TERAMO – Si affilano le armi, a poche ore dalla scadenza del termine per gli apparentamenti, in vista del ballottaggio a Teramo del 24 giugno prossimo, nel quale i cittadini saranno chiamati nuovamente alle urne per scegliere il sindaco, che avrà il compito di guidare la città per i prossimi 5 anni.

A contendersi la poltrona saranno Giandonato Morra del centrodestra, che al primo turno ha ottenuto il 34,6 per cento, pari a 10.638 voti, e Gianguido D’Alberto a capo della coalizione tra Partito democratico e liste civiche, costretto ad inseguire partendo dal 21,1 per cento, pari a 6.492 voti.

Di apparentamenti nessuno vuol sentir parlare, eppure al di là delle dichiarazioni ufficiali, i rumors in queste ore registrano vari “corteggiamenti” nei confronti dei candidati sindaci e consiglieri, ormai fuori dai giochi.

Gianluca Zelli, coordinatore regionale di Azione Politica, civica che nel primo turno alle amministrative di Teramo ha sostenuto il candidato sindaco Mauro Di Dalmazio, nei giorni scorsi ha dichiarato: “Siamo convinti che il mancato accordo su Teramo sia dovuto esclusivamente alle individualità e agli individualismi e non certo a contrasti sui valori e sulla città che vogliamo. Il dato si evidenzia ancora di più dopo le dichiarazioni di apertura della Lega, che si dimostra, ancora una volta, il partito più lucido nelle analisi delle dinamiche cittadine. Teramo merita il meglio e non di essere fiaccata dal vecchio sistema delle mogli, dei mariti e dei segretari. Più rispetto per gli elettori”.

Zelli, ha anche sottolineato che “il dato incontrovertibile è che il centrodestra avrebbe potuto vincere al primo turno. Se, ed evidentemente così non è stato, avesse saputo superare il limite dell’insicurezza che lo ha convinto a negare il rinnovamento e a proporre un parterre di candidati già visti, già sperimentati, agganciati a un sistema partitico in declino”.

E proprio a queste esternazioni, oggi pomeriggio, ha voluto ribattere in una nota, Giacomo D’Ignazio, vice coordinatore provinciale di Teramo di Forza Italia. “Appaiono stucchevoli, ma al tempo stesso ci danno la misura della fragilità politica del centrosinistra, le accuse che i supporter di Gianguido D’Alberto, rivolgono alla coalizione di Giandonato Morra circa il fatto che egli possa riproporre volti del passato nel suo esecutivo. E non a caso, in questi ultimi scorci di campagna elettorale, usiamo il termine supporter per Gianguido e coalizione per Morra. Supporter poiché D’Alberto è sostenuto da tante entità che, in queste ore, pensano solo a condurre una campagna elettorale individuale perdendo di vista il progetto comune. Tant’è che questo progetto, se esiste, non lo abbiamo capito noi e neanche i cittadini”, ha spiegato.

Una lotta senza esclusione di colpi dunque, a pochi giorni dal secondo turno, con un D’Ignazio che punta i piedi e non ci sta ad assistere passivamente alle accuse del centrosinistra, che rimanda al mittente.

“Se fossimo nel candidato del centrosinistra preferiremmo soffermarci, infatti, sulla disaggregazione e sulla litigiosità, questi sì come il modello Maurizio Brucchi, che i promotori delle sue liste stanno offrendo in questo momento agli elettori e gli scontri tra gli ispiratori delle sue liste sull’Izs ne sono una prova, piuttosto che sulla riproposizione di accuse di ricalco del Modello Teramo”, ha aggiunto.

“Accuse che non solo non corrispondono al vero visto che noi con i numeri abbiamo dimostrato anche l’ingresso di 12 nuovi consiglieri, ma che peraltro non hanno funzionato come argomentazioni nemmeno al primo turno, visti i 14 punti di distacco in favore di Morra. I cittadini nel nostro progetto hanno riconosciuto una coalizione granitica, noi sì, e capace di rinnovarsi e hanno dimostrato di non voler premiare la confusione di dichiarazioni scomposte, estemporanee, e contraddittorie che animano gli ispiratori delle liste pro D’Alberto che altro non sono che una sommatoria azzardata di tante anime senza ispirazione politica e di prospettiva comune. D’Alberto, e ancor di più i suoi sostenitori, farebbero bene a spiegare ai cittadini cosa li tiene insieme, quale progetto comune condividono, senza nascondersi dietro alla semplificazione riduttiva come un ritornello secondo il quale il gruppo di Morra sarebbe un’appendice del passato. Per poter ricostruire bisognerebbe prima indicare una direzione comune che dietro D’Alberto facciamo fatica a intravedere”, ha scritto ancora il forzista.

“Ci dicano cosa vogliono costruire, quale visione hanno della città , invece di chiedere solo un voto in rottura su un passato che abbiamo dimostrato non esistere più. Piuttosto ci dica D’Alberto come pensa di evitare in modo speculare le stesse accuse visto che non basta mettere sotto il tappeto i voti di Flavio Bartolini, Alberto Melarangelo, Maurizio Verna, Vincenzo Cipolletti, Giovanni Luzii, senza voler entrare nel merito dei suoi azionisti di maggioranza che la dicono lunga sulla capacità di rinnovamento e sul civismo di D’Alberto che assomiglia molto a quello di Sandro Mariani e del presidente e senatore del Pd Luciano D’Alfonso. Pd, supporters e tifosi scendano dalla cattedra e si misurino sul versante degli obiettivi e della coesione che noi abbiamo già dimostrato di avere evitandoci, almeno in questi ultimi giorni, cadute di stile, offese, attacchi personali e contribuendo ad una campagna di sereno confronto e senza inutili nervosismi, per la città. Giandonato Morra sarà il sindaco di tutti”, ha concluso D’Ignazio.

Intanto il candidato sindaco Gianguido D’Alberto ha lanciato un appello a tutte le forze civiche: “Un voto per chiudere definitivamente con il passato, con chi in questi anni ha distrutto Teramo. A prescindere dall’apertura ai competitors della prima ora sui programmi, rifuggendo in ogni caso accordi che prefigurino scambi di poltrone – sottolinea D’Alberto – voglio rivolgermi in questo momento soprattutto ai cittadini, alle associazioni, alle categorie professionali, chiamando tutti a raccolta in quella che è una vera e propria battaglia per liberare Teramo da quel sistema di potere che si sta riproponendo esattamente uguale a prima. Tanto che nei giorni scorsi Paolo Gatti, nel presentare tra i volti nuovi anche i consiglieri surrogati, aveva di fatto già messo la propria firma sull’eventuale giunta Morra, proprio come accaduto in passato con l’amministrazione Brucchi. E la situazione non cambierebbe nemmeno in caso di accordi con altre liste”.

Nell’invitare cittadini, associazioni, ordini professionali ad una vera e propria mobilitazione “sull’unico progetto di cambiamento” per Teramo, D’Alberto ha sottolineato come la sfida per il ballottaggio non si riduca, e non si possa ridurre, ad una mera sommatoria di voti o di forze.

“L’unica vittoria è quella di riuscire a coinvolgere la città, tutta, sullo spirito del nostro programma – conclude D’Alberto – Un progetto civico che nasce dal basso, da un confronto col territorio che parte da lontano, e che si gioca su una totale ripianificazione di tutti gli ambiti della nostra vita. Dai servizi alla persona alla macchina amministrativa, dal ridare dignità alle frazioni con interventi che rispondano alle diverse problematiche ad una rivisitazione della Team che ne valorizzi le risorse e restituisca ai cittadini una società in salute ed efficiente a fronte di una tariffa puntuale e non in costante crescita. Ed è per questo che nel rivolgermi ai cittadini li invito ad unirsi a noi in una battaglia di civiltà. Insieme Possiamo”, ha spiegato.

In questo botta e risposta tramite comunicati, infine, non è mancata una “stoccata” al centrosinistra da parte di Marilena Rossi coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Teramo.

“Le dichiarazioni di Gianguido D’Alberto, dei suoi candidati e degli uomini del Pd che lo sostengono sono un’offesa all’intelligenza dei teramani. D’Alberto, già capogruppo del Partito democratico in consiglio comunale, della cui attività i cittadini teramani non hanno un gran ricordo, parla di rinnovamento dopo essere uscito dalla porta del Pd per poi rientrare dalla finestra in questa tornata elettorale. D’Alberto parla di rinnovamento ed in caso di vittoria avrà eletti che hanno un passato nelle file di Forza Italia e quindi del centrodestra. Un ex assessore della prima giunta Brucchi sollevato dall’incarico dopo 6 mesi dall’insediamento con nomina in un importante ente; un ex candidato consigliere nelle liste di Forza Italia il cui risultato elettorale si fa fatica a ricordare, mentore di una lista di appoggio al Pd che ha sempre dichiarato impresentabile; un ex assistente parlamentare di un esponente di Forza Italia che ha compiuto la maturazione politica con la candidatura alle elezioni provinciali nella lista del Pdl, senza essere eletto, in un collegio dove il centrodestra esprimeva il consigliere anche quando perdeva”, ha scritto in una nota.

“Potremmo continuare, dicendo che D’Alberto è espressione di quel Partito Democratico bocciato sonoramente nelle ultime elezioni politiche. Potremmo continuare dicendo che D’Alberto è tenuto a battesimo da Luciano D’Alfonso, Dino Pepe, Mariani via discorrendo che hanno prodotto la bocciatura alle ultime elezioni politiche in Abruzzo. Se questo è il rinnovamento, un’accozzaglia di liste che nulla hanno in comune se non la smania di potere e l’odio politico per una parte del centrodestra, da cui hanno attinto anche incarichi, allora riteniamo che noi non siamo quel rinnovamento che D’Alberto professa”, ha concluso la Rossi.