PESCARA – La rivolta innescata dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, ieri a Roma e sostenuta anche da consiglieri e assessori regionali oltre che da sindaci del centrodestra, ha sventato la presenza di Scilipoti e ha sortito l’effetto di retrocedere in posizione non utile Antonio Razzi (quarto al Senato).
Ma ha spaccato profondamente un partito, il Popolo della libertà, che già era bello che diviso.
A creare il caos e il rischio di scissioni è stata l’assenza di un parlamentare pescarese in posizione utile nella rimodulazione delle liste dalle quali, per la verità, manca anche un aquilano.
Ma mentre dall’Aquila, all’atto dell’ufficializzazione delle candidature, le bocche sono rimaste cucite, una vera e propria rivolta si è scatenata a Pescara.
A scendere sul sentiero di guerra nomi pesanti come il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, aspiranti a una candidatura, che si è detto pronto a lasciare il partito per la lista civica “Rialzati Abruzzo”, che però clamorosamente non ha presentato nulla in Corte d’Appello.
Assieme a lui, a insorgere il consigliere regionale e capogruppo pidiellino al Comune di Pescara, Lorenzo Sospiri, e il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa.
Destinatari degli strali, oltre che i vertici nazionali, anche il presidente Chiodi, che ha incarnato i panni del leader in Abruzzo e che solo ieri sembrava il salvatore della patria, e i due coordinatori regionali, il senatore uscente Filippo Piccone (capolista alla Camera) e il suo vice, il senatore uscente Fabrizio Di Stefano (al terzo posto alla Camera).
Sospiri, nipote dello storico parlamentare di Alleanza nazionale Nino, ha chiesto le dimissioni dei due coordinatori che per lui “hanno fatto prevalere prima le correnti e poi gli interessi dei territori”, attaccando anche Chiodi accusato di “essersi indignato solo fino all’ottenimento della candidatura sicura del suo concittadino teramano Paolo Tancredi, peraltro sacrosanta”, quest’ultimo senatore uscente e numero due alla Camera.
In quanto a Pagano, nel pomeriggio ha prima denunciato l’assenza di un parlamentare a Pescara dopo vent’anni, poi, all’ufficializzazione dei giochi, ha sottolineato di aver “preso atto delle liste parlamentari del Pdl in Abruzzo che oltre al dato politico insoddisfacente, rappresentano uno sfregio per Pescara e la sua provincia”.
“Mi riservo nelle prossime ore di valutare la mia permanenza nel partito e nel gruppo consiliare alla Regione Abruzzo. Tuttavia, posso annunciare sin da stasera che – conclude Pagano – il mio impegno elettorale e quello di tanti amici che da tempo condividono un percorso politico chiaro e trasparente per Pescara e l’Abruzzo, si tramuterà nel voto dichiarato e convinto a favore della lista Rialzati Abruzzo al Senato”.
Per Testa, le decisioni sull’Abruzzo, sono “una sorta di harakiri incomprensibile che inevitabilmente mi porta a dissociarmi dalle pratiche seguite”.
“Sono certo di parlare a nome di tanti pescaresi cioè tutti coloro che sono fuori dalle stanze della politica e avrebbero voluto e votato liste con candidati locali, rappresentanti di un territorio popoloso e produttivo che non merita umiliazioni simili”.
“Tagliare fuori Pescara pochi mesi prima delle regionali, tra l’altro, non ha niente di lungimirante”, ha concluso Testa.
Chiodi, Piccone e Di Stefano? Fino a questa sera sono rimasti in silenzio.






