L’AQUILA – Votare in casa? Si può, almeno a Camarda, frazione dell’Aquila, dove il seggio elettorale ha trovato ospitalità in un alloggio del progetto C.a.s.e., le abitazioni realizzate dopo il sisma per accogliere gli sfollati.
Immaginabile lo stupore degli scrutatori quando, arrivati per allestire schede, urne e cabine, si sono visti aprire una casa dei complessi antisismici, anche molto grande, di quelle che una famiglia numerosa, in genere, può solo sognare, tanto più nell’Aquila del post-terremoto.
Salotto con balcone, due bagni, una camera da letto, una stanza spoglia dove c’è il seggio e un’altra chiusa a chiave. Un appartamento al secondo piano, nuovissimo: pulito, coperte arrotolate sui letti, nessun oggetto di arredamento né vasellame in cucina e una libreria vuota.
È comprensibile che il Comune abbia dovuto fare di necessità virtù, visto che la maggior parte dei locali che ospitavano i seggi prima del 6 aprile 2009 sono inagibili, ma la cosa è certamente singolare.
Così come viene da chiedersi da quanto tempo l’alloggio sia nella disponibilità dell’ente e perché non sia stato assegnato a qualcuno che, magari, ne avrebbe bisogno.





