L’AQUILA – Ha lo sguardo da ‘cattivo ragazzo’, Elias, ma un cuore d’oro. Il fisico asciuttissimo e le mani ‘consumate’ sono prova lampante della sua grande passione: l’arrampicata.

È entrato da poco a far parte della Nazionale giovanile di arrampicata sportiva Elias Iagnemma, diciottenne di Barisciano – piccolo paese poco distante dall’Aquila – e non intende di certo fermarsi qui.

Gli allenamenti durissimi, la costanza e i tanti sacrifici lo hanno portato a raggiungere il gradino più alto del podio ai 
Campionati Italiani di categoria ad Arco (Trento), lo scorso giugno.

Meno di un mese fa, poi, sempre ad Arco, il privilegio di partecipare al Rock Master Festival, evento di grande prestigio che vede protagonisti arrampicatori di fama mondiale.

Quando hai cominciato a praticare questa disciplina?

Avevo 8 anni ed ero in Svizzera. Mio zio, Seleno Campagna, membro del Cas, il Club Alpino Svizzero, mi ha portato con sé su roccia. Da quel giorno è scattato qualcosa in me, qualcosa che non saprei neppure descrivere. So solo questo: tornato a L’Aquila ho iniziato ad arrampicare.

E poi?

Poi? Arrampicata, arrampicata ed ancora arrampicata fino al 2009. Il terremoto mi ha messo i bastoni tra le ruote, ma, a distanza di circa due anni, ho ricominciato e, da allora, non mi sono fermato più.

Con chi, dove ti alleni?

All’X-Dome Climbing Park, con Angelo Colaiuda. Angelo è una persona molto importante per me: un amico, prima di tutto, e un grande arrampicatore col quale confrontarmi. Da un anno a questa parte, però, sono seguito da Valerio Liberi e tesserato con “Anime Verticali” un’associazione sportiva di Ascoli, di cui Liberi è presidente. Valerio mi ha fatto crescere moltissimo: ci sentiamo più volte al giorno per poter pianificare al meglio i miei allenamenti.

Dicci qualcosa sull’arrampicata. Cos’è per te? Cosa ti dà?

Semplicemente, è il mio stile di vita. Mi ha regalato grandissime emozioni e davvero tante soddisfazioni, specialmente nell’ultimo anno. Sono infatti riuscito a salire itinerari di grande difficoltà nel boulder.

Hai parlato di ‘boulder’. So che è la tua specialità. Puoi spiegarci di cosa si tratta?

Il bouldering, anche detto ‘sassismo’, è una branca dell’arrampicata sportiva. Consiste nello scalare su massi la cui altezza può variare dai 2 ai 4 metri circa, senza utilizzare protezioni, salvo crash pad (speciali tappeti in gomma) da posizionare sotto al masso, al fine di attutire l’impatto in caso di caduta. Questa specialità richiede uno sforzo di breve  durata, ma di elevatissima intensità. Come i ‘100’ in atletica, per intenderci.

Qualche mese fa sei entrato a far parte della Nazionale Giovanile. Cosa hai provato?

Quel giorno lo ricordo come fosse oggi. Ero a Roma, all’École Verticale, per partecipare alla prima tappa di Coppa Italia Boulder. Lì c’era anche Christian Core, uno dei più grandi arrampicatori al mondo. Ero al settimo cielo. Insomma, avevo appena conosciuto Core! Poi, il rincaro della dose di emozioni: Valerio mi disse che presto avrei cominciato ad indossare anch’io la maglietta della Nazionale. Un sogno! 

E i campionati italiani?

Primo a pari merito con Michael Piccolruaz. Sono arrivato a quell’appuntamento molto scarico: una settimana prima della gara, infatti, mi ero infortunato ad un dito durante un allenamento. Non avevo grandi aspettative, ma, una volta iniziata la competizione, tutti i dolori sono svaniti. Ed è stato così che mi son ritrovato sul gradino più alto del podio. Esperienza indimenticabile.

Hai uno sponsor?

Sì. La Evo Climb mi fornisce vestiario, sacchetti per la magnesite e crash pad.

Meno di un mese fa l’evento degli eventi: il Rock Master. Che cosa si prova ad arrampicare assieme ad atleti di livello mondiale?

È stata senza dubbio una delle gare in cui mi sono divertito di più. Ho provato sensazioni mai provate prima di allora, non capita certo tutti i giorni di potersi confrontare con dei top climbers! Competizione strepitosa. Compagnia straordinaria.

Il tuo atleta preferito?

Non ho un atleta preferito: provo stima e ammirazione per tutti i grandi dell’arrampicata. Se proprio dovessi scegliere, però, ti direi Adam Ondra. Adam è semplicemente un ‘mostro’. 

Cosa vorresti fare da grande?

Entrare nel gruppo sportivo della polizia, poter gareggiare con la loro maglia e dedicare i prossimi anni della mia vita all’arrampicata.

Chi ti ha sostenuto di più in questi anni di duri allenamenti?

Mia madre e mio padre, senza dubbio. Sono loro a prendersi carico delle ingenti spese necessarie per le mie trasferte: non smetterò mai di ringraziarli per questo. E Katia, la mia ragazza. Lei mi è sempre stata accanto, mi ha sempre aiutato nei momenti più difficili.