L’AQUILA – “La nostra esperienza è a disposizione di una coalizione sociale popolare che vada oltre Appello per L’Aquila e L’Aquila che vogliamo, ma accolga anche associazioni, singoli e altri gruppi che intendono portare avanti delle tematiche fuori dagli schieramenti di centrodestra e centrosinistra. Speriamo sia di comporre più liste sia di superare il risultato del 2012 che fu, sommate le tre liste, di circa l’11%”.

Così ai microfoni di AbruzzoWeb il consigliere comunale dell’Aquila uscente Ettore Di Cesare presenta la nuova era dei movimenti civici che hanno unito le loro esperienze in aula creando il gruppo Appello per L’Aquila che vogliamo in cui figura assieme a Vincenzo Vittorini, candidato sindaco in solitaria proprio come lui cinque anni fa.

Un’era, quella del movimentismo cittadino, che, per Di Cesare, non si è chiusa con il tramonto dell’era delle “carriole” o dell’assemblea cittadina nel tendone di piazza Duomo, ma si è evoluta e prosegue tuttora.

“Anche in anni recenti ci sono stati movimenti importanti, penso a quelli sul progetto C.a.s.e., sul Gran Sasso, sul no alle biomasse – fa notare – La cittadinanza attiva c’è sempre e, soprattutto, inaspettatamente e non incoraggiata dalle istituzioni, c’è stata un’esplosione di associazionismo, di persone che operano nella cultura, nel sociale e nello sport. Noi ci rivolgiamo a loro, ci piacerebbe lavorare insieme e lo stiamo già facendo”.

Una parola è importante per gli “appellini” che verranno, la discontinuità con l’ultimo decennio e l’ultimo mandato in particolare: ecco perché, conferma Di Cesare, è stato troncato il discorso aperto con l’attuale vice sindaco, Nicola Trifuoggi, che vorrebbe smarcarsi dal centrosinistra.

“La nostra unica aspirazione riguarda il fatto che vorremmo accogliere e poi procedere insieme a tutti quelli che credono nel bisogno di una discontinuità – spiega il consigliere – Anche chi ha partecipato al centrosinistra potrebbe aver maturato questa convinzione, ma se ha senso come parola, è certo che la discontinuità non può essere incarnata dalla persona stessa che ha fatto parte della Giunta, sennò prendiamo in giro gli elettori”.

Quanto all’aspirante sindaco di questa formazione, “ci sarà un candidato o una candidata, i problemi di altri non li abbiamo perché non abbiamo ambizioni personali e ci sono tante persone valide. Sceglieremo la persona più adatta a rappresentare il nuovo corso – taglia corto – Con Vincenzo c’è sintonia totale, oltre che stima e affetto, siamo a disposizione e decideremo insieme il contributo che potremo dare”.

Alcuni paletti sulla corsa elettorale sono già fissati e confermati rispetto a 5 anni fa: “Gli apparentamenti al secondo turno sono esclusi, è più onesto allearsi al primo turno, ma comunque lo escludiamo”.

È anche l’occasione per un rapido bilancio. Di Cesare riconosce che “si può sempre fare di più, ma siamo soddisfatti perché abbiamo portato risultati. Quando siamo entrati in Consiglio – ricorda – a bilancio per la protezione civile c’erano 5 mila euro. Con le nostre battaglie sono state tolte le deleghe all’ex vice sindaco Roberto Riga e abbiamo tanto martellato che oggi abbiamo un piano di protezione civile, che anche noi abbiamo votato, perché non mazzoliamo solo”.

Sulla ricostruzione, “è un’ingiustizia che si rifacciano le quinte, seste e settime case all’Aquila mentre le prime nelle frazioni stanno ferme. Sembra una ricostruzione classista – sbotta – Quella pubblica, poi, è tutta ferma e non te la puoi prendere con Roma: abbiamo 35 milioni fermi da 3 anni per la sede del Comune e continuiamo a pagare 1 milione di affitti all’anno, abbiamo 48 milioni per le scuole fermi perché il Comune non riesce a fare progetti e paghiamo 1 milione all’anno per la manutenzione dei Musp, abbiamo fermi non si sa più quanti soldi per lo sviluppo del Gran Sasso e poi gli impianti restano chiusi”.

Una delle più accanite battaglie, ancora aperta, è quella sull’Aeroporto dei Parchi “Giuliana Tamburro” di Preturo, che ha visto naufragare malamente la scommessa dell’amministrazione Cialente in tandem con la società di gestione Xpress di renderlo uno scalo commerciale, tra tratte fallite e inchieste giudiziarie.

“Oggi l’aeroporto è chiuso, la licenza è stata ritirata dall’Enac, ci sono rinvii a giudizio, quindi si è già processo, perché abbiamo dato a un gestore l’aeroporto e ci ritroviamo una discarica abusiva mentre il Comune sta richiedendo 90 mila euro di danni per la bonifica – riassume Di Cesare – È incredibile che non si riesca ancora a rompere e chiudere la convenzione con il privato: sarà la nostra ultima battaglia nei prossimi mesi e la porteremo a compimento”.