L’AQUILA – “Un nome non indicato dal nostro coordinamento territoriale, che è stato bypassato”.

Così, sollecitato da AbruzzoWeb, tuona il responsabile della federazione L’Aquila-Sulmona, Alfonso Magliocco, parlando del primo e unico aquilano in corsa per l’elezione alla Camera nel Popolo della libertà: Guido Liris, posizionato settimo, con nessuna possibilità di essere eletto.

“È stato utilizzato un metodo inaccettabile – aggiunge Magliocco – Dopo il blitz romano abbiamo assistito a quello abruzzese, in tutto e per tutto identico: in tre si sono giocati una partita in solitaria sulla pelle di tutti gli altri”.

Il riferimento è al presidente della Regione, Gianni Chiodi, al leader regionale del partito, il senatore Filippo Piccone, e al suo vice e collega a palazzo Madama, Fabrizio Di Stefano, che hanno seguito in prima persona le trattative con Roma, gli ultimi due spuntando altrettanto seggi sicuri alla Camera, dove sono al numero uno e tre.

“Si sono aggiustati i fatti loro, senza comunicare nulla né a Pescara né a noi – sottolinea Magliocco – infatti se si guardano le liste alla Camera ci sono due celanesi, perché Massimo Verrecchia (quarto, ndr) è di Avezzano ma celanese per ‘emanazione’, due chietini e due teramani, mi sarei aspettato che almeno il quarto e il quinto posto fossero assegnati ai coordinamenti dell’Aquila e di Pescara”.

Se questo significherà un disimpegno dalla campagna elettorale, come dichiarato da autorevoli esponenti del Pdl pescarese, vedi il presidente dell’Emiciclo, Nazario Pagano, che ha dichiarato il suo sostegno al movimento Rialzati Abruzzo dell’assessore regionale Carlo Masci, presente però solo al Senato, il consigliere regionale Lorenzo Sospiri, e il presidente della Provincia, Guerino Testa, è ancora da verificare.

“Sono contrario alle reazioni di pancia – spiega Magliocco – ma vogliamo anche spiegazioni plausibili, per questo chiediamo una convocazione urgente della segreteria regionale, se ci verranno forniti elementi chiari, bene, altrimenti il coordinamento dell’Aquila deciderà di conseguenza”.

“L’Aquila è un’emergenza nazionale, per la quale si è battuto molto il governo di Silvio Berlusconi, e adesso il Pdl decide di abbandonarla a se stessa, lasciandola senza rappresentanti in parlamento – prosegue – il rischio è che il Partito democratico, che ha messo in piedi una gigantesca campagna mediatica sul terremoto, abbia campo libero”. (pi.bi.)