L’AQUILA – Dopo il patatrac delle primarie aquilane del centrodestra e la candidatura a sindaco in solitaria di Luigi D’Eramo, La Destra perde due pezzi: il coordinatore provinciale Pierluigi Cosenza e l’esponente Sabrina Cicogna, compagni nella vita, hanno lasciato il partito storaciano.
Diversi gli intendimenti: la dottoressa primario di Cardiologia sceglie Pierluigi Properzi, con cui la coppia ha legami familiari, anche se afferma di non volersi candidare.
Lo pneumologo dirigente della Asl numero 1, invece, vuol restare completamente fuori dal gran ballo delle amministrative.
“È una delle poche volte in cui ho mollato un incarico – spiega ridendo Cosenza ad AbruzzoWeb, prima di tornare subito serio – Significa che la misura è veramente colma. Male ho fatto a cominciare, bene ho fatto a uscire”.
Cosenza non ce l’ha con il segretario regionale e candidato unico alle primarie-farsa, Luigi D’Eramo, cui pure non risparmia una stilettata.
“D’Eramo – spiega – è perfettamente consono alla realtà quotidiana, non sto in polemica con lui. Non è più una politica che mi appartiene, non ho niente in particolare contro la Destra”.
Quanto al momento politico, “non mi è piaciuta la pubblicità che c’è stata, non mi piace che ci siano sette candidati sindaci quando invece ce ne voleva uno solo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il gran casino delle primarie”.
“A maggiore – conclude – resterò a guardare queste elezioni dal balcone, tanto non ne può venir fuori nulla di buono. Il meno peggio? È Angelo Mancini”.
La Cicogna, invece, vede bene Properzi. “È un candidato ideale – afferma – se hai la gamba rotta ti serve un ortopedico. Prima si sostenerlo, però, voglio vedere il programma (sarà presentato domani, ndr), voglio capire cosa vuole fare da urbanista. Le ideologie passano in secondo piano. Candidarmi io? No, perché io non lo so fare”.
Sulle primarie, “di per sè molto giuste e molto belle, mi pare che siano state travisate e trasformate in un regolamento di conti. Sarebbero state primarie molto cattivo, la mia impressione è che si stessero organizzando rivalse”. Quella di D’Eramo su Giuliante? “Non solo, dico in generale”.
“La campagna elettorale – conclude – andava impostata su toni molto più bassi, mi sono piaciuti Massimo Cialente e Vittorio Festuccia, avranno speso 800 euro in due. Invece al centrodestra mancavano solo le majorette”. (s.cas. – alb.or.)






