siano i consorzi e gli enti locali a raggiungere un accordo, ma gli operatori non riescono a trovare un punto di incontro.
Ieri il primo cittadino di Chieti ha ribadito la sua indisponibilità ad accogliere i rifiuti del pescarese, mentre secondo i sindaci dei Comuni in emergenza la discarica teatina sarebbe la soluzione migliore, vista la vicinanza geografica.
Il governatore Gianni Chiodi, nei giorni scorsi, smentendo categoricamente l’esistenza di una emergenza, ha affermato che la Regione ha fatto tutto il suo dovere in termini di programmazione, che le responsabilità sono tutte da attribuire agli enti locali e ai consorzi e non ha escluso la possibilità di commissariare i soggetti inadempienti.
Nel frattempo monta la protesta dei cittadini: sui social network e sui blog c’é chi pubblica foto, parlando di scenari ‘napoletani’, e chi propone di abbandonare i rifiuti non più nei pressi dei cassonetti, ormai sommersi dalle buste di immondizia, ma bensì davanti ai Comuni e alle istituzioni locali.




