L’AQUILA – Oltre al caso Pescara, città che non sarà rappresentata in Parlamento nel centrodestra, il giorno dopo la soffertissima presentazione delle liste fa un rumore assordante la totale esclusione della città dell’Aquila dalla partita elettorale nazionale del 24 e 25 febbraio prossimi.
Due città che, a dispetto del campanile, si ritrovano insieme in un destino negativo e proabilmente in una lotta comune.
Comuque, per il Popolo della libertà nazionale, riunito in conclave per giorni a Roma, e anche secondo i due coordinatori regionali, il senatore uscente Filippo Piccone, (capolista alla Camera) e il suo vice, l’altro senatore uscente Fabrizio Di Stefano, (al numero tre per Montecitorio), il capoluogo di Regione, colpito il 6 aprile 2009 dalla tragedia del terremoto, non merita una rappresentanza in Parlamento.
Un’esclusione sulla quale, paradossalmente, hanno messo la parola fine due insospettabili: Primo, Silvio Berlusconi, che come premier è stato molto presente all’Aquila nella delicata fase dell’emergenza. Secondo, l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l’abruzzese Gianni Letta, presenza fissa e di rilievo nei tavoli decisionali, molte volte in visita nel capoluogo, anche dopo la caduta del governo Berlusconi, per sottolineare l’azione di governo nelle varie fasi ma soprattutto sulla restituzione delle tasse sospese dopo il sisma al 40%.
Complice di questa grave vacatio anche il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, ex commissario per la ricostruzione, che pure domenica sera era insorto contro i vertici romani, minacciando di lasciare il partito, per sventare che sulle liste abruzzesi in posizione utile piombassero gli ex Italia dei valori Antonio Razzi (poi retrocesso al terzo posto al Senato) e Domenico Scilipoti.
Ottenendo poi l’ingresso del concittadino Paolo Tancredi, senatore uscente che nella legislatura al termine si è segnalato per un’attività concreta, inserito in extremis al secondo posto alla Camera dei deputati e dimenticando Pescara, città nella quale il Pdl è sceso in piazza, e appunto L’Aquila.
E da questo punto di vista è assordante il silenzio-assenso dei dirigenti (i pochi rimasti) del partito nel capoluogo, che pure si erano segnalati per il flop alle elezioni amministrative dell’Aquila dello scorso mese di maggio.
Si dirà che all’Aquila non c’erano candidati all’altezza e quindi papabili, e che a Pescara non è uscito il candidato perché non hanno trovato l’intesa il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, che ieri ha minacciato di voler votare per la lista civica “Rialzati Abruzzo” presente al Senato, e il consigliere regionale e capogruppo al comune dell’Aquila Lorenzo Sospiri, che ieri ha chiesto le dimissioni di Piccone e Di Stefano.
Tra gli aquilani il primo a parlare, sollecitato da AbruzzoWeb, è stato il giovane consigliere comunale e assessore provinciale Guido Liris, al settimo posto alla Camera, primo ed unico esponente aquilano, la cui adesione ha generato più di un interrogativo.
“Sul suo nome siamo stati bypassati”, ribatte infatti il coordinatore provinciale Alfonso Magliocco, pure lui chiamato da questo giornale, che accusa Chiodi, Piccone e Di Stefano di aver lasciato L’Aquila “abbandonata a se stessa” per difendere interessi personali.
Piccone dalla sua, chiamato da AbruzzoWeb, replica serafico ricordando che nei tavoli romani per le decisioni finali c’è sempre “poco confronto”. Risposta anche sulle proteste dell’Aquila, “sarà tutelata dagli eletti”, e di Pescara, “c’è stata poca compattezza”.
Durissimo l’ex coordinatore provinciale e attuale assessore regionale, Gianfranco Giuliante, per il quale è stato usato per le liste un metodo “impolitico, familistico, imbecille”. Addirittura Piccone viene paragonato a Jean-Bédel Bokassa, negli anni Settanta “imperatore cannibale” dell’attuale Repubblica Centrafricana, e per paradosso lodato il contestatissimo Razzi per aver accettato di essere in lista con lui!
Intanto in occasione del Consiglio regionale Tancredi ha incontrato Pagano per le prime prove di disgelo. “Ricucire gli strappi” la mission del senatore ricandidato alla Camera.
LIRIS: “NON SONO CONTENTO MA LOTTO NEL PARTITO, NON FUORI”
Liris spiega la sua decisione sottolineando che le ingiustizie si combattono da dentro il partito e non abbandonandolo.
“Come consigliere comunale e assessore ho dato la mia disponibilità, un atteggiamento necessario viste le responsabilità sul territorio. È evidente che non sono contento – chiarisce – di come è stata trattata L’Aquila, che meritava altri tipi di rappresentatività in posizioni utili. Soprattutto alla luce del tragico terremoto il capoluogo avrebbe meritato maggiore rispetto”.
“Ma anziché denunciare il tutto sbattendo la porta rivendico dall’interno una posizione migliore – continua – sono abituato alle battaglie da dentro. La causa sta nel fatto che la classe dirigente non ha peso negli ambienti che contano. Tutti insieme dobbiamo lavorare per avere udienza e rispetto negli ambienti che contano, dive si prendono le decisioni”.
Liris è convinto “che la soluzione non sia quella di non starci, ma di lottare da dentro. Sono stato sempre contrario a rinunciare a far parte di un partito e poi delle liste e andare altrove per protesta. Non mi appartiene la logica della fuoriuscita”.
Intanto, oggi nella seduta del Consiglio regionale a Pescara, il primo dopo la pausa per le festività e probabilmente l’ultimo prima ella elezioni, ci sarà l’occasione per molti esponenti politici, anche coloro che si sono scontrati, per fare sintesi.
Ci sarà anche Chiodi. Secondo quanto si è appreso ci dovrebbe essere una riunione per iniziare a porre le basi per il disgelo. Altrimenti alle elezioni sarà davvero una debacle clamorosa.
MAGLIOCCO: ”BYPASSATI SU LIRIS, L’AQUILA ABBANDONATA”
“Un nome non indicato dal nostro coordinamento territoriale, che è stato bypassato”.
Così, sollecitato da AbruzzoWeb, tuona il responsabile della federazione L’Aquila-Sulmona, Alfonso Magliocco, parlando del primo e unico aquilano in corsa per l’elezione alla Camera nel Popolo della libertà: Guido Liris, posizionato settimo, con nessuna possibilità di essere eletto.
“È stato utilizzato un metodo inaccettabile – aggiunge Magliocco – Dopo il blitz romano abbiamo assistito a quello abruzzese, in tutto e per tutto identico: in tre si sono giocati una partita in solitaria sulla pelle di tutti gli altri”.
Il riferimento è al presidente della Regione, Gianni Chiodi, al leader regionale del partito, il senatore Filippo Piccone, e al suo vice e collega a palazzo Madama, Fabrizio Di Stefano, che hanno seguito in prima persona le trattative con Roma, gli ultimi due spuntando altrettanto seggi sicuri alla Camera, dove sono al numero uno e tre.
“Si sono aggiustati i fatti loro, senza comunicare nulla né a Pescara né a noi – sottolinea Magliocco – infatti se si guardano le liste alla Camera ci sono due celanesi, perché Massimo Verrecchia (quarto, ndr) è di Avezzano ma celanese per ‘emanazione’, due chietini e due teramani, mi sarei aspettato che almeno il quarto e il quinto posto fossero assegnati ai coordinamenti dell’Aquila e di Pescara”.
Se questo significherà un disimpegno dalla campagna elettorale, come dichiarato da autorevoli esponenti del Pdl pescarese, vedi il presidente dell’Emiciclo, Nazario Pagano, che ha dichiarato il suo sostegno al movimento Rialzati Abruzzo dell’assessore regionale Carlo Masci, presente però solo al Senato, il consigliere regionale Lorenzo Sospiri, e il presidente della Provincia, Guerino Testa, è ancora da verificare.
“Sono contrario alle reazioni di pancia – spiega Magliocco – ma vogliamo anche spiegazioni plausibili, per questo chiediamo una convocazione urgente della segreteria regionale, se ci verranno forniti elementi chiari, bene, altrimenti il coordinamento dell’Aquila deciderà di conseguenza”.
“L’Aquila è un’emergenza nazionale, per la quale si è battuto molto il governo di Silvio Berlusconi, e adesso il Pdl decide di abbandonarla a se stessa, lasciandola senza rappresentanti in parlamento – prosegue – il rischio è che il Partito democratico, che ha messo in piedi una gigantesca campagna mediatica sul terremoto, abbia campo libero”. (pi.bi.)
PICCONE: ”L’AQUILA SARA’ TUTELATA, PESCARA POCO COMPATTA”
“Purtroppo la composizione delle liste non è mai un passaggio semplice, sono un terno al lotto, i tavoli nazionali dove si prendono le decisioni non danno grandi possibilità di confronto”.
Serafico il coordinatore regionale del Popolo della libertà Filippo Piccone, interpellato da AbruzzoWeb dopo le insurrezioni di Pescara prima e L’Aquila poi per come sono state composte le liste in vista delle prossime elezioni politiche.
In relazione alle proteste, Piccone ammette che “il Pdl perde un’occasione rispetto alle esigenze del capoluogo”, ma prende anche l’impegno di “tutelare con i fatti la città attraverso i futuri eletti”.
Rispetto a Pescara, invece, Piccone dice che “erano stati offerti posti ai dirigenti locali, ma nel gruppo c’è stata poca compattezza e si è innescata una corsa ‘ad escludendum'”. (pi.bi.)
GIULIANTE: ”METODO IMBECILLE PER LISTE, PICCONE COME BOKASSA”
“Si è consumato uno dei più squallidi spettacoli che la politica si è regalata negli ultimi tempi. Dopo aver protestato per le scelte illogiche che il tavolo romano voleva imporre all’Abruzzo, il tavolo abruzzese ha utilizzato per ‘ciò che è avanzato’ lo stesso metodo”.
Lo denuncia in una nota l’ex coordinatore provinciale aquilano del Popolo della libertà Gianfranco Giuliante, intervenendo sulla composizione delle liste Pdl in vista delle prossime elezioni Politiche, il primo dal capoluogo a intervenire autonomamente.
“Impolitico, familistico, imbecille! – sbotta – A nessuno sarebbe mai venuto in mente di inserire nei primi 6 posti alla camera, due marsicani, due teramani e due chietini, lasciando scoperto tutto il resto del territorio regionale”.
“Fuori L’Aquila e Pescara… Una scelta che nel contempo punisce il centrodestra e pompa candidature altre, aquilane e pescaresi, fino a ieri contigue al centrodestra e oggi emigrate altrove”, contesta Giuliante.
“Controcorrente voglio fare l’elogio di Razzi per lo stile, il contegno, la moderazione che è riuscito a dimostrare senza protesta alcuna – conclude – nonostante gli avessero comunicato che sarebbe stato in lista insieme a Bocassa, alias Piccone… Uomini di altri tempi!”.
Il riferimento di Giuliante è a Jean-Bédel Bokassa, negli anni Settanta “imperatore cannibale” dell’attuale Repubblica Centrafricana. Un paragone non certo benevolo verso Filippo Piccone.
TANCREDI INCONTRA PAGANO, ”RICUCIRE GLI STRAPPI”
Prove di disgelo oggi nella seduta del Consiglio regionale a Pescara in seno al centrodestra abruzzese, profondamente dialniato dalle scelte sulle candidature alle prossime elezioni politiche.
Il senatore uscente Paolo Tancredi, al terzo posto alla Camera, ha incontrato il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, uno degli esponenti pidiellini più delusi dalle scelte fatte a Roma dopo essere stato egli stesso in lizza per una candidatura.
Dopo l’ufficializzazione delle liste, Pagano si è detto pronto a votare al Senato la civica Rialzati Abruzzo per protestare contro l’esclusione del territorio pescarese dalla partita elettorale che avrà come conseguenza l’assenza, dopo vent’anni, di un parlamentare della città adriatica.
“È una situazione che ha qualche ragion d’essere – ammette Tancredi – soprattutto subito dopo l’ufficializzazione delle liste il clima è sempre teso. In questo caso qualche superficialità c’è stata, ora bisogna riportare al centro la politica”.
Secondo Tancredi, “abbiamo cominciato da oggi una operazione per ricucire gli strappi e ricompattare il partito”.
Durante la seduta del Consiglio, la prima dopo le festività di Natale e fine anno e, probabilmente, l’ultima prima dello stop per la campagna elettorale, ci sono stati altri contatti tra i molti delusi del Pdl e i vertici regionali del partito.





