L’AQUILA –  “Il fatto che epidemiologi e virologi  in televisione siano stati soppiantati in queste ultime settimane da commentatori ed esperti di geopolitica e relazioni internazionali, non significa affatto che l’emergenza covid sia conclusa. Il virus circola ancora in maniera importante, e non bisogna assolutamente abbassare la guardia, persuasi dal fatto che visto c’è la guerra in corso in Ucraina, la pandemia può essere messa in secondo piano”.

Il calo dell’attenzione sul fronte del covid: questo l’argomento al centro dell’intervista ad Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, da due anni sul fronte della  guerra al coronavirus, nonché segretario regionale Anaao Assomed.

Per quanto la curva dei contagi e dei ricoveri sia in discesa, con l’Abruzzo tornato in zona bianca, ieri i nuovi casi sono stati  200 in più del martedì precedente e commenta Grimaldi:  “nel nostro reparto  – spiega Grimaldi – ad oggi abbiamo 18 posti letto su 24 occupati, e c’è anche un significativo turnover. Continuano ad ammalarsi persone non vaccinate, e anziane. Vero è che nella terapia intensiva ci sono solo tre ricoverati in gravi condizioni e che si assiste a una curva discendente. Ma tengo a ripetere che l’emergenza non è affatto finita, mentre registro una certa rilassatezza, anche la nostra città nell’adozione delle misure di sicurezza ovvero in primis indossare la mascherina ed evitare gli assembramenti”.

Intanto il nuovo vaccino Novavax, realizzato con tecnologia proteica e quindi “classica”, non sembra sfondare tra i non vaccinati: solo 275 dosi somministrate nei primi otto giorni in Abruzzo. Mentre i non vaccinati con più di 12 anni in Abruzzo sono ben 132.601.

“In nostro auspicio è che le persone che non si erano finora vaccinate sulla base di credenze farlocche sulla pericolosità della tecnologia mrna, potessero accettare vaccino proteico per così dire più tradizionale. Il fatto che le somministrazioni procedano lentamente può essere anche qui spiegato però con un generale calo di tensione”.

La campagna vaccinale dovrà ora riguardare in Italia in Abruzzo anche alle decine di migliaia di profughi provenienti dall’Ucraina.

“Queste persone che hanno così tanto sofferto e che hanno vissuto un dramma gigantesco devono essere accolte nel migliore dei modi. Una loro vaccinazione È fondamentale tenuto conto che in Ucraina il tasso di somministrazioni è stato molto basso, ed è stato utilizzato il vaccino Sputnik su cui non abbiamo certezze. Inoltre in queste drammatiche settimane i profughi hanno vissuto in situazioni di grande promiscuità e assembramento che come noto è la condizione ideale per il virus di circolare e contagiare”, spiega nell’intervista Grimaldi.

L’INTERVISTA