L’AQUILA – “Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, un azzeccagarbugli alla ricerca di ogni appiglio burocratico pur di rimanere con i piedi in due staffe, dovrebbe dimettersi immediatamente dopo la proclamazione degli eletti, liberando l’Abruzzo dalla sua asfissiante presenza”.

Lo dice in una nota il consigliere regionale del Movimento cinque stelle, Domenico Pettinari.

“Anche oggi gli esponenti nazionali e locali del Partito democratico fanno a gara per indicare nel presidente di Regione Abruzzo come una delle maggiori cause della cocente sconfitta elettorale – aggiunge – Non fanno il suo nome esplicitamente, ma ne forniscono una descrizione inequivocabile: Matteo Renzi, sul Corriere della Sera, si lamenta di coloro che, durante la campagna elettorale, ‘non hanno neanche proposto il voto sul simbolo del Pd, ma solo sulla loro persona’, il presidente provinciale del Pd aquilano, Pietro Di Stefano, su Il Messaggero, che accusa chi ha preso le decisioni ‘tra Roma e Pescara’. Certo, le cause del tracollo elettorale dei democratici in tutte le regioni sono molte altre e molto più gravi, ma altrettante sono le buone ragioni per le quali D’Alfonso dovrebbe dimettersi immediatamente”.

In particolare, il penta stellato indica “quattro  buoni motivi” per i quali il presidente dovrebbe dimettersi. “Il primo, più evidente motivo è appunto che, avendo così fortemente personalizzato il voto nel corso della campagna elettorale, un po’ come fece Renzi con il referendum, gli abruzzesi hanno voluto dire no soprattutto al presidente D’Alfonso, facendo riscontrare alla coalizione centrosinistra una delle percentuali più basse di tutta Italia, quasi il 5 per cento in meno della già catastroficamente bassa media nazionale”, prosegue.

“Secondo, consequenziale, motivo è che gli abruzzesi hanno sonoramente bocciato anche il bilancio della sua amministrazione regionale, fatta di ospedali pubblici depotenziati in nome del risparmio; di 88 milioni di fondi europei rimasti inutilizzati, facendo registrare all’Abruzzo la peggiore performance tra le regioni italiane per il terzo anno consecutivo; di fumosi Masterplan, dove si distribuiscono milioni a infrastrutture con la facilità con quale si spartiscono le noccioline, senza però dare alcuna certezza sul rientro degli investimenti alle casse già mezze disastrate dei piccoli Comuni”, spiega Pettinari.

“Terzo motivo: l’Abruzzo non ha bisogno che il D’Alfonso si reinventi nuovamente come un azzeccagarbugli alla ricerca di ogni appiglio burocratico pur di rimanere con i piedi in due staffe, confermando solo di aver caro solo il suo interesse personale e non quello della Regione, che tanto male ha amministrato in questi quattro anni – sottolinea – Per altro abbiamo già visto D’Alfonso all’opera in qualità di azzeccagarbugli, quando da presidente della Regione, per meri motivi di calcolo politico e fame di poltrone, ha procrastinato ‘sine die’ la nascita della ‘Grande Pescara’, anche allora tradendo la stragrande volontà degli elettori espressasi a favore con un referendum. Alla prima occasione utile, ossia le recenti elezioni dove si è presentato come candidato di grido del Pd, i cittadini pescaresi gli hanno dato il ben servito anche per questo”.  

Quarto, “ma non ultimo motivo, è che l’Abruzzo può far bene a meno di un presidente di Regione che goda anche dell’immunità conferitagli dallo stato giuridico di senatore, della quale potrà godere subito dopo la proclamazione degli eletti – dichiara ancora Pettinari – D’Alfonso, infatti, senza alcun imbarazzo, in qualità di Presidente della Regione ha più volte rivendicato con orgoglio la sua personale interpretazione del concetto di legalità in nome del suo supposto efficientismo e il suo iper attivismo: ossia che ‘la regola va piegata all’interesse generale’. Il neo senatore, quindi, sembra non conoscere il principio fondante di uno Stato di diritto, secondo il quale la norma viene approvata nell’interesse generale. E se così non fosse, il rappresentate politico, in qualità di legislatore, ha sempre la facoltà di cambiare la norma. Altrimenti saremmo alla tirannia”. 

L’Abruzzo non può permettersi di rimanere ulteriormente ostaggio del presidente-senatore: un D’Alfonso incapace di mantenere le promesse di ‘coccole agli abruzzesi’, quando operava full time, immaginiamoci cosa potrà combinare ora a mezzo servizio”, conclude il consigliere regionale.